L’Huddersfield di Chapman

Fra le colline del West Yorkshire, non lontano da Leeds, sorge Huddersfield, un borgo dove la tradizione pesa più della novità e gli abitanti ne vanno fieri. Qui, il 15 agosto 1908, nacque ufficialmente l’Huddersfield Town, la squadra di calcio che avrebbe portato il nome della città ben oltre i confini dello Yorkshire.

Il primo a guidarla fu Fred Walker, player-manager della prima ora, presente un mese dopo la fondazione quando il club disputò la sua gara d’esordio, un’amichevole vinta 2-1 contro il Bradford Park Avenue davanti a circa mille spettatori. L’inaugurazione vera e propria arrivò però solo il 2 settembre 1911, con l’ammissione alla Football Association e la presenza del presidente federale John McKenna, ex rugbista irlandese dai baffi importanti e lo sguardo severo.

Non tutto filò liscio. Lo stadio, appena ristrutturato dal celebre architetto Archibald Leitch, si rivelò pieno di difetti, al punto che il club arrivò a valutare un’azione legale contro di lui, salvo rinunciare per non aggravare un bilancio già in sofferenza. I problemi economici, del resto, non erano che all’inizio: dopo appena quattro anni di vita, l’Huddersfield finì in liquidazione. Fu rifondato nel 1919, ma rischiò ancora di scomparire quando Hilton Crowther, industriale laniero e proprietario del club, deluso da un pubblico ridotto a poche migliaia di persone, propose di trasferire il titolo sportivo a Leeds. Il progetto, per fortuna, non ebbe seguito: nacque invece, da quelle stesse ceneri, un nuovo club cittadino, il Leeds United.

Il nome dei Terriers

Il soprannome più noto della squadra arrivò soltanto nella stagione 1969/70, per un’idea di Bill Brooke, che accostò la grinta di una formazione giovane alla tenacia dei piccoli cani da caccia molto diffusi in quella zona. La scelta non era casuale: nella seconda metà dell’Ottocento, operai dei lanifici e minatori dello Yorkshire portavano con sé terrier a pelo lungo per tenere lontani i topi, tanto nelle fabbriche quanto nelle gallerie delle miniere di carbone. Le loro dimensioni ridotte e l’agilità permettevano di infilarsi negli spazi più stretti, persino in soccorso dei minatori in difficoltà. Il primo Yorkshire Terrier mai registrato risale al 1880, e fu battezzato, non a caso, Huddersfield Ben.

Per gran parte della sua storia, comunque, il club fu conosciuto semplicemente come “The Town”, nome che i tifosi usano ancora oggi. Ed è proprio negli anni Venti, quelli della gloria, che “The Town” trovò anche una colonna sonora: “Smile a While”, canzone popolare dell’epoca adottata dai sostenitori e destinata a restare legata per sempre ai suoi anni migliori, quelli guidati da un allenatore capace di cambiare per sempre il calcio inglese.

L’arrivo di Herbert Chapman

A Kiveton Park, piccolo villaggio minerario fra South Yorkshire e Nottinghamshire, crebbe Herbert Chapman, figlio di un minatore e destinato a diventare uno dei più grandi allenatori della storia del calcio. Come giocatore non fu memorabile: una mezzala tozza e robusta, che fra il 1897 e il 1907 vestì le maglie di dieci club diversi, sempre da dilettante, sfruttando la laurea in ingegneria mineraria per mantenersi nelle città dove di volta in volta giocava. Fu da allenatore, però, che trovò la sua vera vocazione: prima portò il Northampton Town alla vittoria in terza divisione, poi guidò il Leeds City fino al miglior piazzamento della sua storia, un quarto posto in seconda divisione nel 1913/14.

Quando il Leeds City fu radiato dalla Football League nel 1919 per irregolarità nei pagamenti ai giocatori durante la guerra, anche Chapman fu colpito da una squalifica a vita, poi revocata nel 1921 una volta dimostrata la sua estraneità ai fatti. Fu proprio l’Huddersfield Town, diciottesimo in classifica alla sua prima stagione in massima divisione e sommerso dai debiti, a credere in lui, affidandogli la panchina il 31 marzo 1921. Una delle sue prime mosse fu assicurarsi dall’Aston Villa l’interno Clem Stephenson, pagato 4.000 sterline: una spesa enorme per un club in quelle condizioni, ma un investimento che si sarebbe rivelato decisivo.

La Coppa d’Inghilterra del 1922

Una rara immagine della finale della FA Cup del 1922 tra l’Huddersfield e il Preston

Al termine della prima stagione completa sotto la guida di Chapman, l’Huddersfield alzò il suo primo trofeo, la FA Cup. Fu l’ultima finale disputata lontano da Wembley, che avrebbe aperto i battenti l’anno seguente: si giocò invece a Stamford Bridge, contro i rivali del Preston North End, e fu decisa da un calcio di rigore trasformato nella ripresa da Billy Smith. Due anni prima, i Terriers erano già arrivati in finale, perdendo contro l’Aston Villa in un incontro nel quale, sulla maglia, era comparso per la prima volta lo stemma cittadino.

Smith, arrivato al club nel 1914 e destinato a restarci vent’anni, lasciò il segno anche in altre occasioni. Nel novembre 1924, quando la federazione autorizzò la convalida dei gol segnati direttamente da calcio d’angolo, fu lui il primo a riuscirci, in una vittoria per 4-0 sull’Arsenal. Settant’anni dopo quella coppa, il 30 aprile 1994, suo nipote Robert Smith era in campo quando l’Huddersfield giocò l’ultima partita della sua storia a Leeds Road, battendo il Blackpool 2-1 davanti a 16.195 spettatori.

Tre campionati di fila

Nel 1923/24 l’Huddersfield Town si laureò per la prima volta campione d’Inghilterra, al termine di una corsa punto a punto con il Cardiff City: le due squadre chiusero appaiate a 57 punti, e fu la miglior differenza reti a premiare i ragazzi di Chapman. Il campionato si aprì il 25 agosto 1923 con la vittoria casalinga sul Middlesbrough, decisa da Charlie Wilson, arrivato a Huddersfield dopo alcune buone stagioni al Tottenham, e si chiuse il 3 maggio con un netto 3-0 sul Nottingham Forest. Il giorno dopo, il giornale locale celebrò Chapman come un vero e proprio «stratega supremo», capace — scrisse — di “un tatto non comune” nel trattare con i suoi giocatori.

L’anno seguente, il 1924/25, il titolo fu bissato con due punti di vantaggio sul West Bromwich Albion: fu anche l’ultima stagione di Chapman sulla panchina di Leeds Road. Nel giugno 1925, infatti, lasciò l’Huddersfield per l’Arsenal, club che in classifica occupava posizioni ben più modeste e che aveva appena rischiato la retrocessione. Una scelta che ai tifosi dei Terriers parve incomprensibile, ma che avrebbe reso Chapman una leggenda anche a Londra. Il terzo titolo, quello che fece dell’Huddersfield la prima squadra della storia inglese capace di vincere tre campionati consecutivi, arrivò comunque, il 12 aprile 1926, grazie a una vittoria per 3-0 sul Bolton Wanderers: a guidare la squadra, quel giorno, non era più Chapman, ma il suo successore Cecil Potter, erede di un impianto di gioco e di una disciplina che il maestro di Kiveton Park aveva lasciato in eredità.

Gli uomini di Leeds Road

Herbert Chapman

Il gruppo che vinse i tre campionati cambiò pochissimo nel corso delle tre stagioni. Fra i protagonisti, Ted Taylor, portiere dal fisico robusto sempre coperto da un maglione verde, George Brown, attaccante alto e corpulento che avrebbe lasciato il club nel 1929 con 142 reti all’attivo, e George Cook, che vestì la maglia a strisce biancoblù per quattro stagioni. Fu proprio Brown a risultare decisivo nella corsa al primo titolo, con una doppietta nella sfida d’andata contro il Cardiff City e un gol nel giorno della festa scudetto, contro il Nottingham Forest.

A questi nomi si aggiunse, dal 1925, Alex Jackson, ala scozzese dal fisico minuto ma dal talento enorme, arrivata a Huddersfield in tempo per contribuire al terzo titolo e per guidare la squadra fino a due finali di FA Cup consecutive, nel 1928 e nel 1930, entrambe perse. Herbert Chapman, intanto, aveva costruito a Leeds Road qualcosa di più di una squadra vincente: un metodo, fatto di disciplina, studio degli avversari e rapporti stretti con la stampa, che avrebbe poi ripetuto, con ancora più successo, ad Highbury.

Una giornata dai due volti

Il 31 marzo 1928, a Wembley, andò in scena una delle sfide più ricordate nella storia del calcio britannico: l’Inghilterra, favorita, fu travolta 5-1 dalla Scozia, passata alla storia come i “Wembley Wizards”. In campo, quel giorno, c’erano cinque giocatori dell’Huddersfield Town, divisi però fra le due maglie. Alex Jackson vestiva quella scozzese, e fu lui a griffare la partita con una tripletta, aprendo le marcature dopo appena tre minuti su cross di Alan Morton. Dall’altra parte del campo, con la maglia inglese, giocavano invece i suoi compagni di club Billy Smith, Bob Kelly, Roy Goodall e Tom Wilson: fu proprio Kelly, a un minuto dalla fine, a firmare l’unico gol della sua nazionale.

Una curiosità che racconta bene cosa fosse diventato l’Huddersfield in quegli anni: un club capace di sfornare, in contemporanea, protagonisti per entrambe le nazionali britanniche, schierati l’uno contro l’altro nello stesso pomeriggio.

Il ricordo di “Smile a While”

Nel 2008, anno del centenario della fondazione, l’Huddersfield Town volle ricordare l’uomo che aveva cambiato per sempre la sua storia. Al Galpharm Stadium, erede del vecchio Leeds Road, andò in scena un’amichevole alla memoria di Herbert Chapman contro il suo ex club, l’Arsenal: finì 2-1 per i londinesi, davanti a 19.000 spettatori, una delle affluenze più alte mai registrate dal club per un incontro pre-stagionale, seconda solo alla sfida con gli argentini dell’Independiente nel 1954.

A Leeds Road, intanto, non si gioca più da oltre trent’anni: lo stadio chiuse i battenti nell’aprile del 1994. Ma quella canzone adottata negli anni Venti, “Smile a While”, continua a essere legata al club e al ricordo della sua stagione più gloriosa, quando un ingegnere minerario prestato al calcio trasformò una piccola squadra di provincia nella prima grande dinastia del campionato inglese.


Autore: Storie di Calcio