Fritz Walter: il capitano della rinascita
Capitano simbolo della Germania del dopoguerra: fedele al Kaiserslautern per tutta la carriera, sopravvisse alla prigionia grazie al calcio e sollevò il Mondiale del 1954 a Berna.
Capitano simbolo della Germania del dopoguerra: fedele al Kaiserslautern per tutta la carriera, sopravvisse alla prigionia grazie al calcio e sollevò il Mondiale del 1954 a Berna.
Un fuoriclasse nato nel momento sbagliato: dribbling e classe pura, idolo di Cruijff, capace di incantare San Siro e il Mestalla senza mai vincere nulla di grande.
Pasolini raccontava il calcio come un vero linguaggio, distinguendo un “calcio di prosa” europeo e un “calcio di poesia” sudamericano, con il gol come momento di pura folgorazione poetica.
Lo zingaro del pallone: un centrocampista jugoslavo diventato commissario tecnico in cinque continenti, capace di portare cinque nazionali diverse a cinque Mondiali consecutivi, un record unico nella storia del calcio.
Brera, che diede vita a uno stile giornalistico innovativo e moderno, ebbe il merito di introdurre numerosi neologismi, tuttora utilizzati in ambito sportivo e non.
Cervello del centrocampo che vinse il Mondiale 1978, portò l’Argentina a Londra e visse la guerra delle Malvine da dentro gli spogliatoi del Tottenham.
Fino a 40 anni si era disinteressato di calcio e anzi derideva “quei matti che vanno alla partita”. Diventato presidente nel 1968, puntò subito verso traguardi ambiziosi. E li raggiunse tutti.
Jairzinho: potenza, velocità e fiuto del gol. Erede di Garrincha, “Furacão” del Mondiale 1970 (sette gol in sei partite), bandiera del Botafogo e leggenda del calcio brasiliano.
Jean-Marie Pfaff fu uno dei portieri più spettacolari tra anni Settanta e Ottanta: popolare non solo per il talento, che gli garantì una lunga carriera, ma anche per il gusto dello spettacolo.
Il biennio 1970-72 segnò il declino di una delle nazionali più forti e amate: dal Messico al Belgio, tra l’infortunio di Riva e le scelte discutibili di Valcareggi.