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Austria Top Players

Che la storia del calcio austriaco cominciasse in una città che aveva dato i natali musicali a Wolfgang Amadeus Mozart non fu un caso da poco: quella stessa Vienna, capitale di un impero che si avviava lentamente al tramonto, avrebbe presto trovato nel rettangolo verde una nuova forma d’arte, fatta di scambi di posizione invece che di note. Correva il 1890 quando alcuni giardinieri inglesi al servizio della facoltosa famiglia Rothschild portarono il pallone nei prati della capitale, tra lo scetticismo generale di una società che considerava quel gioco poco più di un passatempo per stranieri. Nel 1894 nacque il First Vienna, primo club del paese, e nel giro di pochi anni la febbre del calcio si diffuse nei caffè viennesi, gli stessi luoghi che fino ad allora avevano ospitato dibattiti filosofici e ora si riempivano di discussioni tattiche. Nel 1902 la nazionale austriaca debuttò battendo l’Ungheria per 5-0, mentre magiari e austriaci, all’epoca politicamente uniti sotto l’Impero austro-ungarico, restavano separati sul piano calcistico.

Fu però Hugo Meisl, funzionario di banca prestato al calcio, a cambiare per sempre la fisionomia del gioco locale. Diventato segretario della federazione, non lasciò mai più quell’incarico. Affiancato dall’inglese Jimmy Hogan, sviluppò negli anni Venti una visione del gioco fondata su passaggi rapidi e interscambio dei ruoli, il cosiddetto Metodo Danubiano. Da quella intuizione nacque, nel decennio successivo, il celebre Wunderteam, la “squadra delle meraviglie” che il 16 maggio 1931 travolse la Scozia per 5-0 alla Hohe Warte, inaugurando una serie di quattordici risultati utili consecutivi. Al centro di quel gioco fatto di geometrie e velocità brillava Matthias Sindelar, soprannominato “Cartavelina” per il fisico esile e, non a caso, “il Mozart del calcio” per l’eleganza quasi musicale delle sue giocate. Di lui il giornalista Willy Meisl, fratello dello stesso Hugo, scrisse che aveva “niente muscoli ma un bel po’ di cervello”.

Il sogno mondiale sfumò due volte contro l’Italia di Vittorio Pozzo, in semifinale nel 1934 e in finale olimpica nel 1936. Poi arrivò l’Anschluss del 1938 a smembrare quella generazione: Hugo Meisl non fece in tempo a vederlo, spentosi l’anno prima per un attacco cardiaco, mentre Sindelar si tolse la vita nel 1939, consegnando la propria vicenda alla leggenda. Nel dopoguerra restò il terzo posto ai Mondiali del 1954 in Svizzera, ultimo bagliore prima di un lungo periodo di mediocrità.

l’Austria tornò a farsi notare nel 1978, in Argentina, guidata da Hans Krankl e Bruno Pezzey: il 3-2 sulla Germania Ovest, ribattezzato il “Miracolo di Córdoba”, chiuse quarantasette anni di digiuno contro i tedeschi e regalò agli austriaci gli ottavi di finale, bissati nel 1982 in Spagna. Fu l’ultimo vero picco prima di una lunga discesa: nel 1990, guidata dal bomber Anton Polster, la nazionale uscì al primo turno in Italia, e l’anno stesso arrivò l’umiliazione casalinga contro le Fær Øer, bollata come la pagina più nera dello sport austriaco. Il 1998, con la qualificazione ai Mondiali di Francia, restò l’ultima apparizione iridata per un quarto di secolo. Nel mezzo, l’organizzazione di Euro 2008 in casa, insieme alla Svizzera, portò lustro ma nessun trionfo sportivo. Solo negli anni Dieci, con la generazione di David Alaba e Arnautovic, l’Austria è tornata stabilmente tra le protagoniste, senza però più sfiorare le inarrivabili vette del passato.


Rudolf Hiden

Elegante nell’aspetto, coraggioso tra i pali: Rudolf Hiden è il più grande portiere austriaco di tutti i tempi, al livello di Zamora, Combi e Planička negli anni ’30. L’Arsenal di Herbert Chapman tentò a lungo di portarlo in Inghilterra dopo averlo ammirato nello 0-0 imposto agli inglesi a Vienna nel 1932. Portiere del Wunderteam, fondava il proprio gioco su continuità di rendimento e riflessi fulminei, qualità che lo resero un punto fermo della nazionale austriaca nell’epoca d’oro del calcio danubiano, prima che la carriera lo portasse anche in Francia, al Racing Club di Parigi.


Walter Zeman

Erede naturale di Hiden nel dopoguerra, Walter Zeman fu eletto sportivo austriaco dell’anno nel 1950. Con il Rapid Vienna vinse otto campionati e una Mitropa Cup nel 1951. Ottimo nel senso della posizione, sapeva guidare e organizzare la difesa con autorità. In Nazionale restò famoso per una prestazione straordinaria nell’1-0 sulla Scozia, dopo la quale fu soprannominato “la Tigre di Glasgow”. Nel 1953 fu convocato nella rappresentativa del Resto del Mondo allestita per il 90° anniversario della Football Association, nella storica sfida ai “Maestri” inglesi a Wembley.


Ernst Happel

Nella difesa a tre, sul centro-destra, Ernst Happel: energico, grintoso, soprannominato “Achille” come l’eroe della mitologia greca. Tecnica solida e un tiro potentissimo. Stupì l’Europa negli ottavi di Coppa dei Campioni 1956-57, quando segnò una tripletta al Real Madrid, costringendo le Merengues allo spareggio, poi perso, con il suo Rapid Vienna, club dove vinse sei campionati e una Mitropa Cup. In Nazionale conquistò il terzo posto al Mondiale 1954. Chiusa la carriera da calciatore, divenne uno degli allenatori più influenti della storia del calcio: a Vienna gli è intitolato lo stadio del Prater.


Bruno Pezzey

Al centro della difesa, Bruno Pezzey: tecnica ed eleganza gli valsero l’appellativo di “Beckenbauer del Bodensee”, tra i migliori difensori austriaci del dopoguerra. 84 presenze in Nazionale e due Mondiali, nel 1978 e nel 1982. Vinse quattro campionati e due Coppe d’Austria. Fu decisivo nella conquista della Coppa Uefa da parte dell’Eintracht Francoforte ai danni del Borussia Mönchengladbach, nel 1980. Morì prematuramente nel 1994, a 39 anni, per un infarto, lasciando un vuoto profondo nel calcio tedesco e austriaco, dove è ancora oggi ricordato come uno dei difensori più completi della sua generazione.


Karl Sesta

Sulla fascia sinistra, il terzino metodista del Wunderteam ai Mondiali italiani del 1934: Karl Sesta. Fisico possente e nervi saldi gli valsero il soprannome “la Lama”, per come interpretava la fase difensiva. Carismatico in campo, pericoloso nelle sue incursioni offensive, era grande amico di Matthias Sindelar. Con lui, nell’aprile del 1938, fu protagonista di un gesto rimasto nella storia: nella “partita della riunificazione” tra Austria e Germania, pensata dai nazisti come passerella propagandistica dopo l’Anschluss, Sindelar e Sesta segnarono le due reti austriache e negarono ai gerarchi in tribuna il saluto nazista.


Josef Blum

In panchina, Josef Blum, capitano indiscusso per dodici anni nell’era pre-Wunderteam. Fu lui a indossare la fascia nello storico 5-0 dell’Austria sulla Scozia nel 1931, considerato da molti storici il primo vagito della “Squadra delle Meraviglie”. Difensore velocissimo, dotato di un’ottima visione di gioco e di uno spiccato senso della posizione, Blum rappresentò il ponte tra il calcio austriaco degli anni ’20 e l’epoca d’oro guidata da Hugo Meisl, gettando le basi tattiche su cui si sarebbe poi costruito il grande Wunderteam degli anni successivi.


Erich Obermayer

Tra i calciatori più applauditi del dopoguerra, Erich Obermayer, colonna dell’Austria Vienna, club a cui restò legato per tutta la carriera vincendo otto campionati e cinque Coppe d’Austria. 50 presenze in Nazionale e due Mondiali: quello del 1978, in cui fu tra gli eroi del “Miracolo di Cordoba”, la vittoria sulla Germania attesa da 47 anni, e quello del 1982, giocato con la fascia di capitano al braccio. Difensore solido e affidabile, incarnò lo spirito di continuità e sacrificio che caratterizzò la Nazionale austriaca in un decennio di rinascita internazionale.


Ernst Ocwirk

Centromediano di rara classe, Ernst Ocwirk sapeva lanciare l’attacco con precisione, senza mai trascurare la sostanza difensiva. Compassato nel passo ma vero leader in campo, resta tra i più forti giocatori austriaci di sempre: 62 presenze in Nazionale e il terzo posto al Mondiale 1954, con due gol, nell’incredibile 7-5 sulla Svizzera e nella finale per il bronzo contro l’Uruguay. Sportivo austriaco dell’anno nel 1951, due anni dopo fu convocato nel Resto del Mondo contro l’Inghilterra. Giocò anche alla Sampdoria, lasciandovi un ricordo eccellente tra i tifosi blucerchiati.


Herbert Prohaska

Regista elegante, Herbert Prohaska fu ambasciatore del calcio austriaco nel dopoguerra: visione di gioco e precisione nel dettare i tempi della manovra. Tra i primi stranieri in Serie A alla riapertura delle frontiere, all’Inter venne soprannominato “Lumachina”, ma divenne imprescindibile nella Roma di Liedholm, con cui vinse lo storico scudetto del 1983. In Nazionale, dove giocò quindici anni, colleziona 83 presenze e 10 reti, con due Mondiali (1978 e 1982). Nel 2004, per il centenario della Federcalcio austriaca, fu eletto “calciatore del secolo”.


Karl Koller

Sul centrodestra, Karl Koller, tra i migliori centrocampisti difensivi austriaci dopo Ocwirk, incluso dall’IFFHS nell’elenco dei cento migliori calciatori europei del XX secolo. Mediano di sostanza, energico e concreto ma sempre corretto, colleziona 86 presenze in Nazionale, con la soddisfazione del terzo posto al Mondiale 1954. Calciatore del secolo del First Vienna, la società calcistica più antica d’Austria, con cui vinse il campionato nel 1961. La sua carriera, spesa quasi interamente in un solo club, ne fa un simbolo di fedeltà in un’epoca di grandi trasferimenti internazionali.


Gerhard Hanappi

Giocatore poliedrico capace di ricoprire più ruoli con successo, Gerhard Hanappi univa qualità tecniche squisite a un’ottima lettura della gara nonostante la statura minuta. Colonna del Rapid Vienna, con cui vinse sette campionati, una Coppa d’Austria e una Mitropa Cup. Bronzo al Mondiale 1954, dove fu tra i migliori terzini del torneo. Eletto calciatore austriaco dell’anno per tre volte e sportivo dell’anno nel 1955. Lo stadio del Rapid porta il suo nome: fu lui stesso, architetto di formazione, a progettarlo negli anni ’70.


Josef Smistik

Tra le riserve, il roccioso centromediano Josef Smistik, vera montagna di muscoli, protagonista nel 1930 della vittoria della Mitropa Cup con il Rapid Vienna, club dove visse gli anni migliori della carriera. Uno dei veterani su cui poteva contare Hugo Meisl per dare equilibrio alla squadra. Con l’Austria vinse la Coppa Internazionale del 1932 e giocò i Mondiali del 1934, contribuendo con la sua fisicità a bilanciare la tecnica sopraffina degli altri interpreti del Wunderteam, in un reparto arretrato che seppe unire solidità e qualità di palleggio.


Karl Zischek

Ala destra d’attacco del Wunderteam, Karl Zischek era insostituibile nei meccanismi di gioco di Hugo Meisl, che lo fece esordire nello storico 5-0 sulla Scozia nel 1931. Preziose le sue sgroppate sulla fascia e i tagli in area, negli spazi creati da Sindelar. Visse tutta l’epopea della “Squadra delle Meraviglie”, toccando il culmine nel 4-2 sull’Italia, dove segnò una tripletta. Presente ai Mondiali del 1934, giocò anche le qualificazioni a quelli del 1938, ai quali l’Austria non prese parte a causa dell’Anschluss con la Germania nazista.


Andreas Herzog

Centrocampista offensivo, Andreas Herzog è forse l’ultimo grande talento del calcio austriaco. Primatista di presenze in Nazionale con 103, ha giocato due Mondiali, 1990 e 1998, quest’ultimo conquistato anche grazie a due suoi gol decisivi contro la Svezia. Tecnica di prim’ordine e ottimo nel dribbling in velocità, fu tra i protagonisti della Bundesliga tedesca negli anni ’90: una Coppa Uefa con il Bayern Monaco, ma il meglio lo diede con il Werder Brema, dove vinse un campionato e due Coppe di Germania, imponendosi come riferimento offensivo di assoluto livello europeo.


Walter Nausch

Chiude il centrocampo Walter Nausch, altro perno del Wunderteam e giocatore simbolo dell’Austria negli anni ’30. Impiegato sia in difesa sia in attacco nel corso della carriera, passò alla storia come “mediano volante” nella variante del Metodo elaborata quando il Wunderteam era ormai al tramonto. Chiusa l’attività da calciatore, intraprese con successo la carriera di allenatore, guidando la Nazionale austriaca al terzo posto del Mondiale 1954 in Svizzera: un risultato che resta ancora oggi il miglior piazzamento della storia calcistica austriaca.


Matthias Sindelar

Lo chiamavano “Cartavelina” per il fisico minuto, ma in campo era inarrestabile. Dribbling ubriacante, controllo di palla strepitoso, fiuto del gol sbalorditivo: Matthias Sindelar è il più grande calciatore austriaco di sempre. Leader indiscusso del Wunderteam, giocava da centravanti ma arretrava spesso sulla trequarti per dirigere il gioco, tanto che Meisl lo chiamava “il Mozart del pallone”. Si oppose alla follia nazista rifiutando di vestire la maglia tedesca dopo l’Anschluss, perdendo così il Mondiale 1938. Morì in circostanze mai del tutto chiarite nel gennaio 1939; al suo funerale partecipò tutta Vienna.


Josef Bican

Attaccante strabiliante, veloce, ambidestro e potente nel tiro, Josef Bican è considerato il marcatore più prolifico della storia del calcio: oltre 800 gol ufficiali secondo le stime più prudenti, oltre 1400 secondo altre ricostruzioni. Unico calciatore ad aver segnato con tre nazionali diverse (Austria, Cecoslovacchia, Boemia e Moravia), con l’Austria giocò 19 partite segnando 14 reti, prendendo parte ai Mondiali del 1934. Per un problema burocratico saltò quelli del 1938 con la Cecoslovacchia. Simbolo del calcio danubiano, con lo Slavia Praga vinse cinque campionati cecoslovacchi, diventandone capocannoniere per dieci stagioni.


Franz Binder

Franz Binder, “Bimbo” per i lineamenti fanciulleschi in contrasto con un fisico da granatiere: centravanti completo dalle medie realizzative eccezionali. Legò il proprio nome al Rapid Vienna, con cui vinse quattro campionati austriaci, entrando nella storia nel 1941 quando trascinò i suoi alla finale del campionato tedesco (competizione a cui il club partecipava dopo l’Anschluss), rimontando un 3-0 al favoritissimo Schalke 04 con una tripletta personale per il 4-3 finale. Con l’Austria giocò 19 partite segnando 16 reti; Meisl non lo convocò per il Mondiale 1934, ritenendolo ancora troppo inesperto.


Hans Krankl

Bomber implacabile capace di segnare a valanga, Hans Krankl vinse la Scarpa d’Oro europea nel 1978 con 41 gol nel Rapid Vienna, record ancora imbattuto in Austria. Nell’estate dello stesso anno passò al Barcellona per rimpiazzare Johan Cruijff: al primo anno vinse la Coppa delle Coppe segnando il gol decisivo ai supplementari contro il Fortuna Düsseldorf, e si laureò capocannoniere della Liga con 29 reti, secondo nel Pallone d’Oro. In Nazionale, 34 gol in 69 partite: il più emozionante resta quello dell’88’ contro la Germania al Mondiale 1978, il “Miracolo di Cordoba”.


Anton Polster

Ultimo grande bomber della scuola austriaca, Anton “Tony” Polster è stato per quasi trent’anni il primo marcatore di sempre della Nazionale, con 44 gol in 95 presenze, record superato solo nel 2025 da Marko Arnautović. Centravanti moderno, forte di testa e rapido in area, vinse la Scarpa d’Oro nel 1987. Ha lasciato buoni ricordi ovunque abbia giocato — Austria, Spagna, Germania — con l’unica eccezione della sua parentesi al Torino, il passaggio a vuoto di una carriera altrimenti costellata di successi e di gol.


Walter Schachner

Soprannominato “Schoko” per l’abitudine di portare cioccolato agli allenamenti da ragazzino, Walter Schachner è tra i migliori attaccanti austriaci di sempre: veloce, potente, capace di agire su tutto il fronte offensivo. Con l’Austria Vienna vinse tre campionati consecutivi (1979-81) e una Coppa, laureandosi due volte capocannoniere della Bundesliga. Nel 1981 si trasferì in Italia, dove giocò sette stagioni tra Cesena, Torino — con cui fu capocannoniere di Coppa Italia nel 1984 — e Avellino. In Nazionale, 64 presenze e 23 gol, tra cui quello siglato all’Algeria al Mondiale 1982.


Anton Schall

Chiude il reparto Anton Schall, interno sinistro di grande efficacia e altro interprete del Wunderteam, con cui vinse la Coppa Internazionale del 1932 e chiuse al quarto posto il Mondiale 1934. Terminò l’avventura in Nazionale con un bottino straordinario: 28 gol in 28 presenze, una media realizzativa che pochi altri interpreti del calcio austriaco degli anni ’30 possono vantare, a conferma della qualità offensiva di una generazione capace di illuminare il calcio europeo prima della tragedia della Seconda guerra mondiale.


Marko Arnautović

Fisico imponente, tecnica sopraffina e un carattere impossibile da ignorare: Marko Arnautović è oggi il calciatore più presente e il miglior marcatore nella storia della Nazionale austriaca. Cresciuto tra Twente e Inter, con cui vinse il Triplete nel 2010, ha girato l’Europa e il mondo tra Werder Brema, Stoke City, West Ham, Shanghai SIPG e Bologna, prima di tornare all’Inter nel 2023 vincendo Supercoppa e scudetto. Nell’ottobre 2025, con una quaterna al San Marino, ha superato il record di Anton Polster, issandosi in cima alla classifica marcatori austriaca a quota 47 reti.


Autore: Storie di Calcio