Negli spalti vuoti dello Stadio Internazionale di Yokohama non risuonano cori, solo il rumore secco dei tacchetti e le voci delle panchine. I Giochi, rinviati di un anno dalla pandemia, si giocano a porte chiuse: eppure il Brasile, sul prato, gioca come se il Maracanã fosse ancora pieno. A guidarlo non è più Neymar, ma un veterano di 38 anni chiamato Dani Alves, arruolato come fuoriquota per trasmettere esperienza a una rosa giovanissima.
L’Italia fuori dal torneo
Anche a Tokyo 2020 l’Italia resta a guardare: è la terza Olimpiade di fila senza gli azzurri, che mancano i Giochi dai tempi di Pechino 2008. La beffa è doppia, perché il pass europeo si giocava proprio agli Europei Under 21 del 2019, ospitati in casa tra Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. La squadra di Gigi Di Biagio, nel girone con Spagna, Polonia e Belgio, comincia bene battendo gli iberici 3-1, ma la sconfitta 0-1 contro i polacchi si rivela fatale: il successo finale per 2-1 sul Belgio non basta, e l’Italia chiude a 6 punti, gli stessi della Spagna, che però vola alle semifinali — e poi a Tokyo — per la migliore differenza reti negli scontri diretti. A completare il poker di qualificate ai Giochi sono Germania, Francia e Romania.
Il poker alla Germania
Il torneo si apre nel girone D, il più duro sulla carta: Brasile, Germania, Costa d’Avorio e Arabia Saudita. I verdeoro danno subito un segnale, travolgendo i tedeschi 4-2 con una tripletta di Richarlison, prima che Matheus Cunha sbagli un rigore che avrebbe potuto chiudere la partita già nel primo tempo. Segue un pareggio a reti bianche contro gli ivoriani e un 3-1 sull’Arabia Saudita, sufficiente per chiudere il girone al primo posto. La Germania, clamorosamente, resta fuori ai quarti.
La vendetta sul Messico
Ai quarti il Brasile piega di misura l’Egitto, 1-0, ancora con una zampata di Cunha. In semifinale trova il Messico, la squadra che nove anni prima, a Londra 2012, gli aveva negato l’oro con una doppietta di Peralta nella finale di Wembley. Stavolta la sfida si blocca sullo 0-0 dopo i tempi supplementari e si decide dal dischetto: Dani Alves apre le marcature, Martinelli e Bruno Guimarães non sbagliano, mentre tra i messicani cadono Aguirre, ipnotizzato da Santos, e Vasquez, che centra il palo. A chiudere i conti, con il rigore del 4-1, è Reinier. Il Brasile vola in finale per la terza Olimpiade consecutiva.
La finale di Yokohama
Ad attenderlo c’è la Spagna di Luis de la Fuente, arrivata in fondo al torneo dopo un percorso altrettanto sofferto. La finale si accende al 38′, quando l’arbitro assegna un rigore ai verdeoro: Richarlison lo calcia altissimo, sprecando l’occasione di sbloccare subito il match. Il Brasile non si scoraggia e nel recupero del primo tempo trova comunque il vantaggio: cross di Dani Alves, controllo e conclusione al volo di Cunha che non lascia scampo a Unai Simón. Nella ripresa la Spagna prova a cambiare volto con gli ingressi di Carlos Soler e Bryan Gil, e al 61′ trova il pareggio: cross di Soler, spaccata vincente di Mikel Oyarzabal.
Si va ai supplementari. La Spagna colpisce due legni nel finale dei tempi regolamentari con gli sfortunati tentativi di Oscar Gil e dello stesso Bryan Gil, ma non basta a evitare l’extra time. Al 108′, Malcom, appena entrato al posto di Cunha, riceve da Antony, si accentra sulla sinistra e batte Unai Simón con freddezza: è il gol che vale l’oro. Il Brasile controlla i minuti finali e si riveste di verdeoro, cinque anni dopo il trionfo di Rio.
Il bis verdeoro
Per il Brasile è la seconda medaglia d’oro olimpica consecutiva nel calcio maschile, la prima arrivata ai rigori contro la Germania nel 2016, questa ai supplementari contro la Spagna. Alla Roja resta l’argento, mentre il bronzo, assegnato il giorno prima, va ancora al Messico, che supera i padroni di casa del Giappone. Sul prato di Yokohama, a fine partita, è Dani Alves — al suo 44° trofeo in carriera, il calciatore più vincente della storia — a raccogliere l’abbraccio dei compagni più giovani. Prima dei Giochi aveva confessato: «Sento le farfalle nello stomaco». Con l’oro al collo, quelle farfalle erano ormai un ricordo lontano.