Olimpiadi 1900 – Parigi

Il pallone entrò nella storia olimpica quasi per sbaglio, tra rifiuti last minute, ripensamenti burocratici e una federazione belga costretta a raccattare undici uomini in fretta e furia. Fu un debutto senza pompa, senza inni, senza nemmeno la certezza — al momento — che quelle partite contassero davvero qualcosa. Eppure quel torneo scombinato avrebbe aperto una strada lunga più di un secolo.

Un calendario saltato

Il programma iniziale non prevedeva nulla che somigliasse a un torneo. Era pensato come una sequenza di quattro amichevoli dimostrative della Francia: contro la Svizzera il 16 settembre, contro il Belgio il 23, contro la Germania il 30, contro l’Inghilterra il 7 ottobre. Un calendario a stelle e strisce nazionali, insomma — salvo che svizzeri e tedeschi decisero di non presentarsi affatto. Saltato l’impianto originario, gli organizzatori corsero ai ripari: niente più nazionali, ma squadre di club proposte dalle federazioni francese, inglese e belga.

Una squadra raccogliticcia

Vennero chiamate in causa tre società: il Club Français per la Francia, l’Upton Park per l’Inghilterra, il Racing Club de Bruxelles per il Belgio. Il Racing, campione belga in carica, declinò senza troppe cerimonie, lasciando la federazione nei guai. La soluzione fu raccogliticcia quanto pittoresca: una selezione di studenti dell’Università di Bruxelles, rinforzata da alcuni giocatori di club cittadini, tra cui l’olandese Hendrik van Heukelum e il britannico Eric Thornton, entrambi semplicemente residenti nella capitale belga. Tra le fila di quella squadra improvvisata militava pure Eugène Neefs, di professione veterinario militare: un dettaglio che racconta meglio di mille cronache quanto fosse ancora acerbo, nel 1900, il confine tra sport e dilettantismo puro.

Quattro gol a Vincennes

Si giocò per la prima volta il 20 settembre, al Vélodrome Municipal de Vincennes, davanti a circa 500 spettatori più incuriositi che appassionati. L’Upton Park travolse il Club Français per 4-0, con il punteggio già fissato sul 2-0 all’intervallo. C’è un’ironia che la storia si è tenuta in tasca per anni: pare che la federazione inglese avesse scelto quel modesto club londinese quasi per equivoco, volendo in realtà inviare l’Arsenal. Fu comunque sufficiente per issare la Gran Bretagna, sia pure a tavolino, sul gradino più alto.

La rivincita francese

Il Club Français si rifece parzialmente nella sfida successiva, superando l’improvvisata selezione dell’Università di Bruxelles per 6-2, sbloccata da un gol di Gaston Peltier siglato nel primo minuto di gioco. Un risultato che valse ai francesi il secondo posto e ai belgi il terzo, chiudendo un torneo fatto in tutto di due sole partite.

Un podio a tavolino

Per anni quelle due gare non furono nemmeno considerate parte ufficiale dei Giochi, tanto che la FIFA riconobbe il torneo solo nel 1908. Fu il CIO, con calma e a posteriori, ad assegnare le medaglie: oro alla Gran Bretagna, argento alla Francia, bronzo al Belgio — un podio deciso a tavolino per un torneo che a tavolino, in fondo, era già nato. Il calcio olimpico cominciava così, in sordina, tra squadre raccogliticce e regolamenti riscritti in corsa. Sarebbe diventato, di lì a poco, tutt’altra storia.

IL MEDAGLIERE

REGNO UNITO
Upton Park

FRANCIA

Club Français

BELGIO
Università di Bruxelles


Autore: Storie di Calcio