Dagli inni patriottici imposti da Vittorio Pozzo alle vichinghe che innamorarono il Sudamerica, dalle hostess messicane alla sorella di Zinedine Zidane, c’è un filo sottile e mai del tutto confessato che lega la storia dei Mondiali di calcio a quella, molto più terrena, del desiderio maschile. Una storia fatta di ritiri blindati, fughe notturne e complicità tra allenatori e giocatori — e la storia continua…
I ritiri-caserma di Pozzo
Correva il 1934 e l’Italia si preparava a ospitare e vincere il suo primo Mondiale. Il commissario tecnico Vittorio Pozzo portò gli azzurri in clausura, prima a Stresa e poi sulle colline fiorentine di Roveta: tra un allenamento e l’altro, canti patriottici e pellegrinaggi ai santuari. Fu il ventiquattrenne Giuseppe Meazza, unico che potesse permettersi confidenza con “il Vecchio Maestro”, a chiedergli una tregua da quel clima da collegio militare. Pozzo, uomo severo ma non ottuso, acconsentì, a patto che tutto restasse entro i limiti del “puro e semplice atto naturale”. Un mese dopo l’Italia alzava la Coppa Rimet.
La scena si ripeté quasi identica quattro anni più tardi in Francia, dopo un ottavo di finale sofferto contro la modesta Norvegia. Meazza, ora ventottenne e ancora più smaliziato, tornò dal CT lamentando che la squadra si sentisse “il sangue grosso”. Pozzo, fine psicologo più che tattico raffinato, diede nuovamente il suo assenso. L’Italia sorprese i francesi padroni di casa, eliminò il Brasile e si confermò campione del mondo battendo l’Ungheria in finale — un bis che, come ricordano ancora oggi gli storici del calcio, rimase per decenni un record ineguagliato per un commissario tecnico.
L’orchestra che distraeva gli Azzurri
Non sempre, però, le distrazioni portarono fortuna. Nel 1950, dopo la leggendaria e un po’ surreale traversata in nave verso il Brasile, gli azzurri si ritirarono in un grande albergo nel centro di San Paolo. Ogni sera, in uno dei piani dell’hotel, si esibiva un’orchestra argentina con tanto di corpo di ballo: più di un giocatore finì per guardare le gambe delle ballerine con più attenzione di quanta ne riservasse al pallone.
Le Vichinghe, Garrincha e le mogli d’urgenza
Nel 1958, l’Italia mancò l’appuntamento con i Mondiali di Svezia, e qualche azzurro se ne dolse doppiamente, viste le voci sulla fama delle ragazze scandinave. Loro, in compenso, si dedicarono con entusiasmo alle nazionali sudamericane. Si raccontava che diciassette giocatori su ventidue del Brasile fossero scapoli, e i carioca furono fatti oggetto di attenzioni tali che il CT Feola dovette chiedere una scorta armata per il ritiro. Garrincha, ala imprendibile nonostante una gamba più corta dell’altra, seppe farsi strada anche oltre i cordoni di sicurezza: una giovane svedese rimase incinta di lui. Gli argentini, per prevenire guai, si fecero raggiungere d’urgenza dalle rispettive mogli; due giocatori del Paraguay, colpiti da un fulmine chiamato amore, arrivarono a progettare il matrimonio con due ragazze locali, salvo essere rispediti a casa in lacrime dopo l’eliminazione della loro nazionale.
Gulag per i nord-coreani
Otto anni dopo, in Inghilterra, furono le ragazze inglesi a rivelarsi fatali — questa volta ai giocatori della Corea del Nord, reduci dalla storica vittoria sull’Italia e desiderosi di una festicciola di celebrazione. Qualcuno esagerò, e si narra che al rientro in patria quasi tutta la squadra fu punita con la deportazione nei durissimi campi di lavoro nordcoreani. Si sarebbe salvato solo Pak Doo-Ik, l’uomo che aveva castigato gli azzurri: quella sera, banalmente, era rimasto in albergo per un attacco di dissenteria.
Le hostess messicane
Nel 1970 fu il Messico a incantare tutte le nazionali del mondo: il comitato organizzatore aveva assegnato a ogni delegazione un nutrito gruppo di hostess e accompagnatrici, rigorosamente bellissime. L’unica poco fortunata, raccontava con la consueta ironia il giornalista Mario Gismondi, toccò proprio al CT azzurro Ferruccio Valcareggi. Ben altro compito spettò invece a Lido Vieri, terzo portiere della nazionale: incaricato da Valcareggi di “intrattenere” le fanciulle locali che assediavano il ritiro per proteggere la concentrazione dei compagni, si prodigò al punto da conquistare persino la figlia del vicepresidente messicano. Forse anche grazie al suo sacrificio, l’Italia arrivò a giocarsi la finale con il Brasile, dopo aver eliminato la Germania Ovest nella celebre “partita del secolo”.
La rivoluzione sessuale del ’74
Il Mondiale tedesco del 1974 segnò una svolta epocale: fu l’Olanda a scandalizzare il mondo facendo entrare mogli e fidanzate nel ritiro della nazionale, costumini da piscina compresi. La più fotografata di tutte era la bionda moglie di Johan Cruijff, il più forte giocatore del torneo. I tedeschi, invidiosi, chiesero lo stesso trattamento alla propria federazione, che rifiutò; ma Franz Beckenbauer, spalleggiato dalla moglie Brigitte, si ribellò con tale fermezza da ottenere il via libera. Il risultato fu una finale tutta germanica, Germania Ovest-Olanda. Meno lieta fu invece una vicenda che coinvolse la nazionale argentina: durante un’intervista, il giocatore Ayala propose il matrimonio a una giornalista tedesca, ricevendo un netto rifiuto; un altro compagno di squadra, secondo la ricostruzione dell’epoca, si rese protagonista di un episodio di violenza ai danni di una cameriera dell’albergo, poi oggetto di denuncia e di un accordo extragiudiziale. Storie diverse, segno di un clima in cui il confine tra libertà e abuso non era sempre rispettato — e che oggi, con occhi diversi, si racconta con ben altra cautela.
La moglie di Cabrini
Per vedere una moglie varcare la soglia del ritiro azzurro si dovette attendere il Mondiale spagnolo del 1982: fu quella di Antonio Cabrini, chiamata apposta perché si era diffusa la scherzosa voce di un’intesa fin troppo speciale tra il terzino e il suo compagno di stanza Paolo Rossi. L’11 luglio 1982 l’Italia si laureò campione del mondo. Sfortuna volle invece Karl-Heinz Rummenigge: in caso di vittoria tedesca gli sarebbero state promesse le attenzioni della ventiquattrenne connazionale Bettina Mey, protagonista dell’edizione tedesca di Playboy — un premio che la sconfitta contro l’Italia gli fece sfumare.
Teresa e le altre (Italia 90)
Il Mondiale casalingo del 1990 fu terreno fertile per gossip e leggende. Protagonista involontaria fu la pornostar Teresa Orlowski, il cui video avrebbe (forse) girato tra le camere del ritiro azzurro. Fu il secondo portiere Stefano Tacconi, sempre pronto allo scherzo, a convincere il vice CT Azeglio Vicini che diversi compagni passassero le notti davanti alla televisione più che a riposare. Sul fronte inglese, invece, si narra di una hostess ventenne coinvolta in un episodio con tre atleti della nazionale britannica in ritiro in Sardegna, degenerato in scandalo mediatico. Curiosamente, Italia e Inghilterra si trovarono a giocarsi soltanto la finale per il terzo posto — mentre in semifinale il portiere azzurro Walter Zenga si fece “incantare” da una lunga chioma bionda, che si rivelò poi essere la criniera dell’argentino Claudio Caniggia.
La notte di Romário
Nel 1994, negli Stati Uniti, fu Romário il protagonista di un aneddoto rimasto celebre. Dopo che il Brasile aveva conquistato il titolo mondiale ai rigori contro l’Italia, l’attaccante ammise pubblicamente di aver trascorso la notte precedente alla finale con la moglie, aggiungendo — con la consueta sfrontatezza — di immaginare che Roberto Baggio, forse anche a causa del rigore sbagliato, avesse vissuto una vigilia ben diversa dalla sua. Poco dopo, la moglie Mônica avrebbe chiesto e ottenuto il divorzio.
La sorella di Zidane
La storia più recente e più nota riguarda il Mondiale tedesco del 2006. Nel supplementare della finale Italia-Francia, con Zinedine Zidane protagonista assoluto della sua ultima partita da professionista, il centrocampista francese e il difensore azzurro Marco Materazzi si scambiarono qualche parola dopo un contatto in area. Secondo la ricostruzione fornita nel tempo da entrambi i protagonisti, Zidane avrebbe offerto a Materazzi la propria maglia a fine gara; l’italiano avrebbe risposto preferendo “avere sua sorella“, riferendosi a Lila Zidane. Fu quella frase, come Zidane avrebbe confermato anni dopo in un’intervista a L’Equipe, a scatenare la celebre testata: “Ha insultato mia sorella, che in quel momento era con mia madre”, raccontò il francese. L’espulsione lasciò la Francia in dieci, e l’Italia conquistò il suo quarto titolo mondiale ai rigori. Vale la pena ricordarlo: forse, anche stavolta, un pizzico del trionfo azzurro passò dalle parole su una donna…