Euro 1972: Germania Ovest

La Germania dei fenomeni, Italia dei messicani al tramonto: Bruxelles 1972 segna il passaggio di consegne del calcio europeo, l’alba di un decennio di supremazia tedesca.

Il boato che si alza dallo stadio Heysel racconta da solo l’andamento della serata: tre quarti deli spalti sono vestiti di bianco, e i giocatori dell’Unione Sovietica lasciano il campo con lo sguardo basso. La Germania Ovest ha appena chiuso con un secco 3-0 una manifestazione dominata dal primo minuto, conquistando il suo primo trofeo continentale. Quella sera chiude una cavalcata cominciata mesi prima nei gironi di qualificazione e destinata a proiettare i tedeschi occidentali al vertice del calcio mondiale per l’intero decennio successivo. Ma la finale di Bruxelles fu solo l’ultimo atto di un torneo pieno di episodi, rivalità e imprevisti, che merita di essere ripercorso passo dopo passo.

L’esordio della Germania Ovest

La quarta edizione degli Europei fu la prima a vedere la partecipazione di tutte le nazionali del continente, con la sola eccezione del Liechtenstein. Anche il paese ospitante, il Belgio, dovette conquistarsi sul campo l’accesso alla fase finale, senza sconti riservati a chi organizza il torneo. Fu proprio la Germania Ovest, campione del mondo nel 1954 e finalista nel 1966, a vivere il debutto più atteso: quattro anni prima era stata eliminata a sorpresa dall’Albania, fermata da uno 0-0 a Tirana. Il ct Helmut Schön poté affidarsi a una generazione di campioni cresciuta soprattutto nei blocchi di Bayern Monaco e Borussia Mönchengladbach, e la fiducia riposta in quel gruppo aprì un ciclo che sarebbe durato quasi un decennio.

Netzer e la sfida con Overath

Overath e Netzer

Al fianco del libero Franz Beckenbauer, il centrocampo tedesco era conteso da due fuoriclasse dallo stile opposto: il compassato Wolfgang Overath, mancino del Colonia, e l’elegante Günter Netzer, leader tecnico del Borussia Mönchengladbach. Erano rivali anche fuori dal campo, e quando giocavano insieme il risultato non sempre premiava la Nazionale. Nella primavera del 1972 fu un infortunio a togliere Overath dai radar di Schön, spalancando a Netzer le porte della fase finale: lui stesso avrebbe ammesso, anni dopo, che “altrimenti non avrei giocato affatto”. Il destino li avrebbe visti scambiarsi i ruoli due anni più tardi, quando al Mondiale casalingo del 1974 sarebbe stato Overath a ottenere la fiducia di Schön, relegando Netzer a pochi minuti in campo nell’intero torneo.

Gerd Müller, il bombardiere

Se Netzer incantava con la classe, Gerd Müller risolveva le partite con la ferocia sotto porta. Già capocannoniere del Mondiale messicano di due anni prima, l’attaccante del Bayern arrivò a Euro ’72 con i favori del pronostico, confermati da un poker messo a segno un mese prima del torneo, nell’amichevole che inaugurò lo Stadio Olimpico di Monaco proprio contro l’Unione Sovietica, battuta 4-1. Chiuse la manifestazione con quattro reti e il titolo di capocannoniere, confermando una fama di implacabile finalizzatore che lo avrebbe accompagnato fino al ritiro.

Gli azzurri di Valcareggi

L’Italia arrivava all’appuntamento da campione d’Europa in carica e vicecampione del mondo, reduce dalla storica finale di Città del Messico persa contro il Brasile. Il ct Ferruccio Valcareggi aveva superato le contestazioni post-mondiali, placate sacrificando come capro espiatorio il capo delegazione Walter Mandelli, ritenuto il regista dei sei minuti di panchina imposti a Gianni Rivera nel finale con i brasiliani. I giocatori restavano intoccabili nell’affetto dei tifosi, e la qualificazione arrivò senza troppi patemi, nonostante l’assenza forzata del centravanti titolare, Gigi Riva.

L’infortunio di Riva a Vienna

L’infortunio di Gigi Riva a Vienna

Fu proprio all’esordio nelle qualificazioni, al Prater di Vienna, che Riva pagò il prezzo più alto: gli azzurri vinsero 2-1 contro l’Austria, ma un intervento del terzino Hof gli fratturò il perone. Al suo posto rispose presente Pierino Prati, mentre Valcareggi alternava Sandro Mazzola tra il centro dell’attacco e la fascia. Riva tornò in tempo per timbrare una doppietta contro la Svezia, certificando il recupero completo, prima che il pareggio a reti bianche nel ritorno con l’Austria chiudesse un girone superato senza brillare.

Il doppio confronto con il Belgio

Ai quarti di finale, il sorteggio riservò all’Italia lo scoglio più insidioso: il Belgio di Raymond Goethals, trascinato dal capitano Paul Van Himst. L’andata di San Siro, il 29 aprile, si chiuse a reti bianche, con gli azzurri schierati quasi identici alla formazione campione d’Europa di quattro anni prima. Il ritorno, il 13 maggio a Bruxelles, fu tutta un’altra storia: il Belgio passò con un colpo di testa di Wilfried Van Moer su cross di Leon Semmeling, raddoppiò poco dopo e resistette fino al rigore trasformato da Riva nel finale. A pesare, oltre al gol subito, fu anche l’episodio che privò gli avversari dello stesso Van Moer per un lungo periodo, vittima di un durissimo intervento di Mario Bertini. Un’eliminazione bruciante, arrivata mentre in campo debuttavano i primi volti nuovi, da Franco Causio a Fabio Capello.

La marcia della Germania verso la finale

Mentre l’Italia usciva di scena, la Germania Ovest incantava il continente. Ai quarti affrontò l’Inghilterra, e a Wembley, il 29 aprile, Netzer firmò una delle sue partite più celebri: superò in dribbling Bobby Moore e Francis Lee trascinando i suoi al 3-1. Il quotidiano francese L’Équipe commentò che i tedeschi giocavano “un calcio da sogno dell’anno 2000”. Il ritorno, chiuso sullo 0-0, spense ogni residua speranza inglese. Nella fase finale in Belgio, la semifinale di Anversa contro i padroni di casa fu un’altra dimostrazione di forza: due gol di Müller piegarono il Belgio di Goethals, costretto ad accontentarsi del terzo posto conquistato poi a Liegi contro l’Ungheria. Nell’altra semifinale, a Bruxelles, fu invece un gol acrobatico di Konkov a regalare all’Unione Sovietica un pallido accesso alla finale.

La finale di Bruxelles

Muller, dominatore della finale contro l’URSS

Il 18 giugno, allo stadio Heysel, gremito per tre quarti di tifosi tedeschi, i sovietici si presentavano già battuti nei precedenti recenti. Prima del fischio d’inizio, davanti alla lavagna tattica, Schön avrebbe liquidato ogni indicazione con una battuta: “fate pure quello che volete”. La squadra sovietica resistette ventisette minuti, poi crollò sotto la doppietta di Müller e il sigillo di Herbert Wimmer, per un 3-0 che consegnò ai tedeschi il primo trofeo continentale della loro storia.

Nella classifica del Pallone d’Oro di quell’anno, Beckenbauer, Netzer e Müller occuparono rispettivamente il primo, il secondo e il terzo posto. Quello stesso stadio, tredici anni più tardi, sarebbe stato teatro di una delle tragedie più buie della storia del calcio europeo, la strage prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

Un ciclo appena cominciato

Bruxelles fu soltanto il primo capitolo di una supremazia lunga quasi un decennio. Due anni dopo la Germania Ovest avrebbe alzato la Coppa del Mondo in casa; nel 1976 avrebbe sfiorato il bis europeo, arresa ai rigori dalla Cecoslovacchia di Antonín Panenka; nel 1980 sarebbe tornata sul trono continentale. Per l’Italia di Valcareggi, invece, l’eliminazione con i belgi segnò l’inizio di un rinnovamento inevitabile, a cavallo tra i reduci del Messico e i primi volti della generazione che avrebbe riportato gli azzurri in alto solo alla fine del decennio.


FASE FINALE – BELGIO, 14 – 18 Giugno 1972

SEMIFINALI
14 giugno 1972, Anversa. Stadium: Bosuil – Deurne
GERMANIA OVEST – BELGIO 2 – 1
Reti: 24’ Müller 0-1, 71’ Müller 0-2, 83’ Polleunis 1-2
Arbitro: William J. Mullan (Scozia)
Germania Ovest: Maier, Beckenbauer, Schwarzenbeck, Höttges, Netzer, Hoeness, Breitner, Wimmer, Müller, Kremers, Heynckes
Belgio: Piot; Heylens, Dolmans, Thissen, Van Den Daele, Dockx, Joseph Semmeling, Martens (70’ Polleunis), Lambert, Van Himst, Verheyen.
14 giugno 1972. Bruxells. Stadium: Constant Vanden Stock
URSS – UNGHERIA 1 – 0
Rete: 53’ Konkov 0-1
Arbitro: Rudi Glöckner (Germania Est)
URSS: Rudakov; Dzodzuaschvili, Khurtsilava, Kolotov, Troschkine, Baidachny, Banischevsky (70’ Nodia), Kaplichny, Istomine, Konkov, Onischenko.
Ungheria: Géczi; Fabian, Pancsics, Juhasz, Balint, Szöke, Kocsis, Bene, Kü, Zambo, Juhasz.
FINALE TERZO POSTO
17 giugno 1972. Liegi. Stadium: Maurice Dufrasne
BELGIO – UNGHERIA 2 – 1
Reti: 24’ Lambert 1-0, 28’ Van Himst 2-0, 53’ (rigore) Kü 2-1
Arbitro: Johan Einar Boström (Svezia)
Belgio: Piot; Heylens, Dolmans, Thissen, Van Den Daele, Dockx, Joseph Semmeling, Polleunis, Lambert, Van Himst, Verheyen.
Ungheria: Géczi; Fabian, Pancsics, Juhasz, Balint, Kü, Kozma, Albert, Dunai, Juhasz, Zambo (46’ Szücs).
FINALE PRIMO POSTO
18 giugno 1972. Bruxells. Stadium: Re Baldovino
GERMANIA OVEST – URSS 3 – 0
Reti: 27’ Müller 1-0, 52’ Wimmer 2-0, 58’ Müller 3-0
Arbitro: Ferdinand Marshall (Austria)
Germania Ovest: Jozef Maier; Höttges, Breitner, Schwarzenbeck, Beckenbauer, Wimmer, Heynckes, Hoeness, Müller, Netzer, Kremers.
URSS: Rudakov; Dzodzuaschvili, Khurtsilava, Kaplichny, Istomine, Konkov (46’ Dolmatov), Troschkine, Kolotov, Baidachny, Banischevsky 66’ Kozinkevich), Onischenko.
Autore: Storie di Calcio