Olimpiadi 1992 – Barcellona

L’estate del 1992 porta a Barcellona una geografia sportiva sconvolta dagli eventi politici degli ultimi mesi. La guerra nei Balcani e la dissoluzione dell’Unione Sovietica ridisegnano le mappe: alla Serbia viene negato lo status di nazione olimpica, mentre i suoi atleti possono gareggiare sotto bandiera neutra. Il professionismo, ormai senza più maschere, trova la sua icona nel basket, dove il “Dream Team” di Magic Johnson, Michael Jordan e Larry Bird trasforma il torneo in uno show planetario, complice la partecipazione di Johnson nonostante la sieropositività dichiarata poco tempo prima. Accanto a quello spettacolo, il calcio appare un torneo minore, privo di vere superstar, ma non per questo meno interessante da raccontare.

L’esordio degli Azzurri

L’Italia arriva in Catalogna da campione d’Europa Under 21, forte del titolo conquistato nel biennio 1990-92. In panchina siede ancora Cesare Maldini, il “mago” reduce dai successi giovanili, che porta con sé una rosa già promettente: Albertini, Dino Baggio, Melli. L’esordio contro gli Stati Uniti si chiude 2-1, con le reti di Melli e Albertini, ma nel finale gli azzurri concedono più del dovuto, un segnale che qualcosa non gira.

La lezione della Polonia

Il match successivo è impietoso. La Polonia del capocannoniere Juskowiak, autore di sette reti nel torneo, travolge l’Italia per 0-3, complici le espulsioni di Luzardi e Corini. È una sconfitta senza appello, che certifica la distanza tecnica tra le due squadre. La qualificazione ai quarti arriva comunque, grazie a un sofferto 1-0 sul Kuwait firmato ancora da Melli, ma la squadra di Maldini si presenta nervosa e imprecisa: tre espulsi e dieci ammoniti in quattro partite raccontano una condizione psicologica precaria.

Fuori ai quarti, contro la Spagna

Ad attendere gli azzurri ai quarti c’è la Spagna padrona di casa, l’altra grande favorita del torneo. È probabilmente la miglior prestazione italiana dell’intera manifestazione: la squadra tiene testa agli iberici e cede soltanto di misura, 0-1, con il gol di Quico al 37′. Resta l’amarezza per una rete annullata a Luzardi a sette minuti dalla fine, per un fuorigioco tutt’altro che netto. Non basta, però, a placare le polemiche che accompagnano il rientro di Maldini in Italia: un’eliminazione ai quarti, seppure contro la futura finalista, non convince.

L’oro delle Furie Rosse

Il cammino della Spagna prosegue senza intoppi: 2-0 al Ghana in semifinale, poi la finale del Camp Nou contro la Polonia. È una partita vibrante, decisa soltanto al 90′ da un nuovo gol di Quico, dopo che il punteggio aveva oscillato fino al 3-2 finale. Tra i protagonisti di quella Spagna ci sono ragazzi che diventeranno colonne del calcio iberico nel decennio successivo: Guardiola, Luis Enrique, Abelardo, Ferrer. Un oro che anticipa, senza che nessuno potesse ancora saperlo, la nascita di una generazione destinata a dominare il calcio europeo.

Il bronzo del Ghana

La terza notizia del torneo arriva dall’Africa. Il Ghana di Ayew, dopo aver eliminato il Paraguay ai supplementari in semifinale, conquista il bronzo superando 1-0 l’Australia, altra sorpresa della manifestazione. È un segnale che il calcio africano, già emerso a livello di nazionali maggiori, sta crescendo anche nelle categorie giovanili, un trend che i decenni successivi confermeranno ampiamente.

IL MEDAGLIERE

SPAGNA

POLONIA

GHANA


Autore: Storie di Calcio