1930-1935: Il Quinquennio d’oro della Juventus

Con l’avvento alla presidenza di Edoardo Agnelli e sotto la guida dell’allenatore Carcano, la Juventus entra nella storia del calcio italiano vincendo cinque scudetti consecutivi. Il ciclo dal 1931 al 1935 poggia sul celebre trio difensivo formato da Combi, Rosetta e Caligaris, davanti al quale gioca Orsi, ala capace di decidere anche una finale mondiale. Il presidente non vedrà però il seguito: Edoardo Agnelli muore improvvisamente nel luglio del 1935, poco dopo l’ultimo storico titolo.


1930/31

La Juventus delle Meraviglie, quella dei cinque scudetti consecutivi, comincia a prendere forma proprio in questa stagione. Il presidente Edoardo Agnelli e il suo vice, il barone Giovanni Mazzonis, sistemano gli ultimi tasselli di un mosaico che si rivelerà vincente.

Dall’Alessandria arriva il nuovo allenatore, Carlo Carcano, che porta con sé il suo pupillo, il mediano di classe purissima Giovanni Ferrari. Non è un affare a buon mercato: i piemontesi, che avrebbero voluto trattenerlo, incassano un indennizzo di 25.000 lire per lasciarlo partire verso Torino. “Giuanin” — così lo chiamano tutti, fin dai tempi dell’Alessandria — non corre, non spinge, non si sfianca: ha piedi d’oro e testa fina, e diventa in fretta il motore silenzioso e l’anima della squadra, quello che trova sempre il compagno giusto con un passaggio all’apparenza semplice.

In attacco la Signora parla sudamericano. È la lingua dell’estro e della fantasia di Raimundo “Mumo” Orsi e Renato Cesarini — pagati come vere star, tra premi, automobili e stipendi mensili che fanno sognare la gente comune — ai quali si affianca Giovanni Vecchina, arrivato dal Padova e trasformatosi in pochi mesi in una pedina fondamentale per una Juventus che vuole lasciare il segno sul calcio italiano.

E poi la difesa, dove nasce un mito destinato a durare decenni: il trio Combi-Rosetta-Caligaris. Diversi in campo, diversissimi nella vita di ogni giorno, eppure incastrati alla perfezione, come pezzi disegnati apposta l’uno per l’altro.

L’epilogo è quasi scontato: la Juventus vince lo scudetto, il terzo della sua storia dopo quelli del 1905 e del 1925-26. Nell’aria c’è già l’idea di un ciclo che si apre — la conferma arriverà, stagione dopo stagione, con i risultati sul campo.

Giocatori e Presenze:
Combi (29), Ghibaudo (4), Bodoira (1); Rosetta (28), Caligaris (34), Ferrero (6); Barale (22), Varglien I (33), Rier (28), Vollono (10), Mosca (7), Varglien Il (6), Castellucci (2), Bigatto (1); Munerati (33), Cesarini (29), Vecchina (31), Ferrari (34), Orsi (33), Vojak Il (1), Polliano (1), Crotti (1). Allenatore: Carlo Carcano

1931/32

Quando Luis Monti scende dal treno a Porta Nuova, a Torino, non sembra un calciatore: sembra un ex calciatore. In Argentina aveva smesso da tempo di allenarsi — a Tigre, sobborgo di Buenos Aires, si era messo a fare il pastaio, tra ravioli e tagliatelle — e i tifosi bianconeri, vedendolo scendere dal treno con qualcosa come novanta chili addosso, storcono il naso: che contributo potrà mai dare alla Juventus campione d’Italia uno che in patria chiamano “Doble ancho”, armadio a due ante? Invece “Luisito” fa un mezzo miracolo. In pochi mesi perde venti chili, ritrova la forma migliore e va a completare la linea mediana con tutta la potenza e la stazza che i tifosi temevano fossero solo grasso. A trent’anni comincia una seconda giovinezza che due anni dopo lo porterà in maglia azzurra e nel ’34 gli regalerà pure un titolo mondiale — l’unico uomo al mondo capace di giocare due finali iridate con due nazionali diverse.

L’altro volto nuovo è quello di Luigi Bertolini, fortemente voluto da Giovanni Ferrari, che se l’era portato alle spalle già ai tempi dell’Alessandria. Meteora, invece, il passaggio in bianconero dell’argentino José Maglio: arrivato insieme a Monti, ma divorato subito dalla nostalgia di casa, si chiude in se stesso e non lega con i compagni. Gioca diciassette partite, poi sparisce all’improvviso da Torino e dall’Italia — e per come aveva vissuto quei mesi in bianconero, nessuno può dire che lasci un vuoto.

Il timoniere Carcano porta il suo gruppo vincente al secondo scudetto consecutivo, il quarto della storia juventina.

Giocatori e Presenze:
Combi (34); Rosetta (33), Ferrero (21), Caligaris (12); Varglien I (32), Monti (29), Bertolini (31), Varglien Il (12); Munerati (33), Cesarini (23), Vecchina (28), Ferrari (33), Orsi (33), Maglio (17), Rosa (3). Allenatore: Carlo Carcano

1932/33

Il primo, vero colpo di mercato firmato Agnelli e Mazzonis porta il nome di Pedro Sernagiotto, brasiliano chiamato a rimpiazzare l’argentino Maglio — e a differenza del predecessore, il “carioca” sa farsi voler bene fin da subito. Si sistema sulla destra di un tridente che a sinistra ritrova il solito, straordinario Mumo Orsi, mentre al centro debutta in maglia bianconera un ragazzo di appena diciassette anni.

Si chiama Felice Placido Borel, figlio e fratello di juventini di lungo corso. È il barone Mazzonis in persona a scoprirlo, tra le file dei Balon Boys torinesi, e a portarselo alla Juventus. I tifosi lo ribattezzeranno subito “Farfallino“, perché in campo ha una leggerezza che nessun altro possiede. Ma dietro quel soprannome delicato si nasconde tanta sostanza: ventinove reti in ventotto partite, una media-gol clamorosa che spinge i bianconeri verso il terzo scudetto consecutivo dell’era Carcano.

Eppure il campionato era iniziato in salita, con una sconfitta alla prima giornata sul campo dell’Alessandria e un’altra alla terza contro il Napoli di Attila Sallustro. Poco alla volta, però, la squadra recupera terreno su Torino, Napoli e Bologna. La festa tricolore, ancora una volta, continua.

Giocatori e Presenze:
Combi (34); Rosetta (31), Caligaris (32), Ferrero (5), Santagostino (1); Varglien I (33), Monti (33), Bertolini (31), Genta (l); Sernagiotto (24), Varglien II (17), Borel II (28), Ferrari (33), Orsi (32), Cesarini (15), Munerati (13), Vecchina (9), Imberti (2). Allenatore: Carlo Carcano

1933/34

I vecchi leoni non hanno perso il vizio di ruggire. Attaccano il campionato con una forza sorprendente, anche se buona parte del gruppo veleggia ormai da tempo oltre i trent’anni: il portiere Combi, titolare ininterrottamente dal 1921, Luis Monti, Rosetta, Caligaris, Mumo Orsi. Età che pesa sulla carta, non sulle gambe.

La Juventus, finalmente, gioca su un campo all’altezza del proprio blasone. Il 29 giugno 1933, in occasione del ritorno con l’Ujpest in Coppa Europa, era stato inaugurato il nuovo stadio: sessantamila posti, intitolato — così voleva l’epoca — a Benito Mussolini.

Lo scudetto, stavolta, costa fatica più del previsto. L’Ambrosiana di Meazza, Serantoni, Pitto e Demaria non molla un centimetro, e per gran parte della stagione tiene il passo dei bianconeri. Ma proprio nelle battute finali, quando i milanesi accusano il calo, viene fuori tutto il lavoro fatto in silenzio dalla Juventus: merito anche di Guido Angeli, preparatore atletico padovano che cura la condizione della squadra nei minimi dettagli — lo stesso che presta le sue competenze anche alla Nazionale. La Juventus è campione d’Italia per il quarto anno di fila, un record che il calcio italiano non aveva mai visto.

Di lì a poco arriveranno i Mondiali, e Vittorio Pozzo porterà in azzurro sette di questi bianconeri: Combi, Monti, Bertolini, Ferrari, Orsi, Borel II e Rosetta. A tutti loro toccherà l’onore — e la gioia — di alzare la Coppa Rimet e di scrivere una pagina indelebile nella storia del calcio, italiano e mondiale.

Giocatori e Presenze:
Combi (29), Valinasso (5); Rosetta (32), Caligaris (33), Ferrero (3); Varglien I (30), Monti (34), Bertolini (29), Depetrini (10); Sernagiotto (26), Cesarini (20), Borel II (34), Ferrari (34), Orsi (24), Varglien II (25), Mihalic (6). Allenatore: Carlo Carcano

1934/35

L’età dei campioni comincia a farsi sentire. Mille battaglie logorano i guerrieri, e la Juventus arriva, quasi per forza di cose, alla fine di un ciclo irripetibile. La macchina perde pezzi, uno via l’altro. Dopo il titolo mondiale, Giampiero Combi — numero uno e capitano della Nazionale — appende i guanti al chiodo. A marzo tocca a Raimundo Orsi fare le valigie e tornare in Argentina: i venti di guerra che si respirano in Europa lo preoccupano sul serio.

A dicembre arriva il colpo più duro. Ufficialmente per “motivi personali indipendenti dalla conduzione tecnica”, in realtà perché le voci sulla sua omosessualità si erano fatte troppo insistenti per essere tollerate dal regime fascista, Carlo Carcano — il timoniere di quattro scudetti — viene allontanato dalla panchina. Al suo posto, fino a fine stagione, l’ingegner Benedetto Gola, dirigente accompagnatore ufficiale della squadra, in coppia con l’ex capitano Carlo Bigatto, richiamato per l’occasione in panchina.

È una Juventus più stanca, ma ancora capace di vincere. Insegue per gran parte del campionato la Fiorentina, partita fortissimo, e solo nel finale approfitta del crollo dei viola per artigliare il quinto scudetto consecutivo — il settimo della sua storia.

Giocatori e Presenze:
Valinasso (30); Rosetta (22), Foni (27), Caligaris (11); Varglien I (28), Monti (20), Bertolini (26), Depetrini (14), Ramella (2); Varglien II (16), Cesarini (25), Serantoni (15), Borel Il (29), Ferrari (26), Orsi (21), Diena (9), Gabetto (6), Tiberti (2), Cason (1). Allenatore: Carlo Carcano (sost. Gola-Bigatto)

Autore: Storie di Calcio