Il Genoa 1992 e l’UEFA delle meraviglie
Bastano, a volte, otto mesi per riscrivere la memoria di un secolo intero. Quando il Genoa si affaccia per la prima volta a una competizione europea, nell’autunno del 1991, nessuno in città … Leggi tutto
Bastano, a volte, otto mesi per riscrivere la memoria di un secolo intero. Quando il Genoa si affaccia per la prima volta a una competizione europea, nell’autunno del 1991, nessuno in città … Leggi tutto
Sei partite a stagione tra quattro nazionali vicine di casa: il Torneo Inter-Britannico tenne banco per cent’anni, finché nemmeno chi lo aveva inventato ebbe più voglia di giocarlo.
Alle quattro della sera Pablito scese nell’arena di Udine, e la prova che lo aspettava riguardava lui prima ancora degli altri. Doveva accertarsi che due anni di esilio, a suo giudizio ingiusto, … Leggi tutto
Nata nel 1918, divisa nel 1992 in Repubblica Ceca e Slovacchia, la Cecoslovacchia vanta due finali mondiali (1934, 1962), l’Europeo 1976 e l’oro olimpico 1980.
Nell’era delle sette sorelle era inevitabile che qualcuna restasse a bocca asciutta. Nel 1996/97 toccò a Milan, Roma e Inter: tre flop clamorosi, arrivati dopo estati spese a colpi di miliardi.
Giovanni Arpino ci ha scritto un libro: «Azzurro tenebra». Per tenebre si intende oscurità, buio pesto, notte. Nel buio pesto si perde una grande squadra (o presunta tale) e si consumano anche i tradimenti.
Luciano Vassallo, il meticcio italo-eritreo capitano dell’Etiopia campione d’Africa nel 1962: infanzia di stenti, razzismo, la fuga dalla dittatura e un nuovo inizio a Ostia.
Il racconto del miracolo di Franco Baresi: il menisco rotto, l’operazione, il ritorno in campo nella finale mondiale contro il Brasile, l’epilogo amaro ai rigori.
Il 5 luglio 1994, giorno del suo compleanno, Gianfranco Zola esordì ai Mondiali: bastarono dodici minuti perché quel sogno diventasse per lui una ferita indelebile.
Nati a Mendoza, a Buenos Aires, in Uruguay o in Brasile, eppure azzurri. Da oltre cent’anni la Nazionale italiana chiama giocatori cresciuti dall’altra parte dell’oceano, con un nonno emigrato e un passaporto … Leggi tutto
Dalle bombe su Breskens del 1944 alla finale mondiale di Monaco 1974: la storia di Wim van Hanegem, il gobbo che volle umiliare la Germania.
Intertoto, la coppa dell’estate L’Intertoto è stata una coppa che per anni non ebbe né finale né vincitore e che dal 1995 servì da porta di servizio per l’Europa. La sua storia … Leggi tutto
Fratelli minori del più noto Diego, Raul ed Hugo Maradona hanno ricevuto 100 opportunità di sfondare nel grande calcio e 101 seconde chanches, bucandole irrimediabilmente tutte.
Stipendi da impiegato del catasto, squadre battezzate dai ministeri e una manciata di fuoriclasse la cui sorte dipendeva dall’umore di un funzionario: il pallone al di là della cortina di ferro.
Nel 1974 arrivò Bernardini e spazzò via la generazione dei messicani lanciando Antognoni, Bettega, Graziani, Gentile e preparando così il terreno per la grande Italia di Bearzot.
Bastarono pochi giorni perché il volto di Diego Armando Maradona finisse ovunque: sulle bandiere, sulle magliette, perfino sulle calze, mentre Napoli lo cantava a squarciagola e lo metteva nel menù dei ristoranti. … Leggi tutto
Quando l’argentino arrivò al Madrid nel 1953 la Casa Blanca non vinceva un campionato da 20 anni: con il suo arrivo ne vincerà 8 su 10 e, tra le altre cose, 5 Coppe dei Campioni.
Il 26 gennaio 1964, un rigore di Haller metteva fine all’imbattibilità della difesa genoana durata 792 minuti. Solo il grande Zoff, dieci anni dopo, sarebbe riuscito a far meglio.
Cinquantacinque panchine in trentadue Paesi, un posto nel Guinness dei primati e la convinzione di avere una missione da compiere: la carriera di Rudi Gutendorf non ha paragoni nella storia del calcio. … Leggi tutto
Al San Paolo, in una sera di giugno, il Palermo giocava la finale di Coppa Italia contro la Juventus di Trapattoni, con Zoff, Scirea e Causio in campo. Veniva da un campionato … Leggi tutto
La Coppa Italia 1996/97 porta il Vicenza di Guidolin in Coppa delle Coppe, dove solo il Chelsea di Vialli e Zola lo ferma in semifinale.