Olimpiadi 1924 – Parigi

Nel 1924 il pallone non è più il fratello minore del ciclismo nella classifica degli sport più seguiti d’Europa. Alle Olimpiadi di Parigi, ottava edizione dei Giochi moderni, il torneo di calcio richiama folle sempre più grandi, mentre le vasche di Johnny Weissmuller, presto star di Hollywood nei panni di Tarzan, restano un contorno. Ventidue nazionali si iscrivono alla rassegna, debutta persino l’Egitto, prima squadra africana ai Giochi, e per la prima volta un paese sudamericano, l’Uruguay, si prepara a raccontare al Vecchio Continente una storia di calcio diversa da quella conosciuta fin lì.

La finta degli jugoslavi

La Celeste, guidata in panchina da Ernesto Suppici, arriva in Europa dopo una traversata in terza classe a bordo del piroscafo Désirade, pagata in parte con alcune amichevoli disputate in Spagna lungo la rotta. Prima dell’esordio contro la Jugoslavia, i balcanici mandano alcuni osservatori travestiti ad assistere agli allenamenti uruguaiani. Gli uomini di Montevideo se ne accorgono e inscenano apposta una sgangherata sgambata, sbagliando passaggi e inciampando sul pallone. “Poveri ragazzi, venuti da tanto lontano…”, si convincono le spie, tornando rassicurate ai loro dirigenti. Il match finisce 7-0 per gli uruguaiani: la beffa è completa, e sarà una delle più raccontate della storia olimpica.

L’esordio azzurro contro la Spagna

Anche l’Italia di Vittorio Pozzo, da pochi mesi commissario unico della nazionale, apre bene il proprio cammino. Contro la Spagna di Ricardo Zamora, sotto un diluvio, gli azzurri vincono 1-0 grazie a un autogol del capitano iberico Vallana su un tiro di Adolfo Baloncieri. È la rivincita di un precedente scomodo, ottenuta però al termine di una gara dura, segnata dall’espulsione dello spagnolo Larraza.

Levratto e il portiere del Lussemburgo

Negli ottavi contro il Lussemburgo, vinti 2-0, si mette in luce Felice Levratto, ala sinistra del Vado appena diciannovenne, richiamato dal servizio militare con un permesso speciale proprio per l’occasione. Il suo sinistro è talmente potente da procurare al portiere avversario, Bausch, un taglio alla lingua. Levratto, arrivato a Parigi così intimorito da rifiutarsi di salire sulla Torre Eiffel, non segnerà in questi Giochi, ma la sua fama di micidiale “sfondareti”, già costruita nel campionato con la maglia del Vado, ne esce confermata.

Il verdetto di Mutters

Ai quarti, contro la Svizzera, l’Italia pareggia con Della Valle dopo essere andata sotto, ma un gol di Abegglen decide la partita: nasce da un’azione che il terzino Caligaris avrebbe potuto spegnere senza correre rischi, e che invece si complica fino a favorire l’ala destra elvetica. Gli azzurri protestano per un fuorigioco che l’arbitro olandese Mutters non concede. Pozzo presenterà reclamo alla federazione, respinto in via definitiva. Anni dopo scriverà che quella sconfitta, arrivata “un po’ stupidamente”, chiuse agli azzurri la porta di una semifinale alla portata, con l’Uruguay unico vero scoglio annunciato sulla strada del titolo.

Il trionfo della Celeste

In finale, il 9 giugno, l’Uruguay travolge la stessa Svizzera per 3-0, con reti di Petrone, Cea e Romano, davanti a 41.000 spettatori allo stadio di Colombes. È la quarta vittoria in altrettante partite del torneo parigino, diciassettesima su diciassette considerando anche i test pre-olimpici, con un bilancio reti monstre. La sera stessa il parlamento uruguaiano dichiara il 9 giugno festa nazionale.

Sugli spalti e sui giornali francesi resta impresso soprattutto un nome, quello del centrocampista José Leandro Andrade, ribattezzato dalla stampa parigina “la meraviglia nera”: il primo calciatore sudamericano capace di conquistare l’Europa non solo con i risultati, ma con lo stile di gioco. Da quella tournée pagata con le amichevoli e vissuta in terza classe nascerà, sei anni dopo, la prima Coppa del Mondo della storia, disputata proprio a Montevideo.

IL MEDAGLIERE

URUGUAY

SVIZZERA

SVEZIA

Autore: Storie di Calcio