Nel 1978 il Nottingham Forest si laurea campione d’Inghilterra appena un anno dopo essere risalito dalla Seconda Divisione. Bastano altri due anni per issarsi sul tetto d’Europa, per due volte consecutive, e per portare a casa anche una Supercoppa continentale ai danni del Barcellona. Un solo titolo nazionale in tutta la sua storia, dunque, ma due Coppe dei Campioni e un curriculum internazionale che pochi club inglesi possono vantare. Oggi il Forest naviga a metà classifica di Premier League, ma quell’albo d’oro lo colloca ancora, di diritto, tra le grandi d’Inghilterra, e la sua storia merita di essere raccontata dall’inizio.
Un cappellino rosso tra gli alberi di Sherwood
Tutto comincia nel 1865, al Clifton Arms, dove un gruppo di sportivi si ritrova per praticare lo shinney, un antenato dell’hockey su prato. Ben presto, però, il gruppo si converte esclusivamente al football: nascono così il Forest Football Club e un cappellino rosso come primo, rudimentale simbolo distintivo. Il campo di gioco sorge su una radura che ancora oggi porta il nome di The Forest, un lembo della leggendaria foresta di Sherwood: da lì arriva il secondo, più celebre, nome del club, uno dei più antichi al mondo e terzo, per anzianità, tra tutti quelli della Football League inglese.
La rivalità cittadina con il Notts County, fondato appena tre anni prima, è considerata tra le più antiche di tutto il calcio mondiale, e si accende quasi subito: tra il 1879 e il 1892 il Forest raggiunge per ben quattro volte le semifinali di FA Cup, senza mai riuscire a superarle. La prima, vera consacrazione arriva finalmente nel 1898, quando il Forest si aggiudica la Coppa d’Inghilterra battendo il Derby County per 3-1. Sono gli anni di Grenville Morris, interno gallese capace di collezionare 21 presenze con la propria Nazionale e di restare, ancora oggi, il miglior marcatore della storia del club con 199 reti in maglia rossa.
Dalla Terza Divisione al trono d’Inghilterra
Il mezzo secolo seguente è un’altalena continua di entusiasmi e delusioni, che tocca il fondo nel 1950 con la retrocessione in Terza Divisione, malgrado i gol pesanti di un centravanti come Wally Ardron, autore di 217 reti in 305 presenze. La risalita in massima serie arriva nel 1957, e appena due anni dopo il Forest si prende la sua seconda FA Cup, superando il Luton Town per 2-1: il primo gol porta la firma di Roy Dwight, ala destra che a Nottingham vive una sola, grande stagione da 21 gol in 44 partite, ma che la storia ricorda soprattutto come zio di Elton John.
Sono gli anni di Jack Burkitt, 464 presenze in maglia rossa, e soprattutto di Bobby McKinlay, bandiera assoluta del club dal 1951 al 1970, con 614 apparizioni complessive. Nel 1966-67, guidato da John Carey, il Forest sfiora addirittura il titolo nazionale: chiude la stagione al secondo posto, a quattro soli punti dal Manchester United campione, dopo essere rimasto in corsa fino alle ultime settimane. L’anno seguente, però, un violento incendio devasta parte del City Ground, spegnendo sul nascere ogni ulteriore slancio.
Il miracolo di Brian Clough
Quando Brian Clough arriva al City Ground, nel gennaio 1975, trova un Forest tredicesimo in Seconda Divisione, a soli cinque punti dalla zona retrocessione, con casse quasi vuote. Nel 1976 lo raggiunge il fedele Peter Taylor, già suo braccio destro a Derby County: insieme rinforzano la rosa con innesti mirati, come il portiere Peter Shilton, prelevato dallo Stoke City per una cifra record per un numero uno, e il giovane terzino Viv Anderson, che nel 1978 diventerà il primo calciatore nero a vestire la maglia della Nazionale inglese.
Promosso in extremis nel 1977, il Forest sorprende tutti l’anno successivo, vincendo il campionato davanti a un Liverpool già dominatore in Europa e infilando una serie di 42 partite di campionato senza sconfitte, record che resisterà per venticinque anni. È solo l’antipasto di qualcosa di ancora più grande. Nel 1979, nella finale di Coppa dei Campioni di Monaco contro gli svedesi del Malmö, decide Trevor Francis, prelevato dal Birmingham per la cifra record di 1.150.000 sterline pochi giorni prima della gara: il Forest diventa così, insieme al Real Madrid, l’unico club nella storia capace di vincere il trofeo al proprio debutto assoluto nella competizione.
Il bis arriva l’anno successivo, nel 1980, contro l’Amburgo di Kevin Keegan e Felix Magath, dopo che pochi mesi prima era già arrivata la Supercoppa europea ai danni del Barcellona. Tra il 1978 e il 1980 arrivano anche quattro Coppe di Lega complessive: è l’apice assoluto della storia rossa. Clough e Taylor si separeranno nel 1982, e da quel momento in poi, per i tifosi del Forest, arriveranno quasi soltanto delusioni.
Dopo Clough, il lungo autunno
La retrocessione del 1993 chiude, di fatto, l’era Clough dopo quasi diciotto anni di panchina. Sotto la guida di Frank Clark, il Forest torna comunque subito in Premier League e centra un sorprendente terzo posto nel 1995, con relativa qualificazione europea, l’ultimo vero acuto di quella generazione. Da lì in avanti, però, i conti del club cominciano a farsi pesanti: una mancata quotazione in borsa a fine anni Novanta lascia il Forest sull’orlo del baratro finanziario. Gli allenatori si susseguono senza mai trovare continuità, i risultati calano di stagione in stagione, e nel 1999 arriva una retrocessione dalla Premier League che si rivelerà, per i tifosi rossi, molto più lunga del previsto: nessuno, allora, avrebbe immaginato che sarebbero serviti ventitré anni per rivedere il Forest tra le grandi d’Inghilterra.
Il ritorno tra i grandi: dal 2000 a oggi
Il nuovo millennio si apre nel peggiore dei modi. Solo l’intervento di Nigel Doughty, tifoso diventato finanziatore, scongiura il collasso economico, ma non basta a fermare la caduta: nel 2005 il Forest retrocede addirittura in League One, terza serie inglese, primo vincitore di Coppa dei Campioni della storia a scivolare così in basso.
Dopo la morte di Doughty nel 2012, la proprietà passa alla famiglia kuwaitiana Al-Hasawi, che promette di riportare il club “dove gli spetta” ma inaugura anni caotici, fatti di allenatori esonerati in serie e proteste sugli spalti. La svolta arriva nel 2017 con l’armatore greco Evangelos Marinakis: servono cinque anni, ma nel 2022, sotto Steve Cooper, il Forest batte l’Huddersfield ai playoff di Wembley e torna in Premier League dopo ventitré anni.
La stagione 2024-25, con Nuno Espírito Santo in panchina, regala il settimo posto e una qualificazione europea, la migliore annata dai tempi di Clough. Ma il 2025-26 mostra il volto più imprevedibile della gestione Marinakis, tra Nuno esonerato, Postecoglou durato appena otto gare e Sean Dyche silurato a febbraio: in mezzo al carosello di panchine, il Forest raggiunge comunque le semifinali di Europa League. La foresta di Sherwood, evidentemente, non ha ancora smesso di sorprendere.