Italia-Germania: uomini contro

Il calcio ha i suoi tabù, e quello azzurro porta la maglia della Germania. Davanti ai tedeschi, nelle notti che contano davvero, fino al 2012 l’Italia non ha quasi mai steccato: imprese, recuperi forsennati, qualche machiavellico colpo di scena. Una rivalità che attraversa quasi un secolo di storia del calcio e arriva fino alle semifinali di Dortmund e Varsavia.


Berlino, 1939 – La prima vittoria tedesca in casa

Per la prima volta la Germania batte l’Italia in casa propria. È quasi una sceneggiata di Regime: gli azzurri sono bicampioni del mondo e medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1936, ma a Berlino Vittorio Pozzo si presenta con una formazione sperimentale che spiazza tutti. Vuole collaudare il “Sistema” di Herbert Chapman e per farlo schiera addirittura sette giocatori del Genoa, l’unica squadra italiana già avvezza alla tattica inglese.

Fuori Foni, Rava, Andreolo, Biavati, Meazza e Piola; dentro Marchi, Sardelli, Genta, Battistoni, Perazzolo, Neri e Scarabello, che messi insieme non arrivano alle presenze in azzurro del solo Rava. La Germania, al contrario, gioca l’asso: Franz Binder, detto “Bimbo”, assente nel precedente 0-1 di Firenze. Austriaco come Raftl, Hahnemann e Pesser, Binder segnerà oltre mille gol in carriera, dieci in sole nove partite con la Nazionale tedesca.

L’Austria, nel 1939, non esiste più: annessa al Terzo Reich, cancellata momentaneamente dalla storia insieme al mitico “Wunderteam” di Hugo Meisl, che considerava Binder la riserva di Matthias Sindelar, morto suicida proprio quell’anno. Binder è l’ultimo erede di quella generazione d’oro — nel 1941, con il Rapid Vienna, vincerà pure il campionato tedesco superando in finale i campioni in carica dello Schalke 04. A Berlino la Germania dilaga, ma è lui a dover rimontare due volte il vantaggio italiano prima del tracollo finale.

Germania-Italia 5-2
Reti: 15′ G. Neri, 20′ Binder, 27′ Demaria rig., 36′ Binder, 65′ Lehner, 67′ Conen, 84′ Binder rig.
Germania: Raftl, Janes, Billmann, Kupfer, Rohde, Kitzinger, Lehner, Hahnemann, Conen, Binder, Pesser. Ct: S. Herberger.
Italia: A. Olivieri, S. Marchi, Sardelli, Genta, Battistoni, Perazzolo, G. Neri, Demaria, Boffi, Scarabello, Colaussi. Ct: V. Pozzo.
Arbitro: Escartin (Spagna).

Città del Messico, 1970 – La semifinale entrata nel mito

Nei novanta minuti regolamentari non era successo granché. Il vantaggio di Roberto Boninsegna, firmato dopo dieci minuti su un’azione corale orchestrata da Giancarlo De Sisti e rifinita da una triangolazione con Gigi Riva, sembrava sufficiente a blindare la qualificazione azzurra contro la Germania Ovest, vicecampione del mondo.

La leggenda comincia al secondo minuto di recupero. Karl Heinz Schnellinger — che gioca in Italia, nel Milan — pareggia infilandosi sotto porta su un cross impossibile di Jurgen Grabowski: una spaccata vincente che lascia di gesso Ricky Albertosi. Si va ai supplementari, e lì si sveglia Gerd Müller, servito di testa dal capitano tedesco Uwe Seeler: il pallone, toccato in modo scoordinato ma letale, rotola piano oltre la linea.

Tarcisio Burgnich non ci sta e improvvisandosi goleador pareggia i conti con il suo avversario diretto. È il momento della resa dei conti: Angelo Domenghini resiste alla carica di Schnellinger, serve Riva, gol. Seeler rilancia ancora Müller, che firma la sua doppietta personale. Tutto da rifare, fino al gol di Gianni Rivera al minuto 111: la Germania è in ginocchio, Italia-Germania 4-3. Un classico esempio di partita che sconfina nella leggenda, al punto che «io c’ero», magari davanti al televisore a notte fonda, significa ancora qualcosa a distanza di decenni.

Italia-Germania Ovest 4-3
Reti: 8′ Boninsegna, 90′ Schnellinger, 94′ G. Müller, 98′ Burgnich, 104′ Riva, 110′ G. Müller, 111′ Rivera.
Italia: Albertosi, Burgnich, Facchetti, M. Bertini, Rosato (91′ Poletti), Cera, Domenghini, A. Mazzola (46′ Rivera), Boninsegna, De Sisti, Riva. Ct: F. Valcareggi.
Germania Ovest: Maier, Vogts, Patzke (65′ Held), Beckenbauer, Schnellinger, Schulz, Grabowski, Seeler, G. Müller, Overath, Löhr (51′ Libuda). Ct: H. Schön.
Arbitro: Yamasaki (Messico).

Madrid, 1982 – La finale iridata del Bernabéu

Se la semifinale dell’Azteca è un cult per tutti gli amanti del calcio, la finale del Bernabéu è un classico che appartiene a un’intera nazione. Le lacrime di Antonio Cabrini, che chiede la sostituzione dopo il rigore sbagliato; il gol di rapina di Paolo Rossi; il Presidente Sandro Pertini che in tribuna d’onore salta come un tifoso di curva; l’urlo liberatorio di Marco Tardelli; il quarantenne Dino Zoff che alza, finalmente, la Coppa del Mondo.

L’Italia arriva in finale con i favori del pronostico, dopo essersi lasciata alle spalle una prima fase opaca. Da Barcellona in avanti è un’altra squadra: Claudio Gentile si porta a casa a brandelli le maglie di Maradona e Zico, Bruno Conti pennella palloni su misura, e Paolino Rossi — dopo un Mondiale partito in salita — diventerà capocannoniere con sei reti. In finale gli azzurri perdono Giancarlo Antognoni, infortunato, e perdono pure Ciccio Graziani dopo soli sette minuti. La Germania campione d’Europa in carica, al contrario, è una squadra scarica: Kalle Rummenigge gioca a mezzo servizio, Hansi Müller è zoppo e parte in panchina, e i tedeschi arrivano dall’estenuante semifinale ai rigori con la Francia di Platini.

I tedeschi reggono un tempo, pure graziati dall’errore dal dischetto di Cabrini — rigore concesso per l’atterramento di Conti, travolto in area dal panzer Hans Peter Briegel. Sotto di un gol, hanno l’occasione del pareggio: dieci minuti dopo il vantaggio di Rossi, Briegel pesca con un cross Rummenigge in area, ma Zoff intercetta sui suoi piedi. L’unico sussulto d’orgoglio arriva a partita ormai compromessa, con il diagonale di Paul Breitner — già uno dei terzini più moderni d’Europa negli anni Settanta, qui riconvertito a centrocampista. È il gol della bandiera, che addolcisce appena un tracollo ormai scritto.

Italia-Germania Ovest 3-1
Reti: 56′ Rossi, 69′ Tardelli, 80′ Altobelli, 83′ Breitner.
Italia: Zoff, Bergomi, Cabrini, Gentile, Collovati, Scirea, B. Conti, Tardelli, Rossi, Oriali, Graziani (7′ Altobelli, 89′ Causio). Ct: Bearzot.
Germania Ovest: Schumacher, B. Förster, Briegel, Kaltz, K.H. Förster, Stielike, Littbarski, Dremmler (62′ Hrubesch), Fischer, Breitner, Rummenigge (70′ Müller). Ct: Derwall.
Arbitro: Coelho (Brasile).

Düsseldorf, 1988 – L’esordio nell’Europeo tedesco

Nessun titolo da difendere, nessuna finale da ricordare: nella gara inaugurale dell’Europeo organizzato in Germania, Italia e Germania Ovest sono due squadre alla ricerca di un’identità nuova, soprattutto quella di Azeglio Vicini, al suo primo appuntamento ufficiale da ct dopo l’esperienza con l’Under 21. Il collega Franz Beckenbauer, reduce da una finale mondiale, non vorrebbe sfigurare davanti al pubblico di casa, ma ha già perso pezzi pesanti come Harald Schumacher, Karlheinz Förster e lo stesso Rummenigge, sostituiti da Eike Immel, Jürgen Kohler e un giovane Jürgen Klinsmann.

Roberto Donadoni impazza sulla fascia e da una sua azione nasce il vantaggio italiano, firmato da Roberto Mancini alla sua prima rete in Nazionale maggiore. I tedeschi rischiano una figuraccia storica, storditi dal ritmo azzurro, poi approfittano di un abbaglio arbitrale per riequilibrare la gara: l’inglese Hackett fischia una punizione a due in area perché Walter Zenga trattiene troppo a lungo il pallone tra le mani. Dal calcio piazzato, Pierre Littbarski serve Andreas Brehme, che perfora la barriera con un bolide imparabile anche per il suo futuro compagno di squadra all’Inter.

Donadoni resta incontenibile e la difesa tedesca va costantemente in affanno, ma per un esordio contro i padroni di casa l’1-1 finale va bene così. Vicini illuderà l’Italia fino alla semifinale, dove inciamperà nel “calcio del 2000” predicato dal nuovo profeta venuto dal freddo, Valerij Lobanovskyj.

Italia-Germania Ovest 1-1
Reti: 52′ Mancini, 56′ Brehme.
Germania Ovest: Immel, Kohler, Brehme (76′ Borowka), Berthold, Buchwald, Herget, Littbarski, Matthäus, Völler (82′ Eckstein), Thon, Klinsmann. Ct: F. Beckenbauer.
Italia: Zenga, Bergomi, P. Maldini, F. Baresi, R. Ferri, Ancelotti, Donadoni, De Napoli (86′ De Agostini), Mancini, Giannini, Vialli (89′ Altobelli). Ct: A. Vicini.
Arbitro: Hackett (Inghilterra).

Manchester, 1996 – Lo 0-0 fatale a Sacchi

Per il calcio italiano è il ricordo di una disfatta, per Arrigo Sacchi la fine di un sogno, eppure i tedeschi ancora oggi ammettono di averla scampata bella. I futuri campioni d’Europa finiscono alle corde dopo appena sette minuti, quando il futuro Pallone d’Oro Matthias Sämmer perde palla in un contrasto con Pierluigi Casiraghi, lanciato in area e atterrato dall’uscita disperata del portiere Andreas Köpke.

L’Italia è obbligata a vincere per passare il turno, e sembra la giornata giusta fino all’ottavo minuto. Sul rigore si presenta Gianfranco Zola, ma il tiro — debole, quasi impaurito dalla responsabilità — viene abbrancato senza difficoltà da Köpke. Da lì in avanti la Germania diventa un mulino a vento da assaltare da ogni angolo, eppure spunta sempre la testa di Helmer o di Eilts quando non ci arrivano i guantoni del portiere.

I tedeschi si esaltano con il passare dei minuti, resistendo anche dopo l’espulsione per doppia ammonizione del laterale Thomas Strunz. Un colpo di testa di Klinsmann, di poco a lato nel primo tempo, resta l’unica vera azione pericolosa creata dalla Germania. Fuser, Carboni, Zola: per gli uomini di Sacchi è il festival delle occasioni mancate, l’ennesima riprova di un tabù che proprio non si piega — eppure stavolta sarà l’Italia a uscire di scena, eliminata cinque giorni prima dalla giornata storta con la Repubblica Ceca.

Italia-Germania 0-0
Italia: Peruzzi, Mussi, Carboni (77′ Torricelli), Albertini, P. Maldini, Costacurta, Fuser (81′ Di Livio), Di Matteo (68′ Chiesa), Casiraghi, Donadoni, Zola. Ct: A. Sacchi.
Germania: Köpke, Strunz, Freund, Sämmer, Helmer, Ziege, Hässler, Eilts, Möller (89′ Bode), Klinsmann, Bobic. Ct: B. Vogts.
Arbitro: Goethals (Belgio).

Dortmund, 2006 – I 119 minuti di Grosso e Del Piero

Per novanta minuti più trenta di supplementari, il copione sembra quello di sempre: tanta sofferenza, parate, occasioni fallite da una parte e dall’altra, con lo spettro dei calci di rigore che si avvicina. Marcello Lippi ha scelto una formazione d’emergenza, orfana di Nesta e con Materazzi riadattato al centro della difesa; al suo cospetto, la Germania di Jürgen Klinsmann, padrona di casa e trascinata da un giovanissimo Lukas Podolski.

Al minuto 119, quando ormai tutti si preparano alla lotteria dei rigori, un recupero di Fabio Cannavaro innesca il contropiede decisivo. Andrea Pirlo serve con un tocco geniale Fabio Grosso, terzino fino a quel momento ai margini della cronaca internazionale: il suo diagonale mancino, da fuori area, si infila imparabile alla sinistra di Jens Lehmann. Due minuti più tardi, sul capovolgimento di fronte innescato dalla disperata ripartenza tedesca, Gilardino lancia Alessandro Del Piero, che davanti al portiere non sbaglia e chiude i conti.

È la seconda volta in trentasei anni che l’Italia elimina la Germania in semifinale di un grande torneo, e la seconda volta che lo fa nel modo più crudele per i padroni di casa: allo scadere, con un gol che nessuno, fino a un attimo prima, avrebbe scommesso di vedere. La squadra di Lippi vola in finale contro la Francia, che vincerà poi ai rigori, conquistando il suo quarto titolo mondiale.

Germania-Italia 0-2 (dopo i tempi supplementari)
Reti: 119′ Grosso, 121′ Del Piero.
Germania: Lehmann, Friedrich, Mertesacker, Metzelder, Lahm, Schneider (83′ Odonkor), Kehl, Ballack, Borowski (73′ Schweinsteiger), Klose (111′ Neuville), Podolski. Ct: Klinsmann.
Italia: Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Camoranesi (91′ Iaquinta), Gattuso, Pirlo, Perrotta (104′ Del Piero), Totti, Toni (74′ Gilardino). Ct: Lippi.
Arbitro: Archundia (Messico).

Varsavia, 2012 – La doppietta di Balotelli

Sei anni dopo Dortmund, la Germania si ripresenta davanti all’Italia da favorita assoluta: imbattuta nel torneo, considerata da molti la squadra più forte d’Europa. Cesare Prandelli rinuncia a Giuseppe Rossi, fuori per un problema muscolare, e punta sulla coppia d’attacco formata da Antonio Cassano e Mario Balotelli, già protagonista di un Europeo fin lì altalenante.

Al 20′ arriva il vantaggio azzurro: Cassano scodella un pallone dalla sinistra, Balotelli lo anticipa tutti di testa e lo spedisce alle spalle di Manuel Neuer. Sedici minuti più tardi arriva il colpo che chiude praticamente la contesa: Riccardo Montolivo pesca in profondità Balotelli, che brucia sul tempo la retroguardia tedesca e scarica un destro all’incrocio dei pali, lasciando partire dopo il gol l’esultanza a torso nudo che diventerà una delle immagini simbolo dell’estate 2012. Nell’intervallo Joachim Löw getta nella mischia Marco Reus e Miroslav Klose, ma la Germania trova solo il gol della bandiera nel recupero, con un rigore trasformato da Mesut Özil dopo un fallo di Balzaretti.

Non basta: l’Italia difende con ordine e vola alla sua prima finale europea dal 2000. Quella di Varsavia, ad oggi, è ancora l’ultima vittoria azzurra contro la Germania in una competizione ufficiale.

Italia-Germania 2-1
Reti: 20′ e 36′ Balotelli, 90’+1′ Özil rig.
Italia: Buffon, Balzaretti, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Marchisio, Pirlo, De Rossi, Montolivo (64′ Thiago Motta), Cassano (58′ Diamanti), Balotelli (70′ Di Natale). Ct: Prandelli.
Germania: Neuer, Boateng (71′ Müller), Hummels, Badstuber, Lahm, Khedira, Schweinsteiger, Kroos, Özil, Podolski (46′ Reus), Gomez (46′ Klose). Ct: Löw.
Arbitro: Lannoy (Francia).
Autore: Storie di Calcio