Mentre le piste di Seul raccontano al mondo la squalifica di Ben Johnson, il calcio olimpico vive la sua piccola rivoluzione silenziosa. Il CIO spalanca finalmente le porte ai professionisti, e il torneo — disputato dal 17 settembre al 1° ottobre tra Seul, Taegu, Pusan, Gwangju e Daejeon — sfonda un muro simbolico: 115 nazionali iscritte, mai così tante prima.
Per europei e sudamericani resta comunque un vincolo: potevano convocare reduci dal Mondiale messicano di due anni prima, ma solo chi non ne fosse stato protagonista assoluto. Una zona grigia che accende più di una polemica.
Il Messico fuori
Un episodio curioso ridisegna il girone dell’Italia. Il 30 giugno la FIFA sospende per due anni la federazione messicana, colpevole di aver schierato quattro fuoriquota nell’Under 20 al torneo giovanile CONCACAF. Il 5 luglio arriva la sostituzione: sarà il Guatemala a prendere il posto del Messico ai Giochi. Gli azzurri lo ritroveranno proprio nel proprio girone.
La vergogna di Kwangju
Il 19 settembre, però, il vero trauma arriva da un’altra direzione. A Kwangju lo Zambia — considerato materasso del girone — travolge l’Italia per 4-0. Firma la tripletta Kalusha Bwalya, ala del Cercle Bruges che chiuderà il torneo a quota sei reti, futuro simbolo del calcio africano. Stefano Tacconi incassa un pomeriggio da dimenticare.
Il paragone con la disfatta di Middlesbrough contro la Corea del Nord, Mondiale 1966, è immediato. Marco Pannella, con un gesto polemico, regala 4.000 dollari all’ambasciata dello Zambia. Sul campo, quella sconfitta lancia definitivamente il calcio africano sulla ribalta internazionale.
Rocca nell’occhio del ciclone
La federazione trema. Il presidente Antonio Matarrese vola in Corea per seguire di persona la crisi, mentre il c.t. della Nazionale maggiore Azeglio Vicini si presenta agli allenamenti per rassicurare l’ambiente. Francesco Rocca, subentrato a Dino Zoff — passato nel frattempo alla panchina della Juventus — e soprannominato “Kawasaki” ai tempi della Roma, resta solo. Roberto Cravero viene escluso dopo una serie di errori, mezza squadra gli si rivolta contro.
Gli azzurri si qualificano comunque, battendo Guatemala (5-2) e Iraq (2-0). Per evitare i cronisti, raggiungono Seul in pullman anziché in aereo. Ai quarti arriva un’altra sofferenza: la Svezia cede solo ai supplementari, grazie a un autogol di Arnberg al 98′.
La fine di un sogno olimpico
In semifinale l’avversaria è l’Unione Sovietica di Anatolij Byshovets, già finalista dell’Europeo pochi mesi prima sotto Valerij Lobanovs’kyj. Le reti di Virdis e Carnevale non bastano: 3-2 dopo i tempi supplementari. Nella finale per il bronzo la difesa azzurra crolla ancora, questa volta contro la Germania Ovest di un giovanissimo Jürgen Klinsmann: 3-0, prima sconfitta della storia contro i tedeschi. Bilancio finale: tredici gol subiti in sei partite.
L’oro ai sovietici
Il 1° ottobre, allo Stadio Olimpico, l’URSS si prende la rivincita sul Brasile di Romario, Careca e Taffarel, già eliminato ai rigori dalla stessa squadra sovietica all’Europeo estivo. Il match finisce 1-1 dopo novanta minuti; decide Jurij Savičev al 104′. Il Brasile, privo per squalifica di Geovani, si ferma all’argento nonostante i sette gol di Romario, capocannoniere del torneo.
Per l’Italia resta l’onta di Kwangju e la carriera di Rocca spezzata. Da Barcellona 1992 in poi, la Nazionale Olimpica lascerà il posto all’Under 21: Seul 1988 è, di fatto, il suo ultimo atto.