Dinamo Tbilisi, cartoline dalla Georgia
A cavallo tra gli anni settanta e ottanta, i georgiani uscirono dall’anonimato per diventare una delle squadre di calcio più misteriose, ammalianti e affascinanti d’Europa.
A cavallo tra gli anni settanta e ottanta, i georgiani uscirono dall’anonimato per diventare una delle squadre di calcio più misteriose, ammalianti e affascinanti d’Europa.
Un centravanti sovietico, un contratto quasi firmato, un ministro che doveva dire sì: nel 1989 la Juventus di Agnelli riuscì solo a sfiorare Oleg Protasov.
L’Unione Sovietica scende in campo senza la scritta CCCP e viene eliminata al primo turno. Il racconto dell’ultimo Mondiale dell’Armata Rossa di Lobanovskyj.
L’Urss l’abbiamo trovata relativamente tardi, il primo match è del 1963, l’abbiamo anche battuta in due amichevoli, ma nelle circostanze ufficiali ci ha quasi regolarmente castigato.
Nell’estate 1982, sotto la legge marziale, Polonia-URSS divenne simbolo di resistenza. Quello zero a zero valse più di una vittoria: il trionfo di Solidarność.
Rinat Dasaev, il portiere di Astrakhan che fermò l’Europa con lo Spartak e l’URSS: dal Mundial ’82 alla finale dell’88, fino al buio di Siviglia.
Stipendi da impiegato del catasto, squadre battezzate dai ministeri e una manciata di fuoriclasse la cui sorte dipendeva dall’umore di un funzionario: il pallone al di là della cortina di ferro.
Un torneo in cui le squadre appartenevano a ministeri, eserciti e fabbriche, e in cui una classifica poté essere ritoccata per rispettare l’anniversario della Rivoluzione.
Il primo Europeo nacque monco, tra rifiuti eccellenti e veti politici, ma incoronò l’URSS di Jašin e mostrò un calcio nuovo, più atletico che tecnico.