Mario Da Pozzo e quel record lontano

Per novantuno giorni nessun attaccante della Serie A riuscì a battere Mario Da Pozzo. Il portiere del Genoa chiuse la porta a fine ottobre del 1963 e la riaprì soltanto a fine gennaio, davanti al Bologna che rincorreva lo scudetto. Il suo record resse per nove anni, e una partita sospesa per nebbia lo rende più lungo di quanto dicano gli annuari.

Il portiere di Legnago

Mario Da Pozzo aveva ventiquattro anni all’inizio del campionato 1963-64. Era nato a Legnago, in provincia di Verona, e in Serie A aveva esordito prima dei vent’anni con la maglia dell’Inter, dove faceva il vice di Matteucci.

In quella prima esperienza le presenze furono due. Seguì una stagione in prestito al Catanzaro, in Serie B, poi il ritorno a Milano con tre partite giocate nel 1960-61, quando il titolare era Lorenzo Buffon. Il 16 aprile 1961 lo troviamo in porta a Torino contro la Juventus, in una partita sospesa sullo 0-0 per l’invasione di campo dei tifosi. L’incontro fu ripetuto a giugno e l’Inter, per protesta, mandò in campo la Primavera, che perse 9-1. Per Da Pozzo restò una domenica senza valore ufficiale.

Nel 1961 arrivò il passaggio al Genoa. Da Pozzo giocò trentadue partite nel torneo di Serie B vinto dai rossoblù nel 1961-62 e si confermò titolare. Con il Genoa vinse anche due Coppe delle Alpi, nel 1962 e nel 1964, e nella finale del primo trofeo contro il Grenoble fu tra i migliori in campo.

Un Genoa con nuove ambizioni

Per il Genoa quell’annata si apre all’insegna dell’entusiasmo. Giacomo Berrino diventa presidente dopo una lunga serie di gestioni dirigenziali precarie e forma un consiglio affidabile sul piano economico e animato da intenzioni serie.

Il nuovo allenatore arriva da Torino ed è Beniamino Santos, argentino, che in maglia granata era stato un giocatore apprezzato dopo Superga e poi un tecnico moderno, ricco di idee. È un uomo mite, attento ai rapporti umani, e trasmette il suo credo alla squadra senza forzature. Dopo quasi vent’anni di bassa marea, il Genoa torna a navigare in acque tranquille.

Santos si porta dietro Chico Locatelli, oriundo argentino come lui, il centravanti Piaceri e un giovane terzino, Fossati. Dall’Inter viene preso l’esperto Bicicli. In squadra c’è già Gigi Meroni, ala di vent’anni, di cui l’allenatore intuisce subito le qualità: lo promuove titolare fisso e non lo toglie più.

La difesa prende forma

Il campionato parte con un pareggio a Bologna. Poi il Genoa perde in casa con il Catania, anche a causa di un’invasione di campo, e attraversa qualche settimana di crisi. Santos si concentra sul reparto difensivo, che all’inizio balla parecchio.

Ne esce una retroguardia con un’identità precisa. Davanti a Da Pozzo giocano Bagnasco e Bruno come terzini, Bassi come stopper, solido e appiccicoso, e Colombo libero. A copertura c’è Rivara o Baveni in mediana, mentre Bicicli fa da collegamento con l’attacco.

Più avanti agiscono Locatelli in rifinitura, Piaceri che attacca di petto e Meroni, che punge con accelerazioni velenose.

Il 27 ottobre a Marassi

Il 27 ottobre 1963 il Genoa batte la Fiorentina 2-1. Gli ospiti sono una squadra di valore: in porta c’è Albertosi, in campo ci sono anche Hamrin, Maschio, Brugnera e Bartù. Meroni comincia subito a far impazzire il suo marcatore, Castelletti, e firma una doppietta, al 18′ e al 52′. A venti minuti dalla fine Kurt Hamrin, l’«Uccellino» svedese, accorcia su rigore. Quel giorno va tenuto a mente, perché da lì in avanti Da Pozzo non raccoglie più il pallone in fondo alla rete.

Il Genoa comincia ad allungare la serie di partite senza gol subiti. Contro l’Atalanta, il Mantova, il Lanerossi, la SPAL e il Bari finisce sempre 0-0. Il Messina viene battuto per 3-0, con reti di Baveni, Piaceri e un’autorete di Derlin, che in seguito vestirà anche la maglia rossoblù. Contro la Juventus arriva un altro 0-0 e la serie si chiude con il derby con la Sampdoria, vinto 1-0 da un gol di Piaceri.

Il conto complessivo, dalla Fiorentina al Bologna, riguarda dieci partite ufficiali, undici se si aggiunge quella sospesa a San Siro. In mezzo ci sono sei pareggi a reti bianche e due vittorie, tutte con la porta rimasta intatta.

A fine girone d’andata Da Pozzo è un uomo copertina, sinonimo di invulnerabilità. Il portiere è in forma splendida e ha un morale a prova di bomba. Il merito però è di tutta la difesa, che si è assestata in modo mirabile, protetta da Bicicli e da Pantaleoni.

Arriva il Bologna

Il 26 gennaio 1964 a Marassi arriva il Bologna di Fulvio Bernardini. È una squadra lanciatissima, macchina da gol e da spettacolo, reduce da otto vittorie consecutive e salita in vetta accanto al Milan. Il suo allenatore aveva una frase per descriverne il gioco: «Così si gioca solo in paradiso».

Sul campo scendono queste formazioni. Genoa, allenatore Santos: Da Pozzo, Bagnasco, Bruno, Colombo, Bassi, Rivara, Meroni, Pantaleoni, Piaceri, Locatelli, Bicicli. Bologna, allenatore Bernardini: Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller, Pascutti.

Il primo tempo finisce senza reti. Bassi annulla il cannoniere danese Harald Nielsen, che i tifosi chiamano «Dondolo» per l’andatura ciondolante, e la difesa del Genoa regge senza affanni. Otto minuti dopo l’intervallo, però, Fogli alza un pallonetto poco pericoloso e lo stesso Bassi, in piena area, ferma la palla con la mano. L’eroe della partita diventa il giustiziere della propria squadra. L’arbitro Jonni indica il dischetto.

Va a battere Helmut Haller e sembra un segno del destino. La serie di Da Pozzo era cominciata dopo un rigore di uno straniero con l’iniziale H, Hamrin, e ora la ferma il rigore di un altro straniero con l’iniziale H. Il tedesco non abbocca alle finte del portiere e segna. Il conto si arresta a 791 minuti.

La malinconica domenica di Da Pozzo non è finita, perché Pascutti, specialista dei gol di testa in tuffo, lo trafigge stavolta con un pallonetto. Il Bologna vince 2-0.

Il pezzo di Dardanello

Da Genova scrive per «Lo Sport Illustrato» un giovane cronista, Piero Dardanello. L’articolo comincia così: «Non è vero che i sogni muoiono all’alba». Il cronista prosegue dicendo che, a dar retta a Da Pozzo, il suo sogno è morto a Marassi alle 15,38 di una domenica pomeriggio.

Altri sogni, secondo Dardanello, stanno per realizzarsi: quelli del Bologna, ormai senza maschere e libero da impegni di coppa a metà settimana, candidato numero uno allo scudetto.

Dardanello ci aveva visto giusto. Il Bologna vinse il titolo, il settimo della sua storia, battendo l’Inter 2-0 nello spareggio giocato a Roma il 7 giugno. Il Genoa chiuse il campionato all’ottavo posto.

La nebbia di San Siro

Chi consulta gli annuari del 1963-64 può restare ingannato. La serie di Da Pozzo sembra interrotta dalla sconfitta a San Siro contro l’Inter, alla quindicesima giornata, in programma il 5 gennaio 1964. Quella partita fu giocata davvero solo il 29 gennaio, tre giorni dopo quella con il Bologna, e la vinsero i nerazzurri con un gol di Milani.

Il 5 gennaio le due squadre erano scese in campo, ma l’incontro venne sospeso per nebbia al quindicesimo minuto del secondo tempo, con il Genoa in vantaggio per una rete di Piaceri. Nacque qualche polemica, ovviamente di parte genoana: c’era chi sosteneva che la visibilità, al momento dello stop, non fosse peggiorata poi tanto rispetto al fischio d’inizio. La partita ripartì da zero.

Sessanta minuti restano quindi senza valore ufficiale, e in quei sessanta minuti Da Pozzo non subì gol. Aggiunti ai 791 del record, portano il conto a 851. Dall’altra parte c’era l’Inter di Helenio Herrera, la squadra con cui il portiere aveva esordito in Serie A, la stessa che a maggio avrebbe vinto la Coppa dei Campioni contro il Real Madrid.

I record di prima e di dopo

Le fonti divergono di un minuto, c’è chi scrive 791 e chi 792, ma il senso della serie non cambia. Prima di Da Pozzo il primato del dopoguerra apparteneva a Glauco Vanz, portiere del Bologna, che nel 1946-47 aveva resistito per 574 minuti prima di arrendersi al Grande Torino, vincitore per 4-0. Gli statistici dell’epoca ricordarono anche Cesare Valinasso, che con la Juventus nel 1934-35 si era fermato a 682. Era il limite più alto del campionato a girone unico, e Da Pozzo lo superò di oltre cento minuti.

Poi vennero gli altri. Dino Zoff, con la Juventus, nel 1972-73 portò la soglia a 903 minuti. Sebastiano Rossi, con il Milan, la spostò a 929 nel 1993-94. Gigi Buffon, nel 2016, superò quota 970. Nonostante questo, la serie di Da Pozzo è ancora la quarta più lunga nella storia della Serie A.

Dopo il record

L’estate del 1964 cambiò la faccia del Genoa. Meroni venne ceduto al Torino per 300 milioni di lire, tra le proteste dei tifosi, e a Torino sarebbe morto nel 1967, a soli ventiquattro anni. Beniamino Santos morì in un incidente stradale in Galizia, tre settimane dopo la vittoria del Genoa nella Coppa delle Alpi a Berna. Nel 1964-65 la squadra finì terzultima e retrocesse in Serie B.

Da Pozzo rimase a Genova fino al 1965 e poi giocò quattro anni a Varese e altri quattro a Mantova. Nel 1970-71, in maglia biancorossa, resistette per 878 minuti in Serie B, un altro record, questa volta della categoria. Chiuse la carriera con una breve parentesi al Napoli, dove fu il secondo di Carmignani senza scendere in campo, e con gli ultimi anni al Verona.

Quei 791 minuti gli hanno garantito un posto d’onore nella storia del Genoa e restano il momento più alto della sua carriera. Per tre mesi, con lui in porta, la squadra di Santos non conobbe sconfitte.


Autore: Storie di Calcio