Intertoto, la coppa dell’estate
L’Intertoto è stata una coppa che per anni non ebbe né finale né vincitore e che dal 1995 servì da porta di servizio per l’Europa. La sua storia comincia in Svizzera, tra i conti di una società di scommesse, e finisce nel 2008 con una decisione dell’UEFA. Nel mezzo corrono quasi cinquant’anni di nomi cambiati, gironi estivi e squadre di ogni paese, con persino una finale europea raggiunta dal Bordeaux di Zidane.
Un’idea per l’estate
Alla fine degli anni Cinquanta il calcio europeo aveva già i suoi tornei maggiori: la Coppa dei Campioni dal 1955, la Coppa delle Coppe dal 1960 e la Coppa delle Fiere, destinata a diventare Coppa UEFA solo nei primi anni Settanta. Per accedervi bisognava vincere il campionato o la coppa nazionale, e le società medio-piccole avevano poche speranze di riuscirci con continuità. Le amichevoli internazionali, così importanti negli anni Venti e Trenta, non facevano più presa. Nascevano tornei di ogni genere, dalla Coppa delle Alpi alla Coppa dell’Amicizia.
L’idea di una coppa estiva venne a Karl Rappan, viennese, allora commissario tecnico della Svizzera. Era anche l’inventore del “verrou”, lo schema difensivo da cui nacque il catenaccio, ma il suo sogno era un campionato europeo: una “Lega Europea” che negli anni Novanta sarebbe tornata di grande attualità. Aveva contatti in tutto il continente, maturati in una lunga carriera da calciatore e poi da allenatore, e sapeva che d’estate il calcio di mezza Europa restava fermo.
I tre fondatori
Mancava chi mettesse i soldi. Rappan si rivolse a Ernst Thommen, vecchio amico ed ex tesoriere della federazione svizzera, nel frattempo diventato direttore generale della società che gestiva il Totocalcio elvetico. Per Thommen le partite estive significavano concorsi a pronostici aperti tutto l’anno. Con loro c’era Eric Persson, presidente del Malmö, mentre il tedesco Hermann Neuberger, futuro presidente dell’UEFA, contribuì a garantire l’appoggio delle compagnie nazionali del totocalcio. Il nome della coppa deriva proprio da “Toto”, il termine tedesco per il concorso a pronostici.
I primi contatti con le federazioni di Austria, Cecoslovacchia, Germania Ovest, Germania Est, Olanda, Polonia, Svezia e Svizzera trovarono un interesse piuttosto alto. Sarebbero stati i paesi fondatori.
Il via libera dell’UEFA
L’UEFA storse il naso. Non vedeva di buon occhio partite giocate per alimentare le scommesse e non voleva accollarsi l’organizzazione di un’altra competizione. Rappan e Thommen risposero che a loro bastava l’approvazione ufficiale: il resto, organizzazione e soldi, lo avrebbero gestito loro. Il placet arrivò nel 1961, quando Thommen diventò vicepresidente della FIFA.
Le prime edizioni
La prima edizione, 1961/62, ebbe una finale tutta olandese: l’Ajax superò il Feyenoord, due club che di lì a poco si sarebbero fatti conoscere in tutta Europa. Gironi all’italiana da quattro squadre con andata e ritorno, poi turni a eliminazione diretta: per sei edizioni la coppa ebbe un unico vincitore.
Le italiane arrivarono l’anno dopo e il Padova andò subito in fondo. Superò il Pécsi Dózsa 7-3 in semifinale e il 3 aprile 1963 affrontò lo Slovnaft Bratislava allo stadio Appiani. I biancoscudati furono beffati in Zona Cesarini da un rigore concesso dall’arbitro svizzero Keller.
L’anno seguente toccò al Modena, di nuovo contro lo Slovnaft. I canarini persero il doppio confronto, ma presentarono reclamo per le sostituzioni degli slovacchi nella gara d’andata, che all’epoca non erano ammesse. Il regolamento in francese in mano al Modena le vietava, quello in tedesco dei dirigenti cecoslovacchi le permetteva. Finì con un “volemose bbene”: entrambe passarono il turno, il sorteggio le rimise una contro l’altra e il campo diede ancora ragione allo Slovnaft, che vinse la coppa anche in quell’edizione.
Le edizioni senza vincitore
Dal 1967 i problemi di calendario per la fase finale fecero abbandonare la formula iniziale. Restarono i gironi da quattro squadre, giocati con andata e ritorno tra giugno e agosto, e chi vinceva il proprio era considerato vincitore a pari merito: una modesta coppetta e un premio in denaro piuttosto sostanzioso. Britanniche e iberiche snobbarono il torneo fin dall’inizio, mentre le italiane alternarono comparse dignitose a figuracce clamorose.
Nel 1967 tornarono in lizza Brescia, Atalanta, Foggia e Lanerossi Vicenza, senza risultati degni di nota. L’anno dopo gli organizzatori tentarono il rilancio con squadre di richiamo: Ajax, Feyenoord, Anderlecht, Atletico Madrid, Sporting Lisbona e, per l’Italia, Inter e Torino. Non funzionò. L’Inter si ritirò dopo due partite, il Toro salvò la faccia arrivando secondo nel girone a tre e battendo 5-2 gli spagnoli.
Negli anni Settanta, con il nome cambiato più volte (Coppa Rappan, Coppa d’Estate, Intertoto, Coppa Internazionale), a vincere i gironi erano soprattutto cecoslovacchi e svedesi, aiutati dal calendario: Slovan Bratislava, Slavia Praga, IFK Göteborg e il Malmö, che detiene il record di vittorie e di punti.
L’estate del 1978
Nel 1978 la stagione fu accorciata per i Mondiali in Argentina e una prima edizione dell’Intertoto si giocò già a maggio, con diverse squadre di primo piano schierate in formazioni rimaneggiate. L’Italia ne iscrisse sette. Alcune non salvarono la faccia, la Lazio ci andò vicina ma fu beffata dalla differenza reti, che consegnò il girone ai belgi del Beerschot di Anversa. Il Perugia, ambizioso e affamato di ribalta, vinse il suo raggruppamento senza problemi e fu la prima squadra italiana a iscrivere il proprio nome tra le vincenti. Nella stagione successiva chiuse la Serie A al secondo posto senza aver perso una partita. Il tentativo non ebbe seguito e il torneo tornò alla formula tradizionale.
La svolta del 1995
Nell’estate 1995 il torneo, fino ad allora soltanto riconosciuto, entrò nell’attività ufficiale dell’UEFA e diventò la quarta competizione continentale. Era un “esame di riparazione” per chi era rimasto fuori dalle coppe maggiori: chi lo vinceva rientrava dalla porta di servizio in Coppa UEFA. I posti in palio scesero a due e poi a tre, le iscrizioni non furono più libere e servì un piazzamento tra le prime dieci del proprio campionato. L’Italia, all’inizio, restò a guardare.
Le inglesi, Tottenham in testa, mandarono in campo formazioni raccogliticce e presero rovesci da squadra materasso. I francesi invece la presero sul serio: tra il 1995 e il 1998 sei loro club si qualificarono alla Coppa UEFA, su undici posti disponibili.
Il Bordeaux di Zidane
Il caso più celebre resta quello del Bordeaux. La sua stagione europea cominciò il 1° luglio con l’Intertoto e finì a maggio con una finale di Coppa UEFA. In squadra c’erano Zinedine Zidane, Bixente Lizarazu e Christophe Dugarry, guidati da Gernot Rohr. Ai quarti trovarono il Milan, che aveva già eliminato lo Strasburgo, l’altra francese arrivata dall’Intertoto.
Dopo il 2-0 subito a San Siro, i girondini vinsero 3-0 al ritorno, con due gol di Dugarry, e il Milan di Baresi e Baggio uscì strapazzato. In semifinale toccò allo Slavia Praga. In finale il Bayern Monaco vinse 2-0 a Monaco, dove Zidane e Dugarry erano squalificati, e 3-1 in Francia. Il Bordeaux è rimasto l’unica squadra arrivata a una finale di Coppa UEFA partendo dall’Intertoto.
Molti anni dopo Zidane avrebbe detto del club e della città: «È lì che è cominciato tutto per me». Dopo l’Europeo del 1996 lui passò alla Juventus e Dugarry al Milan.
Le italiane dopo il 1995
Le squadre italiane arrivarono più tardi, ma quando arrivarono lasciarono il segno. Nel 1998 vinse il Bologna, che superò per 3-0 complessivo il Ruch Chorzów. L’anno dopo toccò alla Juventus di Carlo Ancelotti: dopo la sconfitta nello spareggio con l’Udinese per un posto in Coppa UEFA, i bianconeri dovettero cominciare la stagione a luglio. All’andata della finale contro il Rennes una doppietta di Filippo Inzaghi fissò il 2-0. Al ritorno, in Francia, Antonio Conte e Gianluca Zambrotta ribaltarono il vantaggio firmato da El Hadji Diouf, e Nonda pareggiò al terzo minuto di recupero: il 2-2 bastava per la coppa. In campo c’erano anche Alessandro Del Piero e Zidane, con Edwin van der Sar in porta.
Nel 2000 vinse l’Udinese, 6-4 complessivo sullo Sigma Olomouc, e nel 2003 il Perugia.
Gli ultimi anni
Dal 1998 al 2005 partivano ogni estate 60 squadre, 61 dal 2003 con il Kazakistan, in cinque turni a eliminazione diretta. Dal 2006 le iscritte scesero a 49, i turni a tre e le qualificate alla Coppa UEFA salirono a undici.
Nel 2001 il Newcastle di Bobby Robson perse la finale contro il Troyes per la regola dei gol in trasferta, dopo un 4-4 in casa. Nel 2002 il Fulham vinse l’Intertoto insieme a Málaga e Stoccarda, battendo in finale il Bologna. Per i londinesi fu la prima volta in Europa e otto anni dopo, dopo aver battuto la Juventus 4-1 a Craven Cottage, arrivarono fino alla finale di Europa League, persa 2-1 con l’Atletico Madrid ai supplementari.
Il 30 novembre 2007 l’UEFA decise la trasformazione della Coppa UEFA in Europa League, a partire dal 2009-10, e l’Intertoto venne abolita. L’ultima edizione si giocò nel 2008.
Il bilancio per nazioni
A livello di nazioni il record è della Francia, con 12 successi: Bordeaux, Strasburgo, Guingamp, Auxerre, Bastia, Lione, Montpellier, PSG, Troyes, Lilla, Marsiglia e Lens. Seguono la Germania con 8, la Spagna con 5, poi Inghilterra e Italia con 4: West Ham, Aston Villa, Fulham e Newcastle da una parte, Bologna, Juventus, Udinese e Perugia dall’altra. Danimarca e Portogallo hanno un successo ciascuna, con Silkeborg e Sporting Braga.
Nata per tenere accese le schedine d’estate, l’Intertoto si spense nel 2008 senza aver mai avuto un trofeo vero. Dalla sua porta di servizio, però, era uscita anche una finale di Coppa UEFA.