Olimpiadi 2008 – Pechino

Il mondo scoprì una Cina capace di organizzare tutto alla perfezione, dalla cerimonia d’apertura fino all’ultima gara del programma. In vasca Michael Phelps raccolse otto ori e sette record del mondo, sulla pista Usain Bolt firmò il tris nei 100, nei 200 e nella 4×100, mentre Yelena Isinbayeva confermò il proprio primato nel salto con l’asta. Nel medagliere generale la Cina dominò con 51 ori, davanti a Stati Uniti e Russia; l’Italia chiuse con 28 medaglie, otto delle quali d’oro.

Nel calcio, però, i mesi che precedettero i Giochi furono più tesi che festosi. Il Tribunale Arbitrale dello Sport diede ragione ai ricorsi di Barcellona, Schalke 04 e Werder Brema, stabilendo che i club non erano obbligati a cedere gli Under 23 alle rispettive nazionali, e la Fifa si disse sorpresa e delusa dalla sentenza. Il Barcellona, all’inizio, non voleva lasciar partire Lionel Messi, che scelse comunque di volare a Pechino: “una cosa del genere si fa solo una volta nella vita”, disse.

La strada dell’Argentina

Il ct Sergio Batista guidava una rosa che sembrava già annunciare il decennio successivo: Messi, Sergio Agüero, Ángel Di María, Javier Mascherano, Ezequiel Lavezzi, Juan Román Riquelme, quest’ultimo il più esperto del gruppo. L’Argentina chiuse il girone al primo posto davanti a Costa d’Avorio, Australia e Serbia. Ai quarti servirono i tempi supplementari per superare un’ottima Olanda, decisi da una rete pesante di Di María. In semifinale arrivò un netto 3-0 sul Brasile, con una doppietta di Agüero che mandò in visibilio Diego Maradona, presente sugli spalti.

Il cammino dell’Italia

Gli azzurrini di Pierluigi Casiraghi, campioni d’Europa Under-21 in carica, si affidarono a tre fuoriquota: il portiere Marco Amelia, il difensore Andrea Barzagli e l’attaccante Giuseppe Rossi, che chiuse come capocannoniere della squadra con quattro reti. Il girone si concluse al secondo posto alle spalle del Camerun, superati invece Corea del Sud e Honduras.

Ai quarti, contro un Belgio rivelazione del torneo, l’Italia sbloccò subito il match su rigore di Rossi, dopo l’espulsione di Vermaelen. Ma Dembélé pareggiò di testa e Miralles firmò il 2-1 belga prima dell’intervallo. Nella ripresa un rigore negato e uno concesso si compensarono — Rossi riportò il match in parità dagli undici metri — ma fu ancora Dembélé, con un’azione personale, a fissare il 3-2 per il Belgio. Per gli azzurrini, l’avventura olimpica finì lì.

La finale

Sotto il sole dello Stadio dei Lavoratori, Argentina e Nigeria si affrontarono in una gara equilibrata, decisa dalla maggiore qualità tecnica degli albicelesti. A tredici minuti dalla fine Messi trovò un lancio perfetto per Di María, che superò il portiere nigeriano Vanzekin con un pallonetto preciso: fu l’unico gol della partita. La Nigeria provò a reagire senza mai impensierire Sergio Romero, e al triplice fischio dell’arbitro ungherese Kassai l’Argentina festeggiò il secondo oro olimpico consecutivo, il quarto della sua storia. Sul campo, anche Diego Maradona si concesse un ballo — un trionfo che avrebbe anticipato, di qualche anno, le imprese dei suoi giovani protagonisti.

IL MEDAGLIERE

ARGENTINA

NIGERIA

BRASILE


Autore: Storie di Calcio