L’Italia a Euro 72: l’amaro tramonto dei «Messicani»
Il biennio 1970-72 segnò il declino di una delle nazionali più forti e amate: dal Messico al Belgio, tra l’infortunio di Riva e le scelte discutibili di Valcareggi.
Il biennio 1970-72 segnò il declino di una delle nazionali più forti e amate: dal Messico al Belgio, tra l’infortunio di Riva e le scelte discutibili di Valcareggi.
Interista nella pelle, è universalmente riconosciuto come pedina fondamentale nella storia del calcio e, ancor più, esempio di qualità morali e fair-play.
Wilson fu il capitano che trasformò in fede una maglia presa in prestito, portando la Lazio sul tetto d’Italia prima che il destino la strappasse.
Le straordinarie doti umane di Scirea hanno spesso fatto dimenticare la sua classe autentica, ma come libero, soprannominato «Gai», è stato probabilmente il più grande.
Il suo nome è legato soprattutto alla storica vittoria al campionato mondiale del 1978 della nazionale Argentina, dove si laureò come capocannoniere.
Nel 1975-76 il Catanzaro di Di Marzio, trascinato da Palanca, conquista la seconda storica promozione in Serie A, superando Genoa e Foggia in un finale al fotofinish.
Nel 1975 il Leeds sfiora la Coppa dei Campioni, ma arbitraggi controversi e la rabbia dei tifosi a Parigi ne cambiano per sempre la storia.
In quel torneo l’Italia crollò contro Inghilterra e Brasile, ma quella squadra imperfetta pose le basi del trionfo mondiale di Bearzot nel 1982.
Eccezionale fra i pali, il numero 1 del Bayern e della Germania dominò gli anni settanta del calcio mondiale. Tanti record e una continuità di rendimento impressionante.
Centrocampista simbolo del Napoli, capitano per oltre un decennio, campione d’Europa con l’Italia nel 1968. Da dirigente azzurro, portò Maradona a Napoli nel 1984.