Cose dell’altro mondo: Fiji – Australia 1-0

Quando i Socceroos atterrano a Nadi, a fine novembre del 1988, si sentono quasi invincibili. Nei mesi precedenti hanno travolto l’Argentina, campione del mondo in carica, con un sonoro 4-1 nella Bicentennial Gold Cup, e piegato la Jugoslavia, una delle favorite ai Giochi di Seul, per 1-0. In rosa ci sono Charlie Yankos, Graham Arnold, Frank Farina e Oscar Crino, e il commissario tecnico Frank Arok li guida verso un solo obiettivo dichiarato: il Mondiale di Italia ’90.

Il cammino di qualificazione comincia con due sfide contro le Fiji. Sulla carta è un ostacolo minimo: le due nazionali si sono incontrate una sola volta prima di allora, nel 1981, quando l’Australia vinse 10-0 a Melbourne. Ma le Fiji arrivano all’appuntamento con dodici risultati utili consecutivi: l’ultima sconfitta risale al settembre 1986, contro la Nuova Zelanda.

Billy Singh e le Fiji

Per le Fiji, quella doppia sfida vale una stagione intera. Il commissario tecnico Billy Singh, indo-fijiano, figlio dell’ex CT della nazionale Sashi Mahendra Singh, ha fatto allenare i suoi uomini a tempo pieno per un mese, portandoli a vincere 3-1 la finale della Coppa di Melanesia contro le Isole Salomone e a non perdere in tre amichevoli consecutive contro la Nuova Zelanda.

«Normalmente giocano per divertimento», dichiara Singh al Sydney Morning Herald alla vigilia, «ma questa volta è una cosa seria». Ai suoi giocatori ripete da settimane lo stesso concetto: battere l’Australia significherebbe entrare per sempre nei libri di storia del paese.

C’è anche un incentivo molto concreto: 500 dollari fijiani promessi dalla federazione in caso di vittoria, una cifra enorme per calciatori quasi tutti privi di un impiego fisso. E un conto in sospeso, dopo che il difensore australiano Gary McDowall era stato ripreso mentre colpiva con un calcio alla testa un avversario israeliano durante le qualificazioni olimpiche. Singh mostra ai suoi ragazzi quelle immagini, ma avverte: «So che sanno giocare sporco, ma voglio che restiate calmi».

Singh tornerà sulla panchina delle Fiji anche dal 1998 al 2002, conquistando un terzo posto alla OFC Nations Cup 1998. Morirà prima del novembre 2010.

Un viaggio storto

Il soggiorno alle Fiji comincia già in salita. Il volo dei Socceroos parte in ritardo da Sydney e atterra a Nadi con tre ore di ritardo, cancellando la seduta di allenamento prevista; quando la squadra riesce finalmente a scendere in campo, trova solo un terreno sconnesso vicino all’aeroporto. A peggiorare il clima, mentre il pullman australiano passa davanti all’hotel della nazionale di casa, un giocatore delle Fiji saluta i rivali con il pugno chiuso del black power: un gesto che, secondo le cronache dell’epoca, contribuisce a diffondere tra i Socceroos una sensazione di presagio negativo.

Il giorno della partita, al Prince Charles Park, le sorprese non finiscono. L’esterno Scott Ollerenshaw racconterà anni dopo al Guardian Australia di aver contato centinaia di rane sparse sul terreno di gioco, e un pubblico assiepato sugli alberi attorno al campo, perché uno stadio vero e proprio, lì, semplicemente non esiste.

Il giovane talento Ivor Evans

Il gol di Ravuama Madigi

In campo l’Australia fa la partita, come da pronostico, ma contro una squadra arroccata in difesa il predominio territoriale non si traduce in occasioni pulite. Yankos ricorderà un pallone «da stazione di servizio», quasi impossibile da controllare nell’afa tropicale.

All’intervallo Singh getta nella mischia Ravuama Madigi al posto di Watisoni, e la mossa si rivela decisiva: al 66′ Lote Delai accelera sulla fascia sinistra e mette al centro un pallone basso che un compagno lascia scorrere di prima — le fonti non concordano sul nome: la distinta ufficiale riporta Simons Peters, Wikipedia parla invece di un certo Vimal Sami, probabilmente la stessa persona con trascrizione diversa. Dietro di lui arriva Madigi, che trasforma con un sinistro al volo imprendibile per il portiere Jeff Olver. Le Fiji sono avanti.

Nel finale gli australiani si riversano in avanti, ma un intervento sulla linea di porta di Ali Ratfiq nega il pareggio. Finisce 1-0, davanti a 6.472 spettatori: il risultato più clamoroso nella storia del calcio fijiano.

La festa di un’isola

«È stato il momento più bello della mia vita», racconterà Abraham Watkins, difensore delle Fiji in campo quel giorno e in seguito eletto sportivo dell’anno del paese: primo calciatore a ricevere il riconoscimento, e l’unico fino al 2016, quando toccherà a Iosefo Verevou. Oggi Watkins vive in Australia, a Griffith, e due dei suoi figli, Archie e Sitiveni, hanno vestito a loro volta la maglia fijiana. Nel 2018 la federazione delle Fiji celebrerà i superstiti di quella squadra in occasione dell’Inter-District Championship.

Per Ollerenshaw, che quel pomeriggio ha sprecato più occasioni di chiunque altro, il verdetto resta amaro: «Se non segni, non hai scuse. Le Fiji hanno giocato al massimo delle loro possibilità, noi probabilmente al minimo delle nostre».

Newcastle cancella il sogno

Una settimana dopo, al Macquarie Field di Newcastle, Arok tocca un solo interprete, sostituendo Mike Petersen con Jason Polak, ma lavora soprattutto sulla testa dei suoi, trasformando l’allenamento post-sconfitta in una seduta positiva per restituire fiducia al gruppo.

La gara di ritorno è tesissima e sfocia più volte nel contatto duro, fino a una rissa generale in cui lo stesso Yankos, capitano dei Socceroos, si rompe il naso in uno scontro con un giocatore fijiano. Sul piano del punteggio, però, per l’Australia non c’è storia: Yankos sblocca il risultato al 9′, Warren Spink raddoppia al 25′, poi ancora Yankos su rigore al 69′. Graham Arnold e Paul Trimboli completano il poker prima che Loten Dalai firmi all’89’ il gol dell’onore fijiano. Finisce 5-1, 5-2 il computo complessivo: l’Australia avanza al turno successivo.

Due carriere, due storie

Frank Arok catechizza i socceroos

Frank Arok, all’anagrafe Ferenc, nasce nel 1932 a Kanjiža, in Voivodina, di etnia ungherese. Arriva in Australia nel 1969 per allenare il St George Budapest a Sydney e nel 1985 sfiora già una qualificazione mondiale, perdendo lo spareggio contro la Scozia. Guida i Socceroos dal 1983 al 1990 e muore nel 2021, a 88 anni.

Yankos, difensore nato a Melbourne, colleziona 49 presenze e 7 gol con l’Australia tra il 1983 e il 1990, capitano in 30 occasioni: il suo gol più ricordato resta la punizione da circa trenta metri che nel 1988 piega l’Argentina.

L’eredità di una serata

Il sogno mondiale dei Socceroos, però, si spegne più avanti: nel girone finale oceanico, a contendersi un posto con Israele e la Nuova Zelanda, l’Australia chiude seconda, a un solo punto dagli israeliani, che volano allo spareggio intercontinentale contro la Colombia. Per rivedere un Mondiale, gli australiani dovranno aspettare fino al 2006.

Per le Fiji, che oggi occupano la 155ª posizione del ranking FIFA, quella sera di novembre a Nadi resta il più grande risultato mai raggiunto in una qualificazione mondiale: una vittoria che un intero paese, per novanta minuti, trasformò in un pezzo di storia.


6 novembre 1988, Nadi, Prince Charles Park, 6472 spettatori
Qualificazioni Coppa del Mondo
FIJI-AUSTRALIA 1-0
Rete: Ravuama Madigi 66′

Fiji: Nasoni Naqeleklou, Abraham Watkins, Pita Dau (Ali Ratfiq 71′), Maritino Vuloaloa, Daniele Ririnakai, Lote Goneqali Delai, Meli Vunilabsa, Bimal Vyash, Ivor Evans, Simons Peters, Rokova Watisoni (Ravuama Madigi 46′). CT Billy Singh

Australia: Jeff Olver, Gary van Egmond, Charlie Yankos, Gary McDowall, Graham Jennings, Alan Davidson, Mike Petersen (Steve Maxwell 66′), Oscar Crino, Warren Spink (Joe Palatsides 66′), Graham Arnold, Scott Ollerenshaw. CT Frank Arok

Arbitro: Gary Fleet (New Zealand)

Autore: Storie di Calcio