L’incanto del Lanerossi Vicenza di Gibì Fabbri
Un allenatore retrocesso, un attaccante scartato, una città di provincia: nel 1978 il Vicenza arrivò secondo giocando meglio di tutti, e pagò quel sogno carissimo.
Un allenatore retrocesso, un attaccante scartato, una città di provincia: nel 1978 il Vicenza arrivò secondo giocando meglio di tutti, e pagò quel sogno carissimo.
Come una provinciale friulana, guidata da un allenatore sconosciuto e da un centravanti scartato, inventò il 3-4-3, sfiorò l’Europa che conta e cambiò il calcio italiano.
Il Wunderteam di Meisl e Sindelar inventò il calcio moderno a Vienna, dominò l’Europa anni Trenta, e morì con l’Austria: talento sublime, storia crudele.
Un’esplosione fragorosa, quella del biennio ’72-74: nessun segno premonitore per le grandi del Nord. L’invincibile armata biancoceleste nacque dalle felicissime intuizioni di Tommaso Maestrelli.
L’impresa si compì nel 1975-76, ma nacque negli anni Sessanta con Orfeo Pianelli presidente, destinato alla leggenda come chi lega il proprio nome al Toro.
Orgoglio fiammingo e pazienza: cinquant’anni d’attesa, una notte a Wembley, l’eterna rincorsa all’Anderlecht. Il Bruges non molla mai, e alla fine il titolo arriva sempre…
Nati senza campo e senza un soldo, i Bohs hanno fatto della loro irregolarità una virtù: mai retrocessi, mai venduti, sempre di proprietà dei soci.
Per comprendere la genesi del tricolore 1969-70 e spiegare la bellissima bizzarria dell’albo d’oro che appunta la medaglia su un’isola troppe volte ai margini dell’evoluzione italiana, bisogna cominciare da loro, quel pugno … Leggi tutto