Contende all’Anderlecht la palma di migliore formazione del Belgio. I match fra queste due squadre sono qualcosa di più di un derby, anche perché in genere lottano l’una contro l’altra per il titolo: da quelle parti la sfida ha perfino un soprannome, “the Hate Game”, la partita dell’odio. Tre finali di Coppa del Belgio e sette Supercoppe sono passate da questo confronto, e per tutti gli anni Settanta e Ottanta i due club si sono spartiti quasi tutto ciò che c’era da vincere, lasciando le briciole al resto del Paese.
Le origini
Il Bruges nasce nel 1891, quando il 13 novembre viene rifondato il Brugsche Football Club, sorto un anno prima dall’incontro fra gli studenti di due scuole della città, una cattolica e una neutra, sotto il motto latino mens sana in corpore sano. Segno, comunque, che anche nelle Fiandre il calcio ha attecchito presto come sport e come nuovo fenomeno sociale.
Le origini sono movimentate: nel 1895 il club è fra i fondatori della federazione belga e partecipa al primo campionato della storia, ma i guai finanziari provocano una scissione. Le due anime si riuniscono nel 1897 sotto il nome francese di Football Club Brugeois, che resterà tale fino al 1972, quando arriverà la dicitura fiamminga Club Brugge. Anche il primo campo ha il suo aneddoto: si chiamava Rattenplein, la “piazza dei ratti”, perché apparteneva a un club cinofilo che lo usava per un altro passatempo d’importazione inglese, decisamente meno nobile del football.
Il primo titolo e gli anni difficili

Non ha grande fortuna il Bruges nei primi suoi anni di vita, in cui non sale alla ribalta della cronaca se non per una serie interminabile di secondi e terzi posti: due finali di titolo perse a cavallo del secolo, un’altra nel 1910, la prima finale di Coppa del Belgio nel 1914 persa contro l’Union Saint-Gilloise. Indubbiamente, però, si vede subito che il Bruges è una delle squadre migliori del Paese e nel 1920 arriva il primo campionato: un evento importantissimo per il sodalizio delle Fiandre, che festeggia ottenendo lo status reale — quella “K” di Koninklijke che ancora oggi compare nella denominazione ufficiale.
Resterà per molto tempo l’unico alloro dei nerazzurri, e anzi seguiranno decenni difficilissimi. La prima retrocessione arriva nel 1928, poi comincia un lungo pendolarismo fra prima e seconda divisione che si trascina per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta. Solo nel 1959 il club risale definitivamente in massima serie, e da allora non ne è mai più uscito: cinquantatré anni senza titoli, un intero mondo passato in mezzo.
Le prime coppe e il secondo titolo
Bisogna attendere il 1968 per sentir nuovamente parlare del Bruges, che vince la Coppa del Belgio contro il Beerschot ai calci di rigore dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Trofeo che si aggiudica nuovamente nel 1970 battendo in finale il Daring. In questo periodo (1967-1972) colleziona ben cinque secondi posti in campionato, dimostrando di poter restare a lungo ad alti livelli e nell’elite del calcio nazionale, ma non riuscendo mai a tradurre la propria forza in superiorità.
Nel 1973, dopo anni di delusioni e rimpianti, il sodalizio di Brugge vince il suo secondo scudetto. In quella squadra si era messo in evidenza Raoul Lambert, centravanti molto dotato fisicamente che faceva pesare in area di rigore la propria prestanza a suon di gol.
L’era di Ernst Happel

È nella stagione ’73-74 che inizia un ciclo indimenticabile, grazie all’arrivo dell’allenatore austriaco Ernst Happel: un innovatore e, soprattutto, un gestore di uomini che nella sua carriera si toglierà molte soddisfazioni, iniziando proprio dalla squadra nerazzurra. Non è un inizio in discesa: il club è appesantito da debiti pesantissimi e le prime due stagioni si chiudono al quinto e al quarto posto. Poi gli ingranaggi cominciano a girare.
Nel 1976, dopo due anni di costruzione, arriva il terzo titolo della storia e contemporaneamente la finale di Coppa Uefa, persa in doppia sfida contro il fortissimo Liverpool (3-4 il computo totale). La stagione successiva è ancora campionato, ma il Bruges non si accontenta e vince anche la coppa nazionale, centrando una storica doppietta. In quella squadra c’erano uomini di primo piano come il portiere danese Jensen, il terzino Bastijns, il centrale austriaco Krieger, il mediano Cools, il regista Vandereycken e il rifinitore Courant. Di quel ciclo fece parte anche Raoul Lambert, il bomber che si era messo in luce all’inizio degli anni Settanta.
La finale di Coppa dei Campioni del 1978
Nel 1978 arriva il terzo scudetto consecutivo, a conferma della superiorità raggiunta in campo nazionale. In quella stagione il Bruges arriva a giocare anche la finale di Coppa dei Campioni, prima squadra belga a riuscirci: il cammino comincia con un 9-2 complessivo ai finlandesi del Kuopion Palloseura e prosegue poi vincendo ogni turno con un solo gol di scarto. Della sfida decisiva Happel, che detestava il gioco lungo inglese, aveva detto senza mezzi termini: “Il Liverpool non gioca a calcio, corre e basta”.
Si gioca a Wembley davanti a 92.500 spettatori, contro il Liverpool di Bob Paisley. Decide una rete di Kenny Dalglish nella ripresa: 1-0. Purtroppo Happel non aveva potuto schierare la squadra al completo e con una formazione largamente rimaneggiata riesce comunque a tenere testa ai fortissimi Reds. Poche settimane dopo l’austriaco lascia Bruges e porta l’Olanda fino alla finale del Mondiale argentino, presentandosi al discorso pre-partita con una frase sola: “Signori, due punti”. Resta, a distanza di quasi mezzo secolo, l’unica finale di Coppa dei Campioni disputata da un club belga.
Gli anni Ottanta

Nel 1979-80 tornò la vittoria del campionato, seguita dalla prima Supercoppa del Belgio. Gli anni Ottanta hanno però un volto e un nome: Jan Ceulemans, arrivato nel 1978 dal Lierse e rimasto quattordici stagioni, bandiera del club e capitano di quella Nazionale che al Mondiale 1986 arrivò fino al quarto posto. Con lui, per una sola stagione, brillò anche il giovane Jean-Pierre Papin, futuro Pallone d’Oro. Nel 1986 arriva un’altra Coppa del Belgio, nel 1988 il campionato accompagnato dalla semifinale di Coppa UEFA, nel 1990 e nel 1992 altri due titoli, quest’ultimo condito dalla semifinale di Coppa delle Coppe.
Gli anni Novanta
Proprio nel novembre del 1992, in un Bruges–CSKA Mosca, il nigeriano Daniel Amokachi firma il primo gol della storia della Champions League. Gli anni Novanta furono poi caratterizzati da ulteriori successi domestici, con la conquista del decimo titolo nazionale nel 1995-96 e dell’undicesimo nel 1997-98, in una squadra guidata in mezzo al campo dall’infaticabile Franky Van der Elst. Il club si rinforzò con acquisti di rilievo come Gert Verheyen, Mario Stanić e Robert Špehar.
Dal 2000 a oggi
Il nuovo secolo porta il dodicesimo titolo nel 2002-03 e il tredicesimo nel 2004-05, prima del dramma del 2008: la morte in un incidente stradale del giovane attaccante François Sterchele, la cui maglia numero 23 non è più stata assegnata (come la 12, ritirata nel 2003 e affidata simbolicamente ai tifosi dello Jan Breydel, impianto condiviso con i concittadini del Cercle). Con Michel Preud’homme in panchina arrivano i quarti di Europa League e il quattordicesimo scudetto nel 2016; con Ivan Leko il quindicesimo nel 2018. Poi il dominio: tre campionati di fila dal 2020 al 2022, gli ottavi di Champions nel 2023, la semifinale di Conference persa con la Fiorentina e il diciannovesimo titolo nel 2024, di nuovo gli ottavi europei nel 2025 dopo aver eliminato l’Atalanta, e la dodicesima Coppa del Belgio, record nazionale. Nel 2026, con Leko richiamato a stagione in corso al posto di Nicky Hayen, è arrivato il ventesimo campionato: il quinto in sette anni.