Bastia 1978: l’isola del tesoro
Un’isola senza voce trovò undici uomini disposti a farsi ascoltare: persero la coppa, ma restituirono alla Corsica un nome che l’Europa dovette finalmente imparare a pronunciare.
Un’isola senza voce trovò undici uomini disposti a farsi ascoltare: persero la coppa, ma restituirono alla Corsica un nome che l’Europa dovette finalmente imparare a pronunciare.
Il 15 agosto 1936 una squadra di studenti universitari vince il torneo olimpico di calcio. È ancora oggi l’unica medaglia d’oro del calcio italiano.
Nella leggenda del Grande Torino c’è una perla che brilla di luce inesauribile: è la presenza di ben 10 giocatori granata nell’Italia che l’11 maggio 1947 a Torino affrontò e batté l’Ungheria per 3-2.
Dopo un inizio al ralenty, e in seguito all’esonero dell’odiato Heriberto Herrera, con Invernizzi in panchina ha inizio la lunga rincorsa che porterà Fraizzoli alla conquista del suo primo scudetto.
Per oltre trent’anni Bruno Pizzul è stato il suono di fondo del calcio italiano: mai un urlo fuori posto, mai una parola sopra le righe.
Un allenatore retrocesso, un attaccante scartato, una città di provincia: nel 1978 il Vicenza arrivò secondo giocando meglio di tutti, e pagò quel sogno carissimo.
Come una provinciale friulana, guidata da un allenatore sconosciuto e da un centravanti scartato, inventò il 3-4-3, sfiorò l’Europa che conta e cambiò il calcio italiano.
Novant’anni di duello tra maestri e allievi: loro la forza, noi l’astuzia. Dalla nebbia di Highbury ai rigori di Wembley, chi insegnava ha finito per imparare.
Il Wunderteam di Meisl e Sindelar inventò il calcio moderno a Vienna, dominò l’Europa anni Trenta, e morì con l’Austria: talento sublime, storia crudele.
Una ricostruzione di ciò che accadde dietro le quinte di USA 1994. Non una sentenza, ma un racconto: nomi, riunioni, veti, talpe. Da leggere come una spy story, sapendo che i protagonisti sono veri.
Berna, 4 luglio 1954: la Germania Ovest ribalta l’Ungheria imbattuta. L’epatite dei campioni e l’ipotesi Pervitin alimentano da settant’anni il sospetto di doping mai chiarito.
Nell’estate del 1927 il Torino festeggiò il suo primo tricolore. Quattro mesi dopo la Federazione glielo tolse, senza consegnarlo a nessun altro. È l’unica stagione, in più di un secolo di calcio italiano, rimasta orfana di un campione.
Nel 1980 il totonero portò le manette negli stadi: pesanti condanne sportive, assoluzioni penali per un reato che ancora non esisteva. Quel giorno il calcio perse l’innocenza.
La prima voce del calcio italiano. Debutta a Bologna nel ’33, racconta i Mondiali ’34 e ’38, la tv lo consacra. Muore dimenticato nell’84.
Un’esplosione fragorosa, quella del biennio ’72-74: nessun segno premonitore per le grandi del Nord. L’invincibile armata biancoceleste nacque dalle felicissime intuizioni di Tommaso Maestrelli.
L’impresa si compì nel 1975-76, ma nacque negli anni Sessanta con Orfeo Pianelli presidente, destinato alla leggenda come chi lega il proprio nome al Toro.
Il 30 agosto 1989, nel cantiere dello stadio La Favorita di Palermo per Italia ’90, un traliccio crollò uccidendo cinque operai. Tragedia dimenticata dei Mondiali.
Cresciuto all’ombra di Cudicini, Villiam Vecchi blindò a mani nude la porta del Milan nella finale di Salonicco ’73. Poi, maestro dei portieri di Ancelotti, forgiò Dida, Buffon e Casillas.
E’ stato uno degli ultimi grandi esterni destri all’italiana. In una lunga carriera ricca di maglie importanti, ha vinto uno scudetto, un titolo di capocannoniere e si è cucito sopra un soprannome rimasto celebre.
Centravanti di provincia diventato allenatore visionario: con il Perugia firmò nel 1978-79 il primo campionato di Serie A senza sconfitte, poi Lazio, Milan, Inter e tre promozioni biancorosse.
Carriera intensa per l’esterno uruguaiano, maestro di dribbling fulminei. In Italia il suo vero talento non ricevette sempre il riconoscimento che meritava.