Ogni weekend in cui il Derby County scende in campo al Pride Park, dagli altoparlanti risuonano ancora le note di una canzone scritta per un uomo morto nel 1938. È il modo in cui i tifosi delle Rams ricordano che il loro più grande cannoniere, pur sepolto da quasi novant’anni, non ha mai smesso davvero di vegliare sulla squadra. Pochi calciatori nella storia del football inglese hanno meritato un simile tributo, eppure Steve Bloomer ci riuscì a suon di gol, con un fisico d’acciaio nascosto sotto un viso quasi angelico e una fame realizzativa che i suoi contemporanei descrivevano come fuori dal comune.
Da Cradley a Derby
Bloomer nacque a Cradley il 20 gennaio 1874. Aveva appena cinque anni quando la famiglia si trasferì a Derby, dove il padre Caleb Bloomer trovò lavoro in una fonderia locale. Fu lì, tra i campetti della St James’ School, che il ragazzo scoprì di avere un dono per il gol: in una sola partita delle leghe minori del Derbyshire arrivò a segnarne quattordici, un numero che cominciò presto a far parlare di lui ben oltre i confini della contea.
L’apprendistato tra i dilettanti
Prima di diventare professionista, Bloomer passò per i Derby Swifts e per il Tutbury Hawthorn, mantenendo a lungo lo status di dilettante per poter continuare a giocare nelle squadre minori a cui era affezionato. Fu in quegli anni che il centravanti della nazionale inglese John Goodall notò il suo talento e decise di prenderlo sotto la propria ala. Bloomer non dimenticò mai quella lezione: «Goodall si accorse delle mie potenzialità quando ero ragazzo. Mi ha allenato, mi ha portato al Derby County e ha giocato assieme a me senza mai smettere di darmi preziosi suggerimenti e consigli. Era un calciatore meraviglioso e un vero gentleman. Non ho mai conosciuto nessuno che sapesse di calcio come il mio amico Goodall».
L’esordio tra i grandi
La firma per il Derby County arrivò nel 1892. Nell’amichevole d’esordio contro il Darley Dale, Bloomer segnò quattro reti in un solo pomeriggio, un biglietto da visita che non lasciava dubbi. Il debutto ufficiale in Prima Divisione, il 3 settembre dello stesso anno contro lo Stoke City, confermò le attese: nonostante la giovanissima età, chiuse la prima stagione con 11 gol in 28 presenze, in un’annata comunque complicata per il club, che sfiorò la retrocessione.
La stagione 1894/95 fu tra le più difficili: il Derby arrivò quindicesimo e fu costretto a disputare uno spareggio salvezza contro il Notts County a Filbert Street. Sotto di un gol a sette minuti dal termine, furono proprio le reti di Goodall e Bloomer a evitare la caduta in Seconda Divisione.
I primi colori d’Inghilterra
La stagione 1893/94 portò invece soddisfazioni enormi: 18 reti e un terzo posto finale per il Derby. L’anno seguente arrivò la prima convocazione in Nazionale, con il debutto contro l’Irlanda in un 9-0 firmato in gran parte da lui, da Goodall e da Basset. Il 6 aprile 1895 arrivò anche il primo gol contro la Scozia, in un 3-0 che avrebbe aperto una lunga serie di presenze con la maglia d’Inghilterra.
L’allora presidente della Football Association, Frederick Wall, lo considerava semplicemente il miglior cannoniere mai visto: «Era un tiratore eccezionale, e i suoi splendidi passaggi erano generalmente effettuati di prima. Steve faceva errori naturalmente, come tutti, ma era una spanna sopra tutti come goleador. I portieri dicevano che non sapevano mai con che piede avesse calciato».
Capocannoniere e lutto
Il 1895/96 fu un anno agrodolce. Il Derby chiuse al secondo posto alle spalle dell’Aston Villa, e Bloomer timbrò anche cinque reti in una sola partita contro il Galles. Ma quella stagione restò segnata soprattutto dalla morte del fratello minore Philip, anche lui in forza al Derby come terzino, stroncato da una peritonite. Nonostante il dolore, Bloomer chiuse l’annata da capocannoniere della Prima Divisione con 22 reti in 25 gare, bissando l’impresa l’anno successivo con 24 reti in 29 presenze.
Tre finali, nessun titolo
Tra il 1898 e il 1903 il Derby County raggiunse tre finali di FA Cup, e in tutte e tre Bloomer fu tra i grandi protagonisti, senza però mai riuscire ad alzare il trofeo. Nel 1898, dopo aver eliminato Aston Villa, Wolverhampton Wanderers, Liverpool ed Everton, il Derby cadde 3-1 contro il Nottingham Forest: l’unico gol fu suo. L’anno successivo arrivò un’altra sconfitta, 4-1 contro lo Sheffield United, e nel 1903 un pesante 6-0 contro il Bury chiuse definitivamente i sogni di gloria in coppa. In entrambe le prime due stagioni, comunque, Bloomer si laureò ancora capocannoniere del campionato.
Il gol più drammatico
Tra le tante reti segnate in Nazionale, una in particolare entrò nella leggenda. Nel marzo 1901, contro la Scozia, l’Inghilterra era sotto 2-1 a dieci minuti dalla fine su un campo reso un pantano dalla pioggia. Il giornalista Catton raccontò così quel momento: «A dieci minuti dal novantesimo la Scozia era in vantaggio e tutti davano il match ormai perso. Proprio allora Bloomer prese la palla e, con le ultime riserve di energia, percorse quasi tutto il campo fino all’area avversaria per scaraventarla in rete. Al termine Bloomer disse che era stata la rete più faticosa mai fatta. L’onore dell’Inghilterra era stato salvato».
L’addio al Derby e il record in azzurro
Nel 1906, a 32 anni, Bloomer passò al Middlesbrough per 750 sterline, lasciando il Derby con un bottino di 240 reti in 376 presenze che lo avrebbe consacrato per sempre come il capocannoniere di sempre del club. Anche a Teesside continuò a segnare con regolarità, risultando ancora miglior marcatore della squadra nelle due stagioni successive.
L’ultima presenza in Nazionale arrivò il 6 aprile 1907, a 33 anni, con il gol dell’1-1 finale ancora contro la Scozia. Il bilancio complessivo con la maglia d’Inghilterra resta clamoroso: 28 reti in 23 presenze, otto British Home Championship vinti, 19 gol nelle prime dieci partite e il record, tuttora unico, di aver segnato quattro reti in una sola gara per ben due volte.
Il ritorno a casa e il ritiro
Nel 1910 Bloomer tornò al Derby County, nel frattempo scivolato in Seconda Divisione. A 37 anni compiuti, contribuì ancora in maniera decisiva alla promozione in Prima Divisione. L’ultimo pallone calciato in carriera fu contro il Burnley nel 1914, undici giorni dopo aver compiuto quarant’anni.
La prigionia di Ruhleben
Proprio nel 1914 Bloomer partì per la Germania per allenare il Britannia Berlin 92, ma tre settimane dopo il suo arrivo scoppiò la Prima guerra mondiale. Fu internato nel campo di prigionia civile di Ruhleben, alla periferia di Berlino, insieme ad altri quattromilacinquecento uomini stipati in undici ex scuderie. Fu lì che, insieme ad altri calciatori professionisti prigionieri come Fred Pentland, John Cameron e Fred Spiksley, diede vita alla Ruhleben Football Association, organizzando tornei di calcio e di cricket che coinvolsero centinaia di internati davanti a migliaia di spettatori improvvisati. Anni più tardi Bloomer avrebbe riassunto così quell’esperienza: «Io e molti altri non saremmo sopravvissuti senza il calcio». Durante la lunga prigionia, durata quasi quattro anni, gli giunse anche la notizia della morte della figlia Violet, un dolore che lo fece sprofondare per settimane prima che fossero proprio i suoi compagni di squadra a tirarlo fuori dallo sconforto.
L’allenatore e l’eredità
Dopo l’armistizio, Bloomer proseguì la carriera da allenatore in giro per l’Europa. Nel 1923 guidò il Real Unión in Spagna, portandolo l’anno seguente alla conquista della Copa del Rey contro il Barcellona. Nel 1925 fece ritorno in Inghilterra, chiamato sulla panchina del suo amato Derby County.
Steve Bloomer morì il 16 aprile 1938. Soprannominato «Paleface» per il suo incarnato chiarissimo, nascondeva dietro quell’aspetto quasi fragile un fisico d’acciaio e una volontà di vincere che ne fecero la più grande macchina da gol della sua epoca, tanto da essere ricordato ancora oggi come il primo vero eroe popolare del calcio inglese: 317 reti in 536 partite di campionato restano lì a dimostrarlo, insieme a quella canzone che, prima di ogni partita casalinga del Derby, continua a ricordare a tutti che Bloomer sta ancora guardando.