Vincere con undici gol di scarto: nel calcio dei primi anni Ottanta un’aritmetica del genere nessuno l’aveva mai dovuta affrontare sul serio. Eppure è esattamente ciò che la Spagna deve fare, la sera del 21 dicembre 1983, per issarsi a Euro 84 scavalcando l’Olanda nel gruppo 7 delle qualificazioni.
Il calcolo è spietato. Gli olandesi hanno chiuso il proprio programma quattro giorni prima, travolgendo la stessa Malta per 5-0 e portando la differenza reti a +16, con 13 punti in classifica. La Spagna arriverà a fine serata con lo stesso bottino di punti, ma parte da una differenza reti di appena +5: per superare gli Oranje serve un ribaltone clamoroso, contro una squadra già battuta di misura, 3-2, nella gara d’andata. Il compito sembra proibitivo anche per un altro motivo: nelle precedenti sette gare del girone gli spagnoli avevano segnato appena dodici reti in totale.
Sulla carta, i conti non tornano. Ma il calcio, si sa, non si gioca sulla carta.
Le parole di Bonello
Ad alimentare la tensione della vigilia ci pensa il portiere maltese John Bonello, che si lascia andare a una battuta destinata a diventare leggenda: «La Spagna non potrebbe segnare undici gol nemmeno contro una squadra di bambini». Non contento, Bonello rincara la dose: se gli avessero segnato undici reti, giura, non sarebbe più tornato in patria.
La Federazione spagnola, dal canto suo, rinvia l’intera giornata di Liga del sabato precedente pur di lasciare alla nazionale una settimana di lavoro senza distrazioni. Il commissario tecnico Miguel Muñoz sceglie un modulo apertamente sbilanciato in avanti, un 3-4-3 di fatto, rinunciando quasi del tutto alla copertura difensiva. Malta arriva a Siviglia con la preparazione compromessa dalle piogge che, nei giorni precedenti, hanno reso impraticabile il terreno dell’Estadio Benito Villamarín, impedendo agli ospiti qualunque allenamento sul campo di gara.
Le formazioni scese in campo davanti a 18.871 spettatori restano scolpite nella memoria di chi c’era.
Spagna: Buyo; Goikoetxea, Camacho, Maceda, Señor; Víctor Muñoz, Gordillo, Sarabia, Carrasco; Santillana, Rincón.
Malta: Bonello; Azzopardi, E. Farrugia, Holland, Buttigieg; Fabri, Degiorgio, Spiteri Gonzi, R. Farrugia; Tortell, Demanuele.
Era tutto pronto. Mancava solo che la palla cominciasse a rotolare.
Il palo di Señor e il 3-1 dell’intervallo

Sono le nove di sera quando il turco Erkan Göksel dà il calcio d’inizio. Al terzo minuto arriva subito un rigore per la Spagna: sul dischetto si presenta Juan Antonio Señor, ma il suo tiro s’infrange sul palo. Un brutto presagio, seguito poco dopo da un altro legno colpito.
Poi, finalmente, si sblocca tutto. Al 15° Santillana porta avanti le Furie Rosse, ma il vantaggio dura appena nove minuti: al 24° Michael Degiorgio pareggia per Malta, gelando lo stadio. È il momento più basso della serata spagnola. Santillana, però, non si ferma: segna ancora al 26° e al 29°, fissando il risultato sul 3-1 con cui le squadre vanno negli spogliatoi.
Tre gol in quarantacinque minuti erano già un bottino ragguardevole. Ma per qualificarsi, alla Spagna ne servivano altri nove. Senza subirne uno.
La valanga della ripresa
Il secondo tempo si trasforma in tutt’altra partita. Basta un minuto per il gol di Hipólito Rincón, che sfrutta subito lo sbandamento maltese. Il centravanti spagnolo raddoppia la propria conta personale al 57°, prima che tra il 62° e il 63° il difensore Antonio Maceda infili una doppietta che manda in delirio il Villamarín. Al 64° arriva la tripletta di Rincón.
Con il punteggio sull’8-1 e la partita ormai fuori controllo, Malta perde anche Degiorgio, espulso, riducendosi in dieci uomini. Santillana firma la sua quarta rete personale al 75°, Rincón risponde con la quarta al 78°, Manuel Sarabia porta il conto sull’11-1 all’80°. Mancano ancora dieci minuti al fischio finale quando Juan Antonio Señor — lo stesso che aveva fallito il rigore del terzo minuto — trasforma l’ennesima occasione e firma il gol che vale la qualificazione: il dodicesimo. Chissà se, in quell’istante, gli tornò in mente il palo di inizio partita. Un tredicesimo gol, arrivato nel recupero, viene annullato dall’arbitro.
Il tabellone segna 12-1. La qualificazione è compiuta.
Dodici a uno, e la beffa per l’Olanda
Al triplice fischio il Villamarín esplode. Miguel Muñoz parla apertamente di un miracolo, mentre a centinaia di chilometri di distanza l’Olanda fatica a credere a quanto sta accadendo sui teleschermi: la differenza reti, per una volta, ha ribaltato ogni pronostico, e sono le Furie Rosse a volare a Euro 84 a spese degli Oranje.
L’ombra del doping

Nei giorni successivi circolano le prime voci: presunti approcci ai giocatori maltesi, sospetti sull’arbitraggio, illazioni mai sopite. Ma le accuse più clamorose arrivano solo trentacinque anni più tardi, nel 2018, quando alcuni protagonisti maltesi rompono il silenzio. L’allenatore Victor Scerri racconta di un uomo in camice bianco che, all’intervallo, avrebbe distribuito ai suoi giocatori dei limoni, dopo i quali si sarebbero sentiti «come ubriachi». Silvio Demanuele parla invece di una schiuma bianca alla bocca dei calciatori spagnoli, incapaci di smettere di bere acqua per tutta la ripresa.
La Federazione spagnola respinge le accuse e minaccia querele. Come spesso accade in questi casi, non verrà mai provato nulla.
Il dopo: la finale, la rivincita, Bonello e la birra
La Spagna, uscita indenne dal proprio miracolo, arriva a sorpresa fino alla finale di Euro 84, perdendo a Parigi contro la Francia padrona di casa. L’Olanda dovrà invece attendere quattro anni per la propria rivincita, quella vera: il trionfo agli Europei del 1988 in Germania.
A chiudere il cerchio, nel modo più ironico possibile, ci pensa proprio John Bonello. Nel 2008 il portiere che aveva giurato di non tornare a Malta in caso di undici gol subiti compare in una pubblicità spagnola della birra Amstel. A Malta, c’è chi non l’ha presa benissimo…