Quando il 26 aprile 1930 l’arbitro fischiò la fine della finale di FA Cup a Wembley, un uomo con il cappotto scuro e il cappello in mano restò quasi immobile sulla panchina: aveva aspettato cinque anni esatti quel momento, da quando, firmando il contratto con l’Arsenal, aveva promesso ai suoi dirigenti che in un lustro quella squadra mediocre e priva di trofei sarebbe diventata una potenza del calcio inglese. Quell’uomo si chiamava Herbert Chapman, e la storia gli avrebbe dato ragione fino a farne, ancora oggi, il punto di riferimento quando si parla di rivoluzioni tattiche e manageriali nel football.
Le origini a Kiveton Park
Herbert Chapman nacque il 19 gennaio 1878 a Kiveton Park, piccolo villaggio minerario al confine fra South Yorkshire e Nottinghamshire. Il padre, John, lavorava in miniera, ma il giovane Herbert si dimostrò abbastanza brillante da guadagnarsi un posto al Sheffield Technical College, dove studiò ingegneria mineraria. Aveva un fratello, Harry Chapman, anch’egli calciatore e più dotato di lui sul campo: la loro storia si sarebbe incrociata di nuovo anni dopo, quando Harry, malato di tubercolosi, sarebbe andato a morire proprio in casa di Herbert, nel 1916.
Un vagabondo del campionato
Da calciatore, Chapman fu una mezzala tracagnotta, priva della classe del fratello ma capace di sopperire con la forza fisica. Fra il 1897 e il 1907 vestì le maglie di dieci squadre diverse — Stalybridge Rovers, Rochdale, Grimsby, Swindon, Sheppey United, Worksop, Northampton, Sheffield United, Notts County e Tottenham — sempre da dilettante, sfruttando la laurea in ingegneria per lavorare nelle città in cui giocava. Nel frattempo osservava, studiava, immagazzinava idee sui metodi dei suoi allenatori. Nel 1907 tornò al Northampton Town come giocatore-allenatore; due anni dopo appese le scarpe al chiodo e condusse la squadra al titolo di terza divisione.
Il naufragio del Leeds City
Dopo altre buone stagioni a Northampton, nel 1912 Chapman accettò la panchina del Leeds City, in Division Two. Nel 1913-14 portò la squadra al miglior piazzamento della sua storia, un quarto posto. Ma il 4 ottobre 1919 il Leeds City venne espulso dalla Football League per pagamenti illegali ai calciatori durante gli anni di guerra: dirigenti e tecnici furono radiati, i giocatori venduti all’asta in un hotel di Leeds a prezzi stracciati. Chapman fu inizialmente colpito dallo stesso provvedimento, ma riuscì a dimostrare la propria estraneità ai fatti e nel 1921 venne riabilitato.
Il miracolo di Huddersfield Town
Si ritrovò così sulla panchina dell’Huddersfield Town, e al termine della prima stagione alzò già il suo primo trofeo da allenatore, la FA Cup del 1922, battendo il Preston a Stamford Bridge. Due anni dopo l’Huddersfield si laureò per la prima volta campione d’Inghilterra, al termine di una corsa serratissima con il Cardiff City. Nel 1924-25 arrivò il secondo titolo consecutivo. In quattro anni Chapman aveva costruito dal nulla, con disciplina ferrea e metodi motivazionali fuori dal comune, uno squadrone capace di vincere una FA Cup e due campionati di fila — un terzo lo avrebbe conquistato l’Huddersfield l’anno successivo, quando però il suo artefice sedeva già su un’altra panchina.
L’arrivo a Highbury
Nel maggio 1925 il presidente dell’Arsenal, Henry Norris, offrì a Chapman 2.000 sterline l’anno, lo stipendio più alto dell’epoca. Chapman accettò la sfida di rimettersi in gioco in un club di livello medio-basso ma economicamente solido, chiedendo in cambio carta bianca sul mercato: «I calciatori più forti possono adattarsi a qualsiasi modulo», diceva.
Il primo obiettivo, Charlie Buchan, lo andò a cercare di persona: entrò nel negozio di articoli sportivi dell’attaccante a Sunderland e gli disse che non se ne sarebbe andato finché non avesse firmato. L’accordo con il Sunderland fu rocambolesco, duemila sterline più cento per ogni gol segnato da Buchan nella prima stagione: ne arrivarono abbastanza da far lievitare il conto finale fino quasi a quattromila sterline. Dopo di lui arrivarono David Jack e Alex James, attaccante del Preston trasformato da Chapman in regista arretrato, poi il formidabile terzino Eddie Hapgood nell’ottobre 1927 e il giovanissimo Cliff Bastin, appena sedicenne, nel 1928.
La nascita del Sistema
Poco prima dell’arrivo di Chapman a Highbury, la regola del fuorigioco era stata modificata per favorire gli attaccanti: da tre a due difensori necessari fra attaccante e portiera avversaria. Dopo una sconfitta catastrofica per 0-7 contro il Newcastle, Chapman si confrontò a lungo con Buchan su come riparare una difesa troppo esposta. La soluzione: i terzini si sarebbero allargati sulle fasce a marcare le ali avversarie, il centromediano Jack Butler avrebbe abbandonato i compiti di regia per dedicarsi solo al centravanti, mentre le mezzali sarebbero arretrate a formare, con i due mediani, un quadrilatero nel cuore del gioco. Nacque così il modulo che avrebbe reso immortale Chapman: il Chapman system, in Italia più semplicemente il Sistema.
Attacco e difesa
Le prime critiche a Chapman lo dipinsero come un tecnico difensivista. Lui non se ne curò mai troppo:
«Ogni squadra che entra sul terreno di gioco ha un punto garantito. Se non concedo alcuna rete, mi rimane almeno questo punto. Se poi riesco anche a segnare un gol ne ottengo due».
Nel 1933 scrisse ancora più chiaramente:
«I miei giocatori e io siamo qui per vincere. È chiaro che la squadra che segna più reti vince la partita, ma per fare ciò hai bisogno che la difesa sia preparata e sveglia».
Il suo gioco si basava sul contropiede:
«Le occasioni migliori nascono quando ti stai difendendo e puoi ripartire all’improvviso, sorprendendo la difesa altrui impreparata».
In fondo trasformava ogni partita in una serie di duelli individuali, un calcolo che premiava chi aveva i giocatori più forti: non a caso lo stesso modulo avrebbe fatto la fortuna, anni dopo, del Grande Torino.
Il trionfo dei Gunners
Come promesso, in cinque anni Chapman portò l’Arsenal al suo primo trofeo, quella FA Cup del 1930 vinta proprio contro il suo vecchio Huddersfield. Da squadra perdente, i Gunners divennero in breve la più ricca e seguita del mondo. Nel 1930-31 arrivò il primo campionato della storia del club, con un record di 66 punti: Chapman divenne così il secondo allenatore inglese, dopo Tom Watson, a vincere il titolo con due squadre diverse, un primato che sarebbe toccato in seguito solo a Brian Clough (Derby County 1972 e Nottingham Forest 1978) e Kenny Dalglish (Liverpool 1986, 1988, 1990 e Blackburn 1995).
Altri due campionati, nel 1933 e nel 1934, completarono l’opera. Ma Chapman fu anche un formidabile innovatore fuori dal campo: il 25 agosto 1928 l’Arsenal fu la prima squadra a scendere in campo con i numeri sulle maglie, contro lo Sheffield Wednesday; propose impianti di illuminazione per le partite serali, suggerì dieci anni in anticipo il semicerchio dell’area di rigore, e convinse le autorità cittadine a ribattezzare la fermata della metropolitana di Gillespie Road in “Arsenal”.
L’ultima partita
L’inizio del 1934 trovò Chapman a Hendon, in famiglia, per il capodanno. Tornato a Londra con la febbre, il medico sociale Guy Pepper gli ordinò riposo assoluto. Chapman, lo stesso uomo che pretendeva disciplina ferrea dai suoi giocatori, disobbedì: andò ugualmente a vedere la terza squadra dell’Arsenal giocare in trasferta a Guildford, nel freddo pungente di gennaio. Il raffreddore degenerò in polmonite nel giro di pochi giorni.
Morì nelle prime ore del 6 gennaio 1934, nella sua casa di Hendon, a 55 anni, tredici giorni prima del suo compleanno. Fu sepolto quattro giorni dopo nel cimitero di St Mary’s. L’Arsenal vinse comunque il titolo quella stagione, e di nuovo l’anno successivo sotto la guida di George Allison, completando un tris che Chapman non vide mai, proprio come era già accaduto all’Huddersfield nove anni prima. Indimenticabile, appunto.