Ottantasettemila posti oggi, oltre centomila per gran parte della sua storia: pochi stadi al mondo portano sulle spalle un peso simile di memoria calcistica. Sorto su un terreno di roccia vulcanica nel quartiere di Santa Úrsula, a sud di Città del Messico, l’Estadio Azteca ha attraversato sei decenni restando sempre al centro della scena, dal primo Mondiale conquistato da Pelé fino alla cerimonia d’apertura della Coppa del Mondo 2026.
Un progetto nato dalla televisione
L’idea dello stadio porta la firma di Emilio Azcárraga Milmo, magnate delle telecomunicazioni messicane e fondatore di Televisa. Nel 1959 Azcárraga acquistò il Club América, la squadra più seguita della capitale, e l’anno successivo chiamò Guillermo Cañedo de la Bárcena alla presidenza del club.

Insieme fondarono un consorzio, la Fútbol del Distrito Federal S.A., che coinvolse anche Necaxa e Atlante, e lavorarono alla candidatura del Messico per il Mondiale 1970. Per progettare l’impianto fu scelto l’architetto Pedro Ramírez Vázquez, già autore del Museo Nazionale di Antropologia, affiancato da Rafael Mijares. I due visitarono gli stadi di Buenos Aires, Roma, Madrid, Parigi, Londra, Mosca e Varsavia prima di disegnare un anfiteatro pensato per oltre centomila spettatori.
I lavori iniziarono nel 1961 nel quartiere di Tlalpan e durarono quattro anni: 800 operai, 35 ingegneri e 42.000 metri cubi di cemento. Il nome fu scelto con un concorso popolare, vinto da un cittadino di León che ricevette in premio due posti validi per 99 anni.
L’inaugurazione
Il 29 maggio 1966 l’Estadio Azteca aprì i cancelli davanti a 107.494 spettatori, tra cui il presidente della FIFA Stanley Rous e il presidente messicano Gustavo Díaz Ordaz. Sul campo si affrontarono il Club América e il Torino, allenato da Nereo Rocco: la gara finì 2-2.
Il primo gol della storia dello stadio porta la firma di un brasiliano naturalizzato messicano, Arlindo dos Santos, che insaccò al decimo minuto. Un segno, forse, del legame speciale che l’impianto avrebbe stretto negli anni a venire con il calcio sudamericano.

Le Olimpiadi del 1968
Due anni dopo l’Estadio Azteca ospitò le gare di calcio delle Olimpiadi, condividendo il torneo con lo Stadio Olimpico Universitario. Vi si giocò la finale, vinta dall’Ungheria sulla Bulgaria per 4-1, e la sfida per il bronzo tra Giappone e Messico, seguita da oltre 105.000 persone: un record di affluenza per un torneo olimpico di calcio mai più eguagliato.
Nello stesso anno, un’amichevole tra Messico e Brasile richiamò 119.853 spettatori, tuttora una delle cifre più alte mai registrate in uno stadio di calcio.
La partita del secolo
Nel 1970 il Messico ospitò la sua prima Coppa del Mondo e l’Estadio Azteca ne fu il cuore pulsante, con dieci partite disputate tra le sue mura. Il 17 giugno vi si giocò la semifinale tra Italia e Germania Ovest, passata alla storia come “la Partita del Secolo”: gli Azzurri si imposero 4-3 dopo i tempi supplementari, in una gara talmente memorabile da meritare una targa commemorativa fuori dallo stadio.
Nella finale, il 21 giugno, il Brasile di Pelé travolse l’Italia per 4-1, conquistando in via definitiva la Coppa Jules Rimet. Quel pomeriggio l’Azteca fu testimone del colpo di testa di apertura di Pelé e del gol di Carlos Alberto Torres, nato da un’azione corale considerata tra le più belle della storia del calcio. Ancora oggi Melquiades Sánchez, speaker dello stadio fin dal 1966, ricorda quella squadra con parole semplici: “fu meraviglioso vedere la magia del grande astro brasiliano”.

La “Mano de Dios”
Dopo il 1970, in molti pensavano che l’Azteca avesse già consegnato il suo capitolo più importante alla storia. Nel 1983, però, quando la Colombia rinunciò a organizzare il Mondiale 1986 per motivi economici, la FIFA tornò a bussare alla porta del Messico. Il terribile terremoto che nel 1985 provocò circa 10.000 vittime non impedì allo stadio di arrivare pronto all’appuntamento: anzi, i lavori di ammodernamento ne portarono la capienza a quasi 115.000 posti.
Fu in questa edizione che Diego Armando Maradona si prese lo stadio. Il 22 giugno, nel quarto di finale contro l’Inghilterra, segnò i due gol più celebri della storia dei Mondiali: la “Mano de Dios”, un pugno travestito da colpo di testa sfuggito all’arbitro, e il “Gol del Secolo”, una cavalcata solitaria di sessanta metri partita dalla propria metà campo. Pochi giorni dopo, sempre all’Azteca, Maradona firmò una doppietta anche nella semifinale contro il Belgio, spalancando le porte della finale.
Il 29 giugno l’Argentina superò per 3-2 la Germania Ovest proprio all’Estadio Azteca, che divenne così il primo stadio al mondo ad aver ospitato due finali di Coppa del Mondo.
Non solo calcio
Negli anni l’Azteca ha accolto molto più del pallone. Michael Jackson ed Elton John vi si sono esibiti davanti a folle oceaniche, mentre nel 1993 lo stadio ha ospitato un incontro di pugilato tra Julio César Chávez e Greg Haugen, seguito da 132.274 spettatori: il record mondiale di presenze per un match di boxe. Nel 1999 Papa Giovanni Paolo II vi celebrò una messa davanti a 125.000 fedeli, trasformando per un giorno il tempio del calcio in un luogo di raccoglimento collettivo.
Il terzo Mondiale
Per il Mondiale 2026, organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, l’impianto è stato sottoposto a una ristrutturazione da circa 160 milioni di euro, finanziata in parte grazie alla vendita dei diritti di naming alla banca Banorte: per dodici anni lo stadio si chiamerà Estadio Banorte, mentre durante il torneo ha assunto il nome neutro di Estadio Ciudad de México, come richiesto dai regolamenti FIFA. I lavori hanno ridotto la capienza a 87.523 posti, ma hanno rinnovato illuminazione, spogliatoi e sistemi di accesso al campo.
L’11 giugno 2026 l’Estadio Azteca ha ospitato la cerimonia d’apertura e la partita inaugurale della Coppa del Mondo, con il Messico che ha superato per 2-0 il Sudafrica grazie alle reti di Julián Quiñones e Raúl Jiménez, in una gara segnata da tre espulsioni. Con quella serata lo stadio è diventato il primo impianto al mondo ad aver ospitato partite in tre edizioni diverse della Coppa del Mondo — 1970, 1986 e 2026 — e il primo ad aver aperto per tre volte il torneo iridato.
Dal gol di Arlindo dos Santos nel 1966 alla festa di Julián Quiñones sessant’anni dopo, l’Estadio Azteca ha costruito la sua leggenda una partita alla volta, continuando a scrivere nuove pagine di una storia che nessun altro stadio al mondo può raccontare.