Osvaldo Ardiles: fosforo argentino
Cervello del centrocampo che vinse il Mondiale 1978, portò l’Argentina a Londra e visse la guerra delle Malvine da dentro gli spogliatoi del Tottenham.
Cervello del centrocampo che vinse il Mondiale 1978, portò l’Argentina a Londra e visse la guerra delle Malvine da dentro gli spogliatoi del Tottenham.
Fino a 40 anni si era disinteressato di calcio e anzi derideva “quei matti che vanno alla partita”. Diventato presidente nel 1968, puntò subito verso traguardi ambiziosi. E li raggiunse tutti.
Jean-Marie Pfaff fu uno dei portieri più spettacolari tra anni Settanta e Ottanta: popolare non solo per il talento, che gli garantì una lunga carriera, ma anche per il gusto dello spettacolo.
Toscano di nascita, romano e romanista d’adozione, Dino Viola contende a Franco Sensi il titolo di presidente più amato della storia della Roma.
Con una sventola da fuori area di Mika Aaltonen, la modesta squadra finlandese sbancò San Siro. Per i nerazzurri fu una disfatta storica.
Le straordinarie doti umane di Scirea hanno spesso fatto dimenticare la sua classe autentica, ma come libero, soprannominato «Gai», è stato probabilmente il più grande.
Contro la Jugoslavia, a Belgrado, un suo gol mise al sicuro la qualificazione ai Mondiali 1982.
Il suo nome è legato soprattutto alla storica vittoria al campionato mondiale del 1978 della nazionale Argentina, dove si laureò come capocannoniere.
Mondiali 1982: tutti i giornali sparavano a zero sugli azzurri. Un solo giornalista, Italo Cucci, che dirigeva allora il Guerin Sportivo, dava fiducia al tecnico azzurro ipotizzando addirittura la vittoria. Aveva ragione.
Miodrag Belodedici, libero romeno-serbo, fuggì dalla Romania di Ceaușescu e vinse la Coppa dei Campioni con due squadre di due nazioni diverse: Steaua e Stella Rossa.