Serie A 1970/71: Inter

Il decimo posto in classifica, lo 0-3 subito nel derby, e la sensazione diffusa che la stagione fosse già compromessa: così si presentava l’Inter al giro di boa dell’autunno 1970. Sei mesi più tardi, con due giornate di anticipo sul calendario, i nerazzurri erano campioni d’Italia per l’undicesima volta, davanti a un Milan che aveva comandato la classifica per tre mesi e a un Napoli rivelazione d’autunno. Nel mezzo, l’esonero di Heriberto Herrera, la promozione in panchina di un allenatore delle giovanili, una rivelazione juventina destinata a durare vent’anni, un investimento di mercato naufragato in pochi mesi e una tragedia che avrebbe segnato il calcio italiano di quella stagione.

Sintesi del campionato

Il torneo si giocò dal 27 settembre 1970 al 23 maggio 1971, trenta giornate a girone unico. In avvio fece l’andatura il Napoli, inseguito dal Cagliari: la squadra campione in carica perse però per infortunio Gigi Riva, fratturato in Nazionale, e scivolò indietro in classifica. Il Milan approfittò del vuoto, prese la testa alla decima giornata e il 24 gennaio 1971 si laureò campione d’inverno.

L’Inter, nel frattempo, viveva la crisi più nera degli ultimi anni. Il cambio in panchina, a inizio novembre, cambiò il passo della squadra: alla ripresa del girone di ritorno i nerazzurri erano già secondi a tre punti dal Milan, distacco che si assottigliò a uno punto alla ventesima giornata. L’aggancio arrivò alla ventiduesima, il sorpasso alla ventitreesima, e da lì la fuga fu inarrestabile: scudetto con due turni di anticipo, 46 punti contro i 42 del Milan e i 39 del Napoli.

In coda, la lotta salvezza si decise sulla differenza reti: la Fiorentina si salvò per un soffio, condannando alla Serie B il Foggia — la rivelazione del girone d’andata — insieme a Lazio e Catania.

La rimonta dell’Inter

C’era molto di vecchio, ma altrettanto di nuovo, nell’Inter che tornò al titolo. In estate se n’erano andati altri due reduci della Grande Inter, Guarneri e Suarez, rimpiazzati da gregari di sostanza come Giubertoni, Pellizzaro e Frustalupi. In panchina era stato confermato Heriberto Herrera, con Burgnich e Facchetti terzini, Mazzola interno di punta, Corso rifinitore e Boninsegna centravanti.

Il derby perso 0-3 fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il 9 novembre 1970 la società esonerò Herrera e affidò la squadra, «temporaneamente», a Giovanni Invernizzi, fino ad allora tecnico delle giovanili nerazzurre. Le reazioni dello spogliatoio furono immediate. «Il licenziamento si imponeva», disse Mario Corso. «In fondo non è proprio che lo abbiamo cacciato noi…», aggiunse Sandro Mazzola. «Sono più che contento, ci voleva!», chiuse Jair.

Con Invernizzi, i senatori della squadra stilarono una tabella ambiziosa: Burgnich arretrato libero, il giovane Bellugi terzino destro, il ritorno di Jair all’ala, Bertini al posto di Frustalupi a centrocampo. Bastò per una rimonta che ricalcava, da protagonista opposta, quella già vissuta sui cugini rossoneri in altre stagioni.

Franco Causio, la rivelazione

Tra i tanti giovani lanciati dalla Juventus in quel campionato, uno emerse su tutti nel girone di ritorno: Franco Causio, ventunenne di Lecce. Scartato giovanissimo da Mantova e Inter dopo un provino, era passato dalla Sambenedettese alla Juventus, che lo aveva girato in prestito a Reggina e Palermo per farsi le ossa prima di richiamarlo a Torino nell’estate del 1970.

Schierato mezzala, dopo una prestazione strepitosa a San Siro contro il Milan la critica si sbilanciò: sembrava un impasto di Mazzola e Rivera. Rapido, guizzante, imprevedibile, univa lo scatto della punta al cervello dell’interno. Sarebbe diventato una delle ali più forti del mondo, capace di stupire soprattutto al Mondiale di Argentina 1978 e di giocare ad alto livello fino a trentanove anni.

Il declino di Alessandro Vitali

Certe volte gli enigmi del calcio sono insondabili. Alessandro Vitali, centravanti esploso tardi nelle giovanili del Bologna e poi ceduto in prestito a Catanzaro e Catania per farsi le ossa in Serie B, era arrivato al Vicenza e lì era finalmente sbocciato: 17 gol in 27 partite nella stagione 1969-70.

La Fiorentina si convinse a investire 700 milioni di lire per portarlo in viola, una delle cifre più alte del calciomercato di quegli anni, seconda solo a quella pagata per Savoldi. In campo, però, Vitali fu lento, sfiduciato, irriconoscibile: appena sei reti in tutta la stagione, mentre la squadra rischiava concretamente la retrocessione. Fu rispedito a Vicenza, poi passò al Cagliari, poi di nuovo a Vicenza, senza mai ritrovare lo smalto di quell’unica, fortunata annata. Il 26 agosto 1977, a trentadue anni, morì in un incidente stradale nella sua Emilia.

La malattia di Armando Picchi

La rivoluzione juventina voluta da Giampiero Boniperti, fresco amministratore delegato, era stata affidata a un allenatore giovane ma già carismatico: Armando Picchi, ex libero della Grande Inter, capitano della squadra che vinse due Coppe dei Campioni negli anni Sessanta. Costretto al ritiro nel 1968 da un infortunio, aveva allenato Varese e poi, con ottimi risultati, la sua Livorno.

A Torino, dopo un avvio incerto, Picchi aveva cominciato a prendere in mano la squadra. Poi la tragedia. A febbraio avvertì dolori insistenti alla schiena, forse legati al vecchio infortunio di gioco. Il 16 febbraio 1971 fu ricoverato: la diagnosi, dopo settimane di incertezza, parlò di un male incurabile. Trasferito in una villa a Sanremo per tentare cure alternative contro i dolori, Armando Picchi morì il 27 maggio 1971, a 35 anni, lo stesso giorno in cui la Juventus giocava a Torino la finale di andata della Coppa delle Fiere contro il Leeds. Lasciava la moglie e due figli piccoli.

Il rilancio di Mario Corso

Da anni sulla cresta dell’onda, Mario Corso era il fantasista mancino che don Helenio Herrera avrebbe voluto cedere più volte e che Angelo Moratti dichiarava regolarmente incedibile. Celebri le sue punizioni «a foglia morta», altrettanto celebri le pause e le incostanze tipiche degli artisti. A ventotto anni, appesantito e un po’ spento, sembrava avviato a un declino precoce.

Nella stagione dello scudetto fu invece diverso. Il matrimonio aveva reso più ordinata la sua vita, la maturità atletica faceva il resto, e forse contò anche la partenza di quel Suarez che gli aveva sempre fatto un po’ d’ombra. Abbandonate le ambizioni in Nazionale, Corso giocò la sua stagione migliore: gioco fantasioso trasformato in sostanza, assist a ripetizione per Boninsegna, al punto da mettere in ombra perfino il reuccio Mazzola.

Boninsegna, capocannoniere

Lunga era stata la strada che aveva riportato Roberto Boninsegna all’Inter, il club che da bambino sognava di vestire. Cresciuto nelle giovanili nerazzurre, bocciato da Helenio Herrera, era ripartito da Prato e Potenza, aveva raggiunto la Serie A con il Varese e si era imposto al Cagliari, in coppia con Gigi Riva.

Il salto di qualità era arrivato con il Mondiale messicano del 1970: richiamato per sostituire un compagno di reparto infortunato, Boninsegna aveva segnato il gol del vantaggio nella «partita del secolo» contro la Germania Ovest e servito l’assist decisivo a Rivera, per poi firmare anche il gol del momentaneo pareggio nella finale persa contro il Brasile di Pelé. Tornato a Milano da protagonista, chiuse il campionato 1970-71 con 24 reti in 28 partite: una media da scudetto, e il titolo di capocannoniere della Serie A.

Classifica Finale

SquadraPtGVNPGfGs
INTER463019835026
MILAN4230151235426
NAPOLI393015963319
JUVENTUS3530111364130
BOLOGNA3430101463024
ROMA323071853225
CAGLIARI303081483335
TORINO2630614102730
VARESE263051692933
L.R. VICENZA2630614102331
VERONA2630712112335
SAMPDORIA2530613113034
FIORENTINA253031982632
FOGGIA2530613112843
LAZIO2230512132843
CATANIA2130511141839

I verdetti della stagione

Campione d’ItaliaINTER
Vincitrice Coppa ItaliaTORINO
Retrocesse in serie BFOGGIA, LAZIO e CATANIA
Qualificate in Coppa dei CampioniINTER
Qualificate in Coppa delle CoppeTORINO
Qualificate in Coppa UEFAMILAN, NAPOLI, JUVENTUS e BOLOGNA

Marcatori

24 Boninsegna (Inter)
19 Prati (Milan)
15 Savoldi Giu. (Bologna)
13 Bettega (Juventus)
10 Clerici (Verona)
9 Chinaglia (Lazio), Cristin (Sampdoria)
8 Domenghini (Cagliari), Maraschi (L.R. Vicenza), Riva (Cagliari), Saltutti (Foggia), Salvi G. (Sampdoria), Villa S. (Milan)
7 Altafini (Napoli), Amarildo (Roma), Bigon (Foggia), Mazzola S. (Inter)
Autore: Storie di Calcio