Ascoli Calcio 1898 FC

Nel 1980 l’Ascoli chiude il campionato di Serie A al quarto posto, alle spalle di sole Juventus, Torino e Fiorentina, davanti a squadre come Roma e il Milan. Per una città di appena 50mila abitanti è un’impresa mai vista prima, e mai più ripetuta. Oggi il Picchio gioca in Serie C, ma la sua storia — fatta di un presidente visionario, di un allenatore diventato bandiera e di una lunga serie di crisi societarie sopravvissute a fatica — resta una delle più sorprendenti del calcio italiano.

Dal circolo dei notabili al bianconero

Nel 1898 un gruppo di notabili di Ascoli Piceno fonda una società sportiva intitolata a Candido Augusto Vecchi, patriota risorgimentale. Il nome cambierà più volte nei decenni successivi — Ascoli Vigor nel 1905, US Ascolana nel 1921, AS Ascoli nel 1945 — segno di un’identità ancora incerta, in cerca di stabilità. Le maglie a strisce verticali bianche e nere restano invece un tratto costante fin dalle origini, tanto quanto il soprannome che accompagna la squadra da sempre: Il Picchio.

Il club rischia addirittura di scomparire: nel 1955 è sull’orlo del fallimento quando interviene Cino Del Duca, potente editore originario del Piceno, che rileva la squadra e la fonde con la propria in un nuovo soggetto, il Del Duca Ascoli. Lo stadio cittadino porta ancora oggi il nome suo e del fratello Lillo. Grazie a quell’iniezione di risorse, nel 1959 la squadra torna finalmente in Serie C dopo un ventennio passato nei campionati regionali: un passaggio minore nella cronologia del club, ma la base — economica, prima ancora che sportiva — di tutto ciò che sarebbe arrivato nel decennio successivo. Sono gli anni in cui si consolidano anche le rivalità che ancora oggi scandiscono le stagioni bianconere, quella storica con la Sambenedettese e quella, altrettanto sentita, con l’Ancona, per il titolo non ufficiale di squadra più forte delle Marche.

Il Presidentissimo e Sor Carletto

Nato ad Ascoli Piceno nel 1929, Costantino Rozzi diventa geometra nel 1948, lavora per un breve periodo al Catasto, poi lascia tutto per mettersi in proprio: nel 1956, insieme al fratello Elio, fonda l’impresa Fratelli Rozzi, che costruirà strade in Abruzzo e nel Sud Italia. Nel 1968 questo imprenditore edile rileva un club che naviga tra le retrovie della Serie C. Diventerà “Il Presidentissimo” e non lascerà più la presidenza fino alla morte, ventisei anni più tardi. “Rozzi ha messo Ascoli sulla mappa”, dirà di lui Francesco Bellini, che gli succederà alla guida del club.

Nel 1971 la società assume il nome definitivo di Ascoli Calcio 1898, e in panchina siede Carlo Mazzone, che nel Picchio ha giocato per nove stagioni da difensore, totalizzando 219 presenze, prima di ritirarsi a metà della stagione 1968-69 per sedersi sulla panchina della prima squadra. “Sor Carletto”, romano di nascita ma ascolano d’adozione, guida il Picchio a due promozioni consecutive: prima in Serie B, poi, nel 1974, in Serie A per la prima volta nella storia del club. È un’impresa quasi incredibile per una provinciale delle Marche che fino a pochi anni prima disputava i campionati regionali. La permanenza in massima serie dura solo due stagioni, ma ha già cambiato per sempre la percezione di cosa possa essere l’Ascoli.

Il volo più alto

Il ritorno in Serie A arriva nel 1978, e stavolta la squadra non se ne andrà più per sette stagioni. Sotto la guida di Giovan Battista Fabbri, l’Ascoli chiude il campionato 1979-80 al quarto posto, il miglior risultato della sua storia, davanti alla Roma e alle spalle solo di Juventus, Torino e Fiorentina. Due anni dopo, con Mazzone di nuovo in panchina, arriva un altro ottimo sesto posto, nella stagione 1981-82.

Sono gli anni in cui lo stadio Cino e Lillo Del Duca registra il record di affluenza del club, 36.500 spettatori, in occasione di una sfida con la Juventus — più del 70% dell’intera popolazione di Ascoli Piceno stipata sugli spalti. E sono gli anni della salvezza più drammatica, quella del 1982-83, conquistata all’ultima giornata contro il Cagliari, poi retrocesso al posto dei marchigiani. Rozzi punta forte anche sui giovani cresciuti in casa — Giuseppe Iachini, Domenico Agostini, Giuseppe Carillo, Lorenzo Scarafoni — che, insieme a Marino Fioravanti e Antonio Aloisi, diventano protagonisti di una squadra capace di conquistare, pur senza vincere nulla in Serie A, due campionati di Serie B (1977-78 e 1985-86) e la Mitropa Cup 1986-87: un bottino che nessuna gestione successiva riuscirà più a eguagliare.

La lunga discesa

Dopo la retrocessione del 1985 l’Ascoli torna subito in Serie A, dove resiste per quattro stagioni prima di scendere di nuovo, nel 1990. La risalita immediata dura appena un anno: promossa nel 1991, la squadra retrocede già l’anno successivo. È proprio in quell’annata che l’attaccante tedesco Oliver Bierhoff muove i primi passi nel calcio italiano con la maglia bianconera, prima di diventare una stella con Udinese e Milan. Sfumata per due anni consecutivi la promozione, il club scivola infine in Serie C1 nel 1995, dove resterà per sette lunghe stagioni. È di fatto la fine dell’era Rozzi: il presidente muore l’anno precedente, nel 1994, e con lui si spegne gran parte del carisma che per un quarto di secolo aveva tenuto insieme la piccola provincia bianconera.

Dal 2000 a oggi, tra crisi e rinascite

Il nuovo millennio si apre con il ritorno in Serie B nel 2002, da campioni del girone di Serie C1. Nell’estate 2005, dopo le sentenze che retrocedono d’ufficio Genoa e Torino, la Federazione ripesca l’Ascoli, che con Marco Giampaolo chiude un onesto dodicesimo posto: sarà l’ultima annata in Serie A, chiusa nel 2007 con la retrocessione in Serie B.

Gli anni successivi sono altalenanti, finché nella stagione 2013-14 il Tribunale di Ascoli Piceno dichiara il fallimento della società. Una nuova compagine, la Ascoli Picchio FC 1898, ne rileva gli asset e viene riammessa senza penalizzazioni; nel 2015 arriva anche una promozione quasi insperata, quando il Teramo, chiuso davanti in classifica, viene escluso per un caso di calcioscommesse.

Nel 2018 il presidente Francesco Bellini cede il club a Massimo Pulcinelli, e nel 2021 entra in società anche il fondo americano North Sixth Group. La squadra resta in Serie B fino al 2024, poi retrocede in Serie C. Nell’agosto 2023, alla morte di Carlo Mazzone, uno striscione degli ultras riassume mezzo secolo di storia bianconera: “Grazie mister per averci reso leggenda”. Oggi, tra i campi di Serie C, l’Ascoli prova a scrivere un nuovo capitolo.


Autore: Storie di Calcio