Nel 1884 un gruppo di ex studenti della Wyggeston School fondò un club in un giardino di Fosse Road South, una via che ricalca un’antica strada romana diretta a Lincoln. Il nome scelto, Leicester Fosse, richiamava proprio quel fossato, tutt’altro che epico. Il soprannome che gli affibbiarono, Fossils, non migliorava la situazione: i Fossili del Fossato, viene da sorridere solo a scriverlo.
Il club girovagò tra campi non recintati – un problema serio, visto che significava spettatori che non pagavano il biglietto – finché Miss Westland, secondo la leggenda, indicò allo zio un prato vicino a Walnut Street che le parve perfetto per una squadra di calcio. Nel 1891 nacque così Filbert Street, casa del club per oltre un secolo.
Il battesimo delle Volpi
Il nome Filberts, gioco di parole sul nome dello stadio (filbert significa nocciola), non convinse nessuno, tantomeno il giornale locale che propose Royal Knuts. Fu il quotidiano rivale di Nottingham a suggerire, con malcelata ironia, dei termini legati alla caccia praticata nelle campagne del Leicestershire. Da lì nacque il soprannome rimasto per sempre: Foxes. Dal 1948 la volpe compare nello stemma del club, e ci è rimasta.
Il debutto in First Division, nel 1908/09, fu un disastro: retrocessione immediata, aggravata da un 12-0 subito dall’odiato Nottingham Forest, ancora oggi la peggior sconfitta della storia del club.
Gli Ice Kings di Gillies
Bisognò aspettare l’arrivo di Matt Gillies, ex giocatore scozzese richiamato in panchina, perché il Leicester conoscesse la sua prima vera epoca dorata. Con lui arrivarono il primo trofeo, la League Cup del 1964, la prima apparizione europea e giocatori come Gordon Banks e Peter Shilton – guarda caso, i due migliori portieri della storia inglese, entrambi passati da Leicester.
La stagione 1962/63 restò negli annali come quella degli Ice Kings: diciotto partite senza sconfitte, molte giocate su un Filbert Street trasformato in una lastra di ghiaccio dall’inverno più rigido che la città ricordasse. I Foxes sfiorarono il double, ma persero la finale di FA Cup – la terza delle quattro disputate, e perse, nel giro di un decennio.
Yo-yo club
Gli anni Settanta regalarono un episodio surreale: promossi dalla Division Two, i Foxes vennero invitati a disputare la Charity Shield contro il Liverpool al posto dell’Arsenal, impegnato in Europa. Vinsero 1-0, gol di Steve Whitworth, e nessuno se lo aspettava.
Fu solo l’ennesimo alto in una storia fatta di sali e scendi – da qui il soprannome inglese di “yo-yo club” – che negli anni Ottanta vide sbocciare un giovane attaccante locale, Gary Lineker, destinato però a fare fortuna altrove, tra Everton, Tottenham e Barcellona.
O’Neill, Pearson e il crollo
Negli anni Novanta il Leicester trovò in Martin O’Neill l’uomo giusto: promozione in Premier League e tre finali di Coppa di Lega, due vinte, con una squadra di cui i tifosi ricordano ancora ogni nome – Emile Heskey, Muzzy Izzet, Neil Lennon. Ma quando il Celtic bussò alla sua porta, O’Neill non seppe dire di no.
Seguirono anni bui: retrocessioni, un’amministrazione controllata legata anche ai debiti per il nuovo Walkers Stadium, e nel 2008 la prima discesa della storia in terza divisione. La risalita passò per Nigel Pearson, artefice di due promozioni, e per una beffa che fece il giro del mondo: nel 2013 Anthony Knockaert sbagliò un rigore decisivo contro il Watford, che nel contropiede successivo trovò il gol qualificazione ai playoff.
Ranieri e la favola impossibile
Nel 2015, dopo una salvezza acciuffata all’ultimo respiro sotto la gestione di Pearson e uno scandalo che ne causò l’esonero, la proprietà thailandese guidata da Vichai Srivaddhanaprabha scelse un allenatore romano reduce da un’esperienza fallimentare con la Grecia: Claudio Ranieri.
Quello che accadde nella stagione 2015/16 non ha bisogno di essere romanzato, perché supera qualsiasi romanzo. Il Leicester, quotato 5.000 a 1 per la vittoria del titolo a inizio stagione, conquistò la Premier League con Jamie Vardy – ex operaio scoperto in Conference League – Riyad Mahrez e N’Golo Kanté a trascinare una squadra che nessuno aveva calcolato.
Quando il titolo arrivò matematico, grazie al pareggio del Tottenham contro il Chelsea, il capitano Wes Morgan raccontò lo spogliatoio con parole semplici: “non ho mai conosciuto uno spirito come quello di questi ragazzi”. Ranieri, ai suoi tifosi, dopo l’ultima vittoria casalinga della stagione, chiese solo di continuare a sognare: “continuate a sognare, perché svegliarsi?”.
Dopo la favola
La favola ebbe un contraccolpo rapido: la stagione successiva Ranieri fu esonerato a marzo, con il Leicester invischiato nella lotta salvezza nonostante il titolo appena vinto. Restò comunque, ed è giusto ricordarlo, il tecnico più vincente nella storia del club. Oggi il Leicester milita in League One, retrocesso nel 2026 per la seconda volta in pochi anni, guidato da Gary Rowett.
Da Fosse Road South a Wembley, passando per un inverno di ghiaccio e uno stadio di patatine, il Leicester City ha attraversato ogni fase possibile del calcio inglese. Ed è forse proprio per questo, per essere rimasto sempre un po’ operaio anche da campione, che la sua storia continua a raccontarsi.