Nonostante il calcio in Polonia affondi le radici agli inizi del secolo scorso, quando furono gli ingegneri minerari inglesi a diffonderne la pratica, il suo sviluppo fu lento. La Federazione nacque nel 1919 e l’affiliazione alla FIFA arrivò quattro anni dopo, ma per i primi successi internazionali bisognò attendere gli anni ’70, epoca d’oro del calcio polacco. I motivi del ritardo si spiegano con la tribolata storia del Paese durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale: l’annessione al Terzo Reich, il lungo martirio bellico, poi la riorganizzazione socio-culturale imposta dal comunismo.
Solo quando la Polonia si assestò al di là della Cortina di Ferro fu possibile costruire un modello di gioco capace di fondere tre elementi: cultura del lavoro e organizzazione tattica, preparazione fisica all’avanguardia e un’irripetibile generazione di talenti, sapientemente amalgamati dal leggendario Górski. Unico acuto precedente era stato l’ottavo di finale perso 6-5 ai supplementari contro il Brasile di Leônidas, ai Mondiali del 1938.
L’epoca d’oro si apre a Monaco ’72, con l’oro olimpico guidato da Lubański, prosegue con il terzo posto ai Mondiali del ’74 e l’argento olimpico del ’76, per culminare nel nuovo terzo posto di Spagna ’82. Esaurita quella generazione, dalla metà degli anni ’80 iniziò un lungo declino: nemmeno l’argento olimpico di Barcellona ’92 riuscì a invertire la tendenza, e la Nazionale mancò le fasi finali di Mondiali ed Europei per quasi vent’anni.
La rinascita arrivò negli anni Duemila, con le qualificazioni ai Mondiali 2002 e 2006 e il debutto agli Europei 2008, poi la co-organizzazione di Euro 2012 insieme all’Ucraina. L’era di Robert Lewandowski, capocannoniere di caratura mondiale, ha riportato la Polonia ai Mondiali 2018 e 2022 (ottavi di finale) e a Euro 2024, senza però risultati di rilievo. Nel marzo 2026 la Nazionale ha fallito la qualificazione al Mondiale nordamericano, perdendo lo spareggio con la Svezia: un’eliminazione dolorosa, dopo la quale lo stesso Lewandowski ha lasciato intendere un possibile addio alla maglia biancorossa, aprendo un’incognita sul ricambio generazionale del calcio polacco.
Jan Tomaszewski

Il titolo di miglior portiere polacco di sempre spetta a Jan Tomaszewski. Terzo ai Mondiali del ’74 (eletto miglior portiere del torneo, con due rigori parati), argento alle Olimpiadi del ’76 e presenza ai Mondiali del ’78, in carriera colleziona 63 presenze in Nazionale. Resta indimenticabile il 17 ottobre 1973, quando a Wembley la Polonia fermò sull’1-1 i Maestri inglesi, escludendoli per la prima volta nella loro storia da un Mondiale: eroe della serata, spazzò via i pregiudizi che lo dipingevano come un portiere inaffidabile. Il regime comunista gli impedì di trasferirsi all’estero prima dei trent’anni, precludendogli maggiori fortune internazionali.
Józef Młynarczyk

Come secondo portiere scegliamo l’affidabilità del baffuto Józef Młynarczyk, titolare della Polonia ai Mondiali del 1982 e del 1986, con 42 presenze in Nazionale. Miglior giocatore polacco nel 1983, con il Widzew Łódź vinse due campionati consecutivi (1980-81 e 1981-82). Trasferitosi in Portogallo, si impose con la maglia del Porto, con cui vinse Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale e Supercoppa Europea nella stagione 1986-87.
Antoni Szymanowski

Come terzino destro merita il posto Antoni Szymanowski, 82 presenze in Nazionale tra il 1970 e il 1980. Titolare ai Mondiali del ’74 e del ’78 e alle Olimpiadi del ’72 (oro) e del ’76 (argento), fu tra i protagonisti dell’epico pareggio di Wembley. Idolo del Wisła Kraków, club di cui resta un simbolo, secondo Sir Alf Ramsey era il miglior terzino europeo del suo tempo. Professionista serio e carismatico, chiuse la carriera con una parentesi al Club Brugge.
Zygmunt Anczok

A sinistra Zygmunt Anczok, esordiente in Nazionale a 19 anni nel 1965, poi protagonista nel 1966 di una tournée della Polonia in Sudamerica, dove seppe tener testa a giocatori del calibro di Pelé e Garrincha al Maracanã. Mai prima di allora in Polonia si era visto un giocatore con le sue caratteristiche: velocità e agilità erano le sue armi migliori. Oro olimpico a Monaco ’72, un grave infortunio gli precluse la partecipazione al Mondiale del ’74, chiudendo di fatto anzitempo la sua carriera in Nazionale, con 48 presenze totali.
Jerzy Gorgoń

Il ruolo di stopper calza a pennello a Jerzy Gorgoń, fisico statuario — “il gigante biondo” — ma tutt’altro che monodimensionale: bravo in marcatura, nel controllo di palla e nei movimenti difensivi. Pilastro della retroguardia polacca nel periodo d’oro degli anni ’70, vinse l’oro olimpico nel ’72 e l’argento nel ’76. Prese parte a due Mondiali, tra cui quello del ’74 chiuso al terzo posto. Con il Górnik Zabrze vinse due campionati e cinque Coppe di Polonia, sfiorando la Coppa delle Coppe nel ’70.
Władysław Żmuda

Libero Władysław Żmuda, leader difensivo della Polonia di Górski, che nonostante i suoi vent’anni gli affidò le chiavi del reparto al Mondiale del ’74, chiuso con un clamoroso terzo posto e il premio di miglior giovane della manifestazione. Ne giocò ben quattro (1974, 1978, 1982, 1986), record assoluto per un polacco. Il c.t. brasiliano Santana disse: “Se avessi avuto in squadra una coppia come Janas e Żmuda, tutte le altre nazionali avrebbero dovuto concentrarsi solo sulla lotta per il secondo posto”. Dopo i successi al Widzew Łódź, giocò in Italia con Verona e Cremonese, ma fu una parentesi sfortunata.
Władysław Szczepaniak

Tra i terzini di riserva c’è Władysław Szczepaniak, capitano della Polonia ai Mondiali del ’38, in Francia. Passato dall’attacco alla difesa, divenne uno dei pilastri della Nazionale, che vestì per circa 34 partite nel corso di una lunghissima carriera. Con la Polonia raggiunse anche il quarto posto alle Olimpiadi di Berlino del ’36, prima della sua avventura mondiale con la maglia da capitano due anni più tardi.
Adam Musiał

Destro di piede ma schierato quasi sempre a sinistra, Adam Musiał era un difensore irriducibile, un vero leone in campo. Fumantino nel carattere, talvolta persino irruento, ma idolo dei tifosi per la sua combattività. Subentrato ad Anczok dopo l’infortunio che escluse quest’ultimo dal Mondiale, fu titolare nella difesa polacca che conquistò il bronzo ai Mondiali del ’74, confermandosi tra i migliori terzini della sua generazione.
Paweł Janas

Al centro Paweł Janas, difensore affidabile, sempre corretto e pulito negli interventi, compose con Żmuda una solida coppia difensiva ai Mondiali del 1982, chiusi al terzo posto. In patria era tra gli stopper più apprezzati; trasferitosi all’Auxerre, fu nominato miglior difensore della Ligue 1 nel 1986, confermando all’estero le doti mostrate in Nazionale.
Stanisław Oślizło

Libero di riserva Stanisław Oślizło, altro grande difensore della scuola polacca. Capitano del Górnik Zabrze, fu finalista in Coppa delle Coppe nel 1970, sconfitto 2-1 dal Manchester City (suo il gol della bandiera polacco). Con 57 presenze in Nazionale, fu eletto per ben quattro volte miglior calciatore polacco dell’anno, un record che testimonia la stima di cui godette lungo tutta la sua carriera.
Henryk Kasperczak

A centrocampo prezioso il contributo di Henryk Kasperczak, giocatore indispensabile per gli equilibri della squadra nella Polonia che stupì tutti, Italia compresa, piazzandosi terza ai Mondiali del ’74. Complemento ideale di Deyna, il suo dinamismo non si limitava a compiti di rottura, viste le frequenti incursioni offensive. Argento alle Olimpiadi del ’76, anno in cui fu nominato calciatore polacco dell’anno. Chiusa la carriera da giocatore, si è affermato anche come allenatore in Africa.
Kazimierz Deyna

Regista della Polonia è Kazimierz Deyna, uomo simbolo della generazione d’oro che negli anni ’70 sbalordì l’Europa. Tecnica da fuoriclasse, visione di gioco impareggiabile, tocco morbidissimo: era il collettore di gioco e idee della squadra di Górski. Oro alle Olimpiadi di Monaco ’72 (anche capocannoniere), argento nel ’76, in mezzo il terzo posto al Mondiale tedesco, dove Pelé lo indicò come miglior giocatore della manifestazione, terzo nella classifica del Pallone d’Oro 1974. Chiuse con 97 presenze e 41 gol in Nazionale.
Zbigniew Boniek

Completa il centrocampo Zbigniew Boniek, probabilmente il calciatore polacco più conosciuto, sia per le sue qualità tecniche sia per la vetrina offertagli dalla Juventus nei primi anni ’80, quella di Platini e dei successi europei, che gli valse l’appellativo di “bello di notte”. Centrocampista offensivo dall’innata duttilità e dall’esplosiva progressione, in Nazionale giocò tre Mondiali, tra cui quello del 1982 chiuso al terzo posto, per un totale di 80 presenze e 24 reti.
Zygmunt Maszczyk

Tra le riserve Zygmunt Maszczyk, infaticabile mediano, pilastro del Ruch Chorzów, club in cui giocò oltre trecento partite in tredici stagioni, vincendo tre campionati e una Coppa di Polonia. Con la Nazionale, in cui totalizzò 36 presenze, vinse l’oro olimpico del ’72 e l’argento nel ’76. Ai Mondiali del ’74 faceva coppia con Kasperczak nel cuore del centrocampo biancorosso, chiudendo la carriera con una stagione in Francia, al Valenciennes.
Zygfryd Szołtysik

Degno di menzione è anche Zygfryd Szołtysik, imprendibile folletto di appena 162 cm, dal cuore grande e dalla tecnica raffinata. Astuzia, velocità e scaltrezza erano le qualità grazie alle quali teneva testa ad avversari fisicamente più dotati. Proverbiale la sua intesa con Lubański nel Górnik Zabrze, più volte trascinato al successo; in Nazionale fu tra i protagonisti dell’oro olimpico di Monaco ’72.
Mirosław Okoński

Tra i grandi centrocampisti polacchi merita di essere citato anche Mirosław Okoński, di professione trequartista, un grandissimo talento mai del tutto all’altezza delle proprie potenzialità. Popolare tra i tifosi non solo per i gol e i dribbling, ma anche per il suo carattere da showman, resta una delle figure più discusse — e amate — del calcio polacco degli anni ’80.
Grzegorz Lato

L’attacco è aperto sulla destra da Grzegorz Lato, capocannoniere con 7 gol del Mondiale del ’74. Giocatore imprevedibile quanto indisciplinato, scatto bruciante, artista del dribbling, aveva il gol nel sangue. Fu la stella dello Stal Mielec. Con 100 presenze e 45 gol in Nazionale, resta tra i più prolifici e più presenti di sempre nella storia della Polonia, secondo solo a pochissimi altri.
Włodzimierz Lubański

La maglia numero 9 spetta a Włodzimierz Lubański, centravanti di straordinario impatto, tra i migliori giocatori polacchi di sempre. Negli anni ’60, in tournée in Sudamerica con il Górnik Zabrze, i giornalisti brasiliani lo ribattezzarono “il Pelè bianco”. Fino all’arrivo di Lewandowski è stato il miglior marcatore di sempre della Nazionale, con 48 gol in 75 presenze. Oro alle Olimpiadi del ’72; un intervento durissimo di Alan Ball nel 1973 gli costò il Mondiale del ’74, aprendo le porte a Szarmach.
Robert Gadocha

Ala sinistra il funambolico Robert Gadocha, imprendibile e irriverente esterno offensivo. Sopraffino controllo di palla e cross millimetrico, era questa la sequenza con cui metteva sistematicamente in difficoltà gli avversari. Protagonista alle Olimpiadi del ’72 con la maglia del Legia Warszawa, si impose definitivamente al Mondiale del ’74, dopo il quale divenne tra i primi giocatori polacchi ad attraversare la Cortina di Ferro per giocare in un club occidentale.
Ernest Wilimowski

Primo tra le riserve Ernest Wilimowski, il più forte giocatore polacco d’anteguerra e probabilmente uno dei più forti di sempre. Grande atletismo e fiuto del gol fuori dal comune: in una gara di campionato con il Ruch Chorzów ne mise a segno addirittura 10. Clamoroso il suo score in Nazionale: circa 22 presenze e 21 gol, di cui ben 4 nella leggendaria sconfitta 6-5 contro il Brasile ai Mondiali del 1938, gara d’esordio della Polonia in un Mondiale.
Andrzej Szarmach

Altro grande centravanti polacco è stato il “diavolo” Andrzej Szarmach. Agile, veloce, l’area di rigore era il suo terreno di caccia, formidabile nel gioco aereo. L’infortunio di Lubański gli permise di giocare titolare al Mondiale del ’74, chiuso con 5 gol; due anni dopo fu capocannoniere alle Olimpiadi di Montréal, confermando le sue doti realizzative anche nella massima competizione olimpica.
Robert Lewandowski

L’eredità dei grandi bomber polacchi del passato pesa oggi sulle spalle di Robert Lewandowski, oggi al Barcellona dopo le stagioni al Bayern Monaco. Giocatore completo, capace di fare la differenza ai massimi livelli, il 24 aprile 2013, allora al Borussia Dortmund, rifilò quattro gol al Real Madrid nella semifinale d’andata di Champions League, vinta 4-1: primo calciatore nella storia della competizione a segnare un poker in una semifinale. Oggi è il miglior marcatore di sempre della Nazionale polacca, avendo superato il record di Lubański.